Véronique Boudon-Millot ha appena pubblicato presso le Belles Lettres di Parigi l'atteso saggio su Galeno. È un'opera che esamina dettagliatamente la vita e l'opera di uno dei più grandi medici dell'antichità, infanzia compresa, avvalendosi delle ultime scoperte e dei recenti dibattiti critici; ne ricostruisce le frequentazioni filosofiche, gli insegnamenti, i viaggi — da Cipro alla Licia, da Siria e Palestina alla permanenza a Roma — e il suo esilio volontario. Non soltanto: la Boudon-Millot dedica pagine dense alle «cose viste e intese» da Galeno in Asia; ripercorre le mille esperienze, da medico dei gladiatori a curatore dell'alta società dell'Urbe e di imperatori, né tralascia la ricostruzione delle sue malattie e della morte. Insomma, un ritratto che è anche un importante capitolo di storia della scienza oltre che della filosofia.
martedì 23 ottobre 2012
Il libro di Boudon-Millot su Galeno
Risvolto
Hippocrate dit: oui, c'est des crêtes de coq,
Et Galien répond: non, c'est des gonocoques.
Ainsi Brassens renvoie-t-il dos à dos, dans une de ses chansons, les
deux plus grands médecins de l'Antiquité. L'histoire de la médecine a
cependant conservé une tout autre image de Galien de Pergame né en 129
de notre ère, soit près de sept siècles après Hippocrate. Loin
d'apporter la contradiction à son illustre prédécesseur, Galien, au
cours d'une existence consacrée à la rédaction de plusieurs centaines
d'ouvrages, s'est au contraire inlassablement employé à enrichir et à
transmettre l'héritage hippocratique, au point que sa gloire supplante
celle d'Hippocrate pendant tout le Moyen Âge et la Renaissance.
Esprit curieux de tout, Galien aime surtout parler de lui: rarement
auteur antique ne s'est autant livré. Cette biographie qui prend en
compte les découvertes les plus récentes suit l'itinéraire du futur
médecin depuis Pergame, où il étudie la philosophie et la médecine
auprès des meilleurs maîtres, jusqu'à Smyrne, Corinthe et Alexandrie où
il entreprend ses premiers voyages d'études. Le médecin qui parcourt le
monde de la Grèce à l'Egypte en passant par Chypre et la Palestine se
voit confier la charge de médecin des gladiateurs à Pergame, avant
d'entamer à Rome une brillante carrière. Là, sa notoriété croissante lui
attire la haine de ses collègues, mais lui vaut aussi le privilège
d'être admis au chevet de l'empereur Marc Aurèle et de son fils Commode.
Témoin privilégié de la société romaine de son temps, Galien nous
introduit ainsi dans l'intimité de ses malades, riches et moins riches,
et dans le secret de leurs maisons.
Ancienne
élève de l'Ecole Normale Supérieure (Sèvres), Véronique Boudon-Millot
est directrice de recherche. Elle dirige à l'université de
Paris-Sorbonne l'Unité de recherche du CNRS sur la médecine grecque.
Galeno, medico modernissimo e uomo «rinascimentale»
di Armando Torno Corriere Salute 21.10.12
Véronique Boudon-Millot ha appena pubblicato presso le Belles Lettres di Parigi l'atteso saggio su Galeno. È un'opera che esamina dettagliatamente la vita e l'opera di uno dei più grandi medici dell'antichità, infanzia compresa, avvalendosi delle ultime scoperte e dei recenti dibattiti critici; ne ricostruisce le frequentazioni filosofiche, gli insegnamenti, i viaggi — da Cipro alla Licia, da Siria e Palestina alla permanenza a Roma — e il suo esilio volontario. Non soltanto: la Boudon-Millot dedica pagine dense alle «cose viste e intese» da Galeno in Asia; ripercorre le mille esperienze, da medico dei gladiatori a curatore dell'alta società dell'Urbe e di imperatori, né tralascia la ricostruzione delle sue malattie e della morte. Insomma, un ritratto che è anche un importante capitolo di storia della scienza oltre che della filosofia.
