lunedì 25 febbraio 2013
Altri bestiari
Risvolto
In un lungo arco temporale (dall'età tardoantica, attraverso il
medioevo, fino agli inizi dell'età moderna) filosofi e teologi hanno
rinunciato a osservare gli animali, preferendo all'esperienza l'analisi
concettuale e la manipolazione simbolica. Dunque è possibile raccontare
una storia non di animali incontrati e osservati, ma di animali pensati,
in un quadro complesso di tradizioni diverse, di linguaggi che si
stratificano, di libri che parlano di libri, di feconde tensioni tra la
persistenza di modelli teologici e la riappropriazione
dell'epistemologia aristotelica tra XIII e XVI secolo. Un superamento di
queste tensioni fu il neoaristotelismo attivo di alcuni
naturalisti che, intorno alla metà del Cinquecento, cercarono di mettere
l'epistemologia aristotelica al servizio dell'osservazione diretta,
della dissezione e dell'integrazione parola/immagine in splendidi libri
illustrati.
Stefano Perfetti (Pisa, 1961) insegna "Storia della
filosofia medievale" all'Università di Pisa. Ha scritto articoli in
italiano e inglese su Agostino, Pietro Abelardo, Alberto Magno, Tommaso
d'Aquino; sulla legge naturale, sulla tradizione aristotelica
tardomedievale e rinascimentale. Ha inoltre pubblicato l'edizione
critica di Pietro Pomponazzi, Expositio super primo et secundo De partibus animalium (Olschki, Firenze 2004) e la monografia Aristotle's Zoology and its Renaissance Commentators (1521-1601), (Leuven University Press, Leuven 2000).
Anna Li Vigni Domenicale 24 febbraio 2013
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