sabato 26 gennaio 2013

Antonio Gramsci vi prenderebbe a mazzate. Filosofie prêt-à-porter per un partito nocivo e privo di identità


Quale filosofia per il partito democratico e la sinistra
Non ci sono parole per commentare in maniera sufficientemente aspra questa operazione. Che non raggiungendo nemmeno il livello della sfera ideologica si attesta sul piano della mera (oltretutto inutile) propaganda [SGA].

Quale filosofia per il Partito democratico e la sinistra, a cura di Luca Taddio, Mimesis


Risvolto
Prima ancora che economica, la crisi che stiamo attraversando è politica. Proprio per questo, se vogliamo uscirne, siamo chiamati a pensare e ripensare la politica in modo totalmente libero. Attraverso una serie di autorevoli saggi, questo libro intende delineare un profilo, per certi aspetti anche nuovo, della sinistra e del Partito Democratico: non solo specificandone la polarizzazione ideologica lungo l’asse destra-sinistra, ma anche e soprattutto sforzandosi di riorientarne le politiche economiche e sociali, spesso troppo simili, stanti i vincoli internazionali, a quelle dei principali avversari. Nella convinzione che, più che sui problemi legati alla leadership, l’accento debba essere posto sulle idee.

PREFAZIONE
di Luca Taddio

SINISTRA E CRISI DELLA DEMOCRAZIA: IL NUOVO, IL NUOVISSIMO E IL VECCHIO CHE È MEGLIO PERSISTA
di Laura Bazzicalupo

IL DIRITTO DI FAMIGLIA IN UNA PROSPETTIVA DI RIFORMA
di Francesco Bilotta

DEMOCRAZIA E CONTRADDIZIONI DEL MODERNO
di Massimo Donà

DAL POSTMODERNO AL REALISMO
di Maurizio Ferraris

PRENDERE I DIRITTI (NUOVAMENTE) SUL SERIO
di Edoardo Greblo

GOVERNARE IL GOVERNO DELLE VITE
di Giovanni Leghissa

QUALE FILOSOFIA PER IL PARTITO DEMOCRATICO
di Roberto Masiero

UN LAVORO DA DONNE. RIPENSARE LA RAPPRESENTANZA POLITICA
di Natascia Mattucci

IDENTITÀ PER SOTTRAZIONE
di Marco Panza

MANIFESTO PER UN PARTITO DEMOCRATICO
di Ugo Perone

DEMOCRAZIA DIGITALE
di Stefano Rodotà

VERSO UNA DEMOCRAZIA DIRETTA
di Luca Taddio

SOCIETÀ CIVILE DIGITALE E POLITICA TIPOGRAFICA
di Antonio Tursi

LAICITÀ E NICHILISMO
di Federico Vercellone

IL TRAMONTO DELLA TEOLOGIA POLITICA
di Vincenzo Vitiello

TRA LAICITÀ E FILOSOFIA
Intervista a Emanuele Severino

SAGGI 2 Un percorso di lettura sul rapporto tra forma-partito e nuovi media
Bruciati dalla metafisica del concreto
L'avversione verso la tv e i social network rende evidente i limiti di comprensione del presente da parte di molti esponenti della sinistra

