sabato 19 maggio 2012
Tutto esaurito a Gorizia per il dibattito su Marx
Paradossalmente, mi pare che le cose più sensate le abbia dette Veneziani [SGA].
di Matteo Sacchi - il Giornale 19 maggio 2012
Conta la teoria economica o la forza profetica? Conta aver cercato di
spiegare la genesi del plusvalore o aver inventato un paradiso in terra e
averlo propagandato? Sono tutte domande che ha senso porsi studiando
l'opera di Karl Marx (1818-1883). Perch´ dietro al padre del materialismo storico c'è sempre e comunque il nipote di Marx
Levi, il rabbino di Treviri... E nei testi di Marx, se la religione è
fra i bersagli preferiti, il valore messianico, salvifico, della
scrittura è indiscutibile. Per rendersene conto basta leggere passaggi
come questo: «Qui non si tratta dell'obiettivo che questo o quel
proletario o il proletariato nel suo insieme si propone di raggiungere.
Si tratta invece di ciò che è, e di ciò che in conformità a questo
essere deve necessariamente verificarsi nella storia». E poi di chi è
Marx? Dei comunisti che l'hanno sempre rivendicato o di chi ne ha
interpretato criticamente il pensiero?
Ecco perch´ ha senso
interrogarsi su «Marx, profeta o utopista?» come hanno fatto ieri al
festival goriziano èStoria il classicista e filologo Luciano Canfora, il
presidente di Rcs libri Paolo Mieli, giornalista che ha fatto della
divulgazione storica una vocazione, e Marcello Veneziani (l'incontro è
stato coordinato dal contemporaneista Andrea Graziosi). Il «duello» a
più voci (svoltosi in una tenda Erodo strabordante di persone) ha
mostrato strane alleanze e profonde divergenze. Inaspettatamente il più
tranchant è stato il moderatore. Secondo Graziosi «Marx è stato un bravo
storico ma come profeta davvero scadente. Dal progressivo impoverimento
del proletariato e della piccola borghesia, sino alla fine delle
nazioni e all'abbassamento del tasso di profitto dei capitalisti: non ne
ha azzeccata una... Se vediamo in lui del profetico oggi, è solo perch´
adesso c'è un po' di crisi...».
Canfora invece gioca, ed era facile
aspettarselo, in difesa: «La definizione di scienziato si addice a Marx
perch´ studia l'economia e prevede e teorizza i cicli economici.
Troviamo delle prese di posizione profetiche quasi solo nel Manifesto,
testo pensato soprattutto in contrapposizione ai socialisti utopisti.
Non erano davvero utopisti, però, in realtà erano dei gradualisti. Marx
invece è più attento alla rivolta in atto tra 1847 e il '48. Marx era
come Mazzini, vedeva un'urgenza...». Su questo a non aver dubbi è Paolo
Mieli: «Marx ebbe una fortuna: i moti del 1848 portarono a ben poco. Se
si fosse trovato a capo di una rivoluzione vera, lui ed Engels avrebbero
partorito qualche orrore simile a quelli prodotti da Lenin e Trockij
perch´ l'idea di forzare la storia se si crede di avere uno schema
scientifico, prende chiunque... Il Capitale nasce vent'anni dopo e nasce
dal fallimento. È molto più ragionevole... Anzi Marx in esso a volte è
libertario e antistatale».
Veneziani distingue intenzioni ed esiti:
«Il comunismo è fallito, il marxismo invece si è impossessato
dell'Occidente. Marx spesso è considerato o sconfitto dalla storia o
tradito dalla storia, a seconda di chi lo guarda. Io credo che il
marxismo si sia realizzato in Occidente almeno come spirito filosofico.
Marx dice che il primato va alla prassi, e quel primato si è avverato a
danno del pensiero. Si è realizzato in Occidente anche l'ateismo
pratico, il suo anatema sul sacro ci ha portato alla secolarizzazione.
L'internazionalismo è una profezia da globalizzazione... Certo, della
parte costruttiva è rimasto ben poco». E sulla vitalità di Marx, Canfora
«concorda», anche se, forse, non è la vitalità che vorrebbe lui.
Ma poi a coprire tutto provvedono gli applausi scroscianti. E mentre
Canfora firma autografi, Marx continua a far capolino proiettato sul
maxischermo. Non dà ragione a nessuno, del resto le statue sono così,
hanno tutte la faccia di bronzo.
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