LIBERO del 9/3/2013
mercoledì 31 ottobre 2012
Alle origini dell'identità europea e occidentale
Risvolto
"Le
storie devono cominciare da qualche parte, e questa comincia piuttosto
in anticipo rispetto a molte storie del mondo classico. Cominciamo con
l'età dei palazzi minoici e micenei a Creta e nella Grecia continentale,
analizzando le relazioni con i loro vicini nell'Egeo orientale e oltre,
con particolare attenzione a Troia, nell'Asia Minore nord-occidentale.
Poi allarghiamo i nostri orizzonti verso occidente, per inquadrare nella
sua totalità il centro del mondo mediterraneo, ed esaminiamo il periodo
degli sconvolgimenti che seguirono al crollo dei palazzi e l'ascesa
delle prime città-stato greche e italiche; segue la storia dei Greci
attraverso l'età classica fino all'epoca ellenistica, quando la cultura
delle città-stato si diffuse ben oltre la madrepatria egea fin nel cuore
dell'Asia. E ancora, si ritorna alla penisola italiana, partendo dalla
fondazione della repubblica romana alla crescita dell'"imperium" romano
all'estero, culminando nel crollo delle istituzioni repubblicane e nella
transizione dalla repubblica all'impero. Infine, esaminiamo la
trasformazione del sistema imperiale nel IV secolo d.C, il crescente
impatto del cristianesimo sull'impero e il modo in cui cambiò
l'atteggiamento di questo periodo verso la cultura "classica"": Simon
Price e Peter Thonemann raccontano una lunga storia che dalla Scozia
arriva alla valle del Nilo e dalla costa atlantica del Portogallo alle
montagne dell'Armenia, con due popolazioni protagoniste su tutte...
Lingue, calendari, sistemi politici: è incredibile quanto ancora oggi
continuiamo a vivere all’ombra del mondo classico e quanto ancora
adottiamo schemi di riferimento creati dalle antiche culture
mediterranee. Lo stesso accadeva anche agli abitanti di quelle civiltà: i
loro miti, la loro storia, i loro edifici erano il frutto di un
raffinato confronto con un passato già antico e riverito, fatto di
grandi personaggi, scrittori, migrazioni e guerre. Anzi, la nostra
conoscenza così precisa dell’antichità è dovuta in gran parte proprio
all’importanza ossessiva che tante generazioni di Greci e Romani
attribuirono alla loro storia, interpretando e reinterpretando
continuamente i propri miti e leggende.
«I Greci non consideravano i propri miti ‘mitologici’, ossia alla
stregua di storie fiabesche, ma come racconti di un passato remoto che
si potevano ricollegare a luoghi e oggetti realmente esistiti». Per loro
e per i Romani, la guerra di Troia e gli eventi immediatamente
successivi costituirono il limite più antico della consapevolezza del
passato umano e divennero le fondamenta dell’identità europea.
Questo libro è un racconto di lungo respiro che spazia dalla Scozia
alla valle del Nilo, dalla costa atlantica del Portogallo alle montagne
dell’Armenia, con due popolazioni protagoniste su tutte e un’era, dalla
civiltà minoica al tardo impero romano, che da alcuni punti di vista è
molto remota, ma da altri è sorprendentemente vicina.
CORRIERE DELLA SERA del 30/10/2012
LIBERO del 9/3/2013
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