ARTICOLO - Antonio Tursi il manifesto 2013.01.26 - 11 CULTURA

L'avversione verso la tv e i social network rende evidente i limiti di comprensione del presente da parte di molti esponenti della sinistra
Un pregiudizio si è annidato nel centro-sinistra italiano e soprattutto nel maggiore dei partiti che la rappresentano, il Partito democratico. Un pregiudizio anticomunicativo, antimediologico, sin quasi antitecnologico. Un pregiudizio che è emerso in contrapposizione tanto alla sbornia mediatica propinata dal berlusconismo quanto in contrappasso a una affannosa ricorsa comunicativa da parte di una sinistra cosiddetta «liquida». Un pregiudizio che si coglie in affermazioni e comportamenti di Pier Luigi Bersani: nella sua avversione alla televisione come strumento principe della personalizzazione della politica; nella sua opposizione tra comunicazione e economia reale; nelle sue formule come «la comunicazione non rende l'acqua vino»; nelle sue definizioni della Rete come «ambaradan» o «tabernacolo».
Ora queste denunce e rinunce manifeste e continue da parte di Bersani del demone comunicazione sono a loro volta, con ogni probabilità, frutto di una sapiente strategia comunicativa. Ma esprimono una koinè ormai diffusa in quella che è la cultura della sinistra italiana al tempo presente. Il nuovo realismo ispirato da Maurizio Ferraris si propone come filosofia del Partito democratico (Quale filosofia per il Partito democratico e la sinistra, a cura di Luca Taddio, Mimesis) e lo fa in nome di un ritorno alle cose, alla materialità dell'esistenza, alla concretezza dei fatti, di contro alla virtualità, all'immaterialità, alle interpretazioni effimere che i media condensano in sé. Con il rischio di proporre una sorta di metafisica del concreto, Ferraris ha preso distanza dal postmodernismo, ma senza mai negare una certa attenzione ai media (telefonino e iPad sono stati suoi recenti oggetti di riflessione), un'attenzione che bonariamente potremmo qualificare come critica.
Oltre si spingono invece altri centri della cultura della sinistra riformista. Non solo denunciano i rischi legati ai media, ma indicano questi ultimi come causa prima della crisi politica attuale ovvero della decadenza dell'idea stessa di partito. Così, per esempio, già qualche anno fa Ferruccio Capelli, direttore della Casa della Cultura di Milano, denunciava sin dal titolo di un suo lavoro la deriva verso una sinistra brillante ma leggera, una Sinistra light (Guerini e Associati), e la imputava senza esitazioni all'inseguimento del demone comunicativo. E Michele Prospero, gravitante intorno al romano Centro per la Riforma dello Stato, nel suo Il partito politico (Carocci), istituisce una sorta di contrapposizione senza appello tra partito e media, imputando alla centralità dei media il venir meno dell'orizzonte ideale e della struttura organizzativa dei partiti di massa.
Ora questa percorsa dagli intellettuali della sinistra nostrana è una strada senza uscita. Intanto, si riducono processi complessi a causalità lineari, innalzando di fatto a causa unica dei processi politici contemporanei quello che per lo stesso Marshall McLuhan era solo uno dei fattori del mutamento sociale. Relegando così a un secondo piano altri importanti fattori che hanno avuto un forte impatto sulla ridefinizione dei partiti politici negli ultimi decenni: crisi del welfare state, globalizzazione dell'economia, limiti degli stati-nazione. Inoltre, dei media viene predicato una sorta di onnipotenza nell'alterare il gioco politico. Insomma, chi oggi si accanisce a denunciare i media spesso mostra una visione deterministica che neanche gli apologeti più accaniti della comunicazione si sognano di proporre.
Ma siamo sicuri che questa storia del rapporto tra media e sinistra debba svolgersi o con affannose ma vane rincorse o con nette scomuniche? Probabilmente qui si paga un retaggio storico pesante: i media sono mera sovrastruttura, riguardano i desideri superficiali e non i bisogni profondi, rappresentano una sorta di oppio dei popoli. Eppure proprio a questo riguardo il buon vecchio Karl Marx, soprattutto in tempi in cui si nota un rinnovato interesse per il suo pensiero, potrebbe insegnare qualcosa alla sinistra italiana.
Il filosofo di Treviri non ha mai mancato di porre attenzione alle tecnologie, senza mai cadere in qualche sorta di determinismo tecnologico. La sua attenzione non era tanto posta sulle gazzette (i mezzi di comunicazione del suo tempo) quanto sui mezzi di produzione del XIX secolo. Ma oggi sarebbe attento alle macchine a vapore o ai flussi di informazione? Attento alla catena di produzione o alla catena del valore? E ancora prima, attento alla recinzione delle terre incolte o ai brevetti e ai copyright sui saperi comuni? Insomma, le tecnologie di comunicazione rappresentano la struttura della nostra epoca e non possono essere messe a margine di un progetto politico. E un progetto di sinistra dovrebbe individuare proprio in queste tecnologie il nuovo campo della lotta per l'emancipazione.
Questa è la realtà dell'economia del tempo presente e il primo insegnamento di Marx è quello di vedere «sotto e dietro» la superficie, anche andando al di là di consolidati pregiudizi. Accanirsi contro la comunicazione non porta da nessuna parte. Saper essere all'altezza delle sfide che le tecnologie di comunicazione pongono significa invece rilanciare davvero la Politica nel tempo presente. Queste sono sfide da affrontare per disegnare un orizzonte politico e dunque in primo luogo per realizzare una decisa azione di governo.

Nessun commento: