mercoledì 31 ottobre 2012
La questione del "nucleare iraniano"
Nucleare iraniano. Non c’è solo la via militare
di Pino Arlacchi
l’Unità 29.10.12
LA
DISINFORMAZIONE SUL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO ha raggiunto negli
ultimi mesi il limite di guardia. Il partito della guerra contro l’Iran è
più attivo che mai sia negli Usa che in Israele e in Europa. Poiché
ogni guerra si basa su una menzogna più o meno grande, è importante che
l’opinione pubblica conosca i tratti essenziali della bugia che sta
venendo confezionata allo scopo di ripetere, dieci anni dopo, il
disastro della guerra contro l’Irak.
Molti sono convinti che il
governo iraniano abbia imboccato la strada della costruzione della bomba
atomica e che l’unico modo per fermarlo sia quello di sanzionarlo a
tutto spiano, isolarlo, minacciarlo di un attacco militare, colpirlo con
le uccisioni mirate di scienziati e con la guerra informatica. Secondo
questo modo di pensare, altri metodi sono destinati a fallire, perché
gli ayatollah non hanno intenzione di trattare sul serio e vogliono solo
guadagnare tempo per consentire ai loro tecnici di progredire verso la
fabbricazione della bomba.
Da tre anni il governo americano, con
l’assenso totale della Ue, propaganda questa visione delle cose.
Adottata senza fiatare dai media occidentali, essa tace sulla posizione
iraniana e minimizza o nasconde le informazioni sulle proposte di
soluzione alternative.
Eppure queste proposte sono sul tappeto. Due
anni fa, l’Iran dette il suo consenso ad un piano della Turchia e del
Brasile secondo cui questi paesi avrebbero ricevuto dall’Iran materiale
atomico da arricchire entro i limiti dell’uso civile, e l’avrebbero
restituito all’Iran stesso. Ma Obama, dopo avere aderito alla proposta,
fece un indecoroso dietro-front dopo che a Washington si era scatenata
la lobby israeliana. La Ue non disse neppure una parola e quando ho
chiesto conto in pubblico di questo comportamento alla signora Ashton ho
ricevuto una risposta vaga.
L’anno scorso la Russia ha avanzato un
piano che imponeva restrizioni sull’arricchimento dell’uranio da parte
dell’Iran accompagnate da ispezioni più penetranti dell’Agenzia nucleare
di Vienna. L’Iran era disposto a discutere il progetto ma non se ne
fece nulla perché la priorità dell’amministrazione Obama era
l’intensificazione delle pressioni internazionali su Teheran per
arrivare a nuove sanzioni. Non si ha notizia della posizione europea
sulla proposta. Si sa solo che la Ue ha adottato le sanzioni volute
dagli Usa.
Il risultato è che gli oltranzisti iraniani hanno avuto
facile gioco nel proseguire lungo la strada dell’arricchimento sospetto
dell’uranio, arrivato oggi al 20%. Ogni nuovo accordo diplomatico è
perciò da adesso in poi obbligato ad introdurre un monitoraggio ancora
più intrusivo, dotato di un sistema di allerta precoce piazzato dentro
l’establishment nucleare iraniano. Questo ulteriore requisito è
fondamentale, perché introduce un punto di rottura superato il quale
l’Iran sa che scatteranno sanzioni più dure e anche attacchi militari.
Ma un accordo che introduca questo requisito deve anche contenere una
lista di passi ben precisi che l’Iran deve compiere per ottenere la
cancellazione delle sanzioni. È ciò che l’Onu fece con l’Irak dopo la
prima guerra del Golfo, e l’accordo funzionò finchè gli Usa non decisero
che il loro vero obiettivo era il cambiamento di regime.
L’Iran ha
più volte offerto in questi anni di ospitare un regime di ispezioni
intrusive, più profonde di quelle attuate di norma dall’Agenzia atomica
dell’Onu. Mousavian, il capo dei negoziatori fino a poco tempo fa, aveva
suggerito un tetto di arricchimento pari al 5% ed aveva accettato di
non stoccare sul suolo iraniano l’uranio arricchito in eccesso. In
cambio, gli Stati Uniti ed i loro alleati avrebbero dovuto riconoscere
il diritto dell’Iran alla tecnologia di arricchimento diritto che è uno
dei cardini del Trattato di non proliferazione e smantellare
gradualmente le sanzioni.
Qualcuno dei lettori ha mai sentito anche
vagamente parlare di questa storia? Non se ne è mai saputo niente perché
gli Stati Uniti e la Ue hanno testardamente rifiutato negli ultimi tre
anni di cercare una soluzione negoziata con l’Iran. I negoziati falliti
della primavera e dell’estate scorsa illustrano come se l’Occidente non
ha da offrire alcunché, ma è ostaggio del partito dello scontro armato,
dopo le elezioni presidenziali americane il mondo rischia di ritrovarsi
di nuovo nella nebbia della guerra.
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