Véronique Boudon-Millot ci confida:
«Curioso di tutto, parla molto di se stesso, contrariamente a quanto
facevano gli antichi (si pensi a Ippocrate), e prima di Agostino e delle
Confessioni è un caso da porre tra le eccezioni». Anni di lavoro, di
ricerche della studiosa francese. Considera Galeno quasi nostro
contemporaneo e ci ricorda che «ha frequentato i maestri della sua
generazione, ma non aveva una scuola di riferimento e ha preso il meglio
in un mondo dalle forti presenze culturali». Del resto, anche se il suo
nome resta immortale - l'aggettivo galenico rimanda direttamente al
medicinale preparato dal farmacista in base ad una prescrizione medica,
destinato a un particolare bisogno - non ha dato vita a insegnamenti
istituzionali. «Sarà un riferimento per la medicina, non il padre di una
scuola», osserva la Boudon-Millot.
D i più: la studiosa ci ricorda
lo straordinario e attuale metodo di Galeno. «Egli cercava — precisa —
di comprendere i problemi causati dalla malattia, parlando a lungo con
il paziente; in altri termini possiamo dire che desiderava capire anche i
riferimenti culturali della persona che si era rivolta a lui». È
inevitabile aggiungere che in codesta prospettiva era compreso anche
quell'accompagnamento alla fine della vita su cui ci stiamo
interrogando, senza accorgersi che i problemi che tanto oggi suscitano
discussione si sono affrontati due millenni fa, e forse con uno spirito
migliore. Certo, c'è anche un Galeno polemista: la Boudon-Millot ricorda
che una parte della sua bibliografia è dedicata alle confutazioni
rivolte alle dottrine di Erasistrato di Ceo, anatomista greco del III
secolo prima di Cristo e attivo alla corte di Seleuco I Nicatore, tra i
fondatori della scuola medica di Alessandria d'Egitto: egli considerava
gli atomi costituenti essenziali del corpo e li riteneva vitali grazie
all'aria esterna (pneuma), la quale sarebbe stata in grado di circolare
nelle arterie. Galeno non amava né Epicuro né Democrito e, di
conseguenza, non poteva approvare una simile concezione.
Del resto
prese le distanze e confutò anche le opinioni di Asclepiade di Prusa
(morto nel 40 a. C.), seguace di quelle teorie fisiche che intendevano
il corpo composto da atomi separati da spazi vuoti (pori), sostenitore
dell'ipotesi che la malattia nascesse dallo squilibrio tra gli stessi
atomi e i pori. Pensò che quando questi ultimi si presentano molto
larghi causano pallore e pochezza di forze, se troppo stretti rossore e
calori.
I suoi rimedi terapeutici, proprio per questa sua visione
fisica dei problemi, si basavano su massaggi, bagni termali, passeggiate
e musica. Non ebbe particolare fiducia nei salassi, e a tale giudizio
negativo aggiunse anche i farmaci.
G aleno era lettore di filosofi,
come Ippocrate, e pensatore egli stesso. Più vicino a grandi maestri
quali Platone e Aristotele, conosceva bene gli stoici, non ignorava i
lavori degli epicurei e dei pirroniani, ma - come nota la Boudon-Millot -
questi ultimi «ne font pas partie de ses maîtres à penser». Il saggio
ci restituisce uno scienziato poco noto, nato nel 129 d. C., vissuto
sette secoli dopo Ippocrate, che non entrò in contraddizione con il suo
illustre predecessore e scrisse moltissimo. La sua opera, d'altra parte,
corrisponde a circa un ottavo di tutta la letteratura greca che
conosciamo. Con essa arricchì e trasmise l'eredità ippocratica, al punto
che la sua gloria soppiantò la precedente per tutto il Medioevo e il
Rinascimento; oggi, invece, sembra accadere il contrario. Insomma, colui
che ebbe l'onore di curare Marco Aurelio fu, oltre che testimone
privilegiato della società romana del suo tempo, l'uomo di scienza che
desidera «introdurci nell'intimità dei suoi malati, ricchi e poveri, e
nel segreto delle loro case».
Scorrendo le pagine della
Boudon-Millot, ci accorgiamo che Galeno di Pergamo padroneggiava
innumerevoli materie oltre quelle mediche, tra le quali sono da
considerare anche terapeutica e igiene; la sua mente spaziava nella
filosofia (era un eccellente conoscitore di etica), nelle matematiche,
non era secondo nel teatro e nella poesia, poteva discutere di
architettura e di quella disciplina che oggi chiamiamo linguistica.
