sabato 2 febbraio 2013
Architettura: Adolf Loos a Vienna
Marco Pogacnik: Adolf Loos e Vienna. La casa sulla Michaelerplatz, Quodlibet
Risvolto
«Senza Vienna non esiste Loos. A differenza di Wittgenstein, che esce da Vienna, a differenza di Andreas [il protagonista di Andreas o i ricongiunti
di Hofmannsthal] che considera Vienna troppo angusta per lui, Loos
accetta quell’angustia e quella limitazione fino in fondo. E
l'accadimento è dentro lo spazio tutto limitato. Lì possono avvenire
infiniti accadimenti».
Manfredo Tafuri
Adolf Loos
(1870-1933) appartiene alla schiera degli eroi solitari della modernità,
uno di coloro che hanno lasciato un’impronta duratura sul proprio tempo
pur rimanendone ai margini. Grande impatto ha avuto in Italia la
storica edizione Adelphi dei suoi scritti, Parole nel vuoto, in cui sono contenuti il celebre Ornamento e delitto e il centrale saggio Architettura,
dove si contesta impietosamente all’architetto ogni sua ambizione di
tipo artistico, fatta eccezione per il sepolcro e il monumento. Negli
anni in cui dominavano i principi sostenuti dal Werkbund e dalle Wiener
Werkstätte, Loos rimase fedele a una qualità tutta artigianale e anonima
del proprio mestiere.
Al centro del volume, che presenta anche
numerosi disegni e documenti inediti, c’è l’edificio che è considerato
il suo capolavoro, la casa sulla Michaelerplatz, una piazza sulla quale
si affaccia la porta urbana della Residenza imperiale a Vienna. Il
progetto venne concepito da Loos per dare una veste elegante e sontuosa
alle ambizioni di una committenza colta e consapevole, Leopold Goldman
ed Emanuel Aufricht, due sarti che appartenevano a quella dinamica
comunità ebraica viennese che condizionò in maniera profonda e decisiva
la cultura asburgica della finis Austriae. I continui conflitti con
l'amministrazione e l'ostile campagna di stampa scatenata contro la sua
opera costò a Loos il bando perpetuo dal centro della città in quanto
nessun committente osò ripetere un’esperienza così audace.
Questo
edificio condensa in sé più di ogni altra considerazione il rapporto di
Loos con la sua città di elezione. «L’architettura di Loos è il
risultato di una originale sovrapposizione tra fonti classiche e fonti
anonime, exempla colti e riferimenti all’edilizia comune dalla cui
fusione egli si riprometteva l’obiettivo di dare forma ad un capolavoro
che fosse individuale e collettivo insieme, un’opera di originalità
creativa che sapesse rispettare anche il basso continuo
dell’architettura anonima dalla quale dipende il volto di una città».
Luigi Prestinenza Puglisi «PresS/Tletter» 05-12-2012
Alessandra Iadicicco «La Stampa» 12-12-2012
Gabriella Brugnara «Corriere del Trentino» 12-12-2012
Vittorio Gregotti «Corriere della Sera» 03-01-2012
SAGGI La famosa opera dell'architetto nel libro di Pogacnik per Quodlibet
Il nuovo edificio doveva sancire, secondo i committenti, il raggiunto successo imprenditoriale Celebre fu la disputa tra facciata decorata, voluta dalle autorità, e liscia, secondo lo stile dell'autore
ARTICOLO - Maurizio Giufrè il manifesto 2013.02.01 - 11 CULTURA
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