Insomma, una mente universale che si dedicava a diagnosticare la
malattia e a curarla con una metodologia che mai dimenticava l'umanità
necessaria per essere vicino al paziente.
Ci sarebbero infinite
notizie da aggiungere. I suoi interessi religiosi (riguardavano anche
ebrei e cristiani), gli esperimenti con gli animali, l'uso che fece
dell'oppio unito all'alcol per creare analgesici.
Corriere 21.10.12
La virtù della temperanza è il pilastro che sostiene la sua concezione di vita
Una
prefazione di Véronique Boudon-Millot, docente alla Sorbona, apre anche
un libro di Giorgio Cosmacini e Martino Menghi Galeno e il galenismo.
Scienza e idee della salute (Franco Angeli, pp. 176, 20). L'opera,
appena uscita, mette a fuoco in due saggi l'antico scienziato e la sua
fortuna attraverso i secoli. Se Menghi pone in evidenza il «medico
filosofo», soffermandosi sulla formazione di Galeno, sulle sue opere e
soprattutto sulle terapie del corpo e dell'anima da lui proposte o
testimoniate, Cosmacini approfondisce il concetto di «galenismo», ovvero
di quell'«ideologia di lunga durata» che giunge ai nostri giorni
passando attraverso la scuola salernitana o la medicina ebraica e araba,
Descartes, Harvey, l'illuminismo. Insomma, non è autore da dimenticare
nemmeno oggi, giacché - scrive Cosmacini - «la virtù galenica della
temperanza... è un pilastro che sostiene una concezione di vita dove
questa è vista scorrere senza scompensi e senza affanni, in buona salute
e in sicura salvezza, se incardinata su una medicina intesa come arte
spirituale e razionale e come medianità (dal nome medietas deriverebbe
il nome "medicina")». Menghi, da parte sua, mette in evidenza la
profonda trasformazione che avviene con Galeno: dal medicus amicus
delineato da Celso si passa alla «condizione psicologica di
sottomissione che si traduce nella puntuale osservanza delle
indicazioni, nell'obbedienza alle sue direttive e prescrizioni».
Descrizione da intendersi senza mai dimenticare il concetto di medicus
gratiosus, «che preferisce convincere i suoi pazienti piuttosto che
impartire loro degli ordini». E anche se tradiva Seneca e la sua
concezione circolare dei «benefici», portava qualcosa di nuovo e
diventava il garante della salute fisica e morale dell'umanità. Inoltre,
quei suoi consigli in materia di temperanza alimentare ed erotica
inducono inevitabilmente il medico ad essere un punto di riferimento
anche per la morale. Ma non tutto finisce qui. Si incontrano in queste
pagine anche le problematiche legate alla dissezione, che Galeno praticò
e insegnò, alla quale il medico renano Günther von Andernach - grecista
e traduttore di opere del maestro - proclamò la sua avversione
ricordando a tutti di volere «servirsi del coltello solo a tavola».
Corriere 21.10.12
Tutte le opere raccolte in 60 volumi
Il
progetto di pubblicazione delle opere di Galeno nella serie greca de
Les Belles Lettres è di una sessantina di volumi, l'ultimo dei quali —
inedito sino alla recentissima scoperta — è il De indolentia (titolo
francese: Ne pas se chagriner). Un elenco completo delle opere
conservate e perdute di Galeno si legge nel saggio di Véronique
Boudon-Millot alle pagine 351-374. In italiano la raccolta più ampia di
scritti tradotti si deve a Mario Vegetti (il nostro maggior specialista
del medico filosofo) e Ivan Garofalo: Opere scelte, volume di 1144
pagine edito nel 1978 nei «Classici della scienza» Utet, collana diretta
da Ludovico Geymonat. Il De indolentia e il De propriis placitis,
invece, sono usciti quest'anno in un volume Bur con il titolo L'anima e
il dolore, con traduzione e testo a fronte. Nel 2011 presso Fabrizio
Serra è stato pubblicato il De differentiis febrium libri duo arabice
conversi. Ma il nome dell'antico scienziato si ritrova anche in molte
discussioni contemporanee, come mostra il saggio di David Sedley
Creazionismo. Il dibattito antico da Anassagora a Galeno (editore
Carocci). O nelle questioni alimentari, come insegna Mark Grant con La
dieta di Galeno. L'alimentazione degli antichi romani (edizioni
Mediterranee).
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