mercoledì 27 marzo 2013
Gli intellettuali del PD preparano il Grande Inciucio
Togliatti, i cattolici e la svolta di Bergamo
Cinquanta anni fa il leader del Pci auspicava «un reciproco riconoscimento di valori»
di Giuseppe Vacca l’Unità 27.3.13
Il
30 marzo prossimo saranno cinquant’anni dalla pubblicazione del più
celebre discorso di Palmiro Togliatti sulla collaborazione fra comunisti
e cattolici intitolato Il destino dell’uomo.
Il discorso,
pronunciato a Bergamo dieci giorni prima, cadeva nel mezzo della
campagna per le elezioni del 28 aprile e Togliatti non aveva scelto a
caso la città natale di Papa Giovanni XXIII per pronunciarlo: si era
agli inizi della coesistenza pacifica ed egli richiamava il recente
incontro del Papa con la figlia e il genero di Krusciov che aveva
avviato il disgelo fra Mosca e il Vaticano. Ma era cominciato anche il
Concilio, e Togliatti ne seguiva i lavori con molta attenzione
sottolineando la «fine dell’età costantiniana», cioè la fine della
identificazione della Chiesa con l’Occidente. Inoltre, dopo il XXII
Congresso del Pcus (ottobre 1961) il Pci aveva innovato la sua visione
della coesistenza pacifica assumendo come obiettivo concreto il
superamento della divisione del mondo in blocchi contrapposti.
Nel
discorso di Bergamo, quindi, Togliatti si dirigeva simultaneamente al
suo mondo e al mondo cattolico auspicando una collaborazione fondata su
«un reciproco riconoscimento di valori». Se in politica interna mirava a
prevenire l’isolamento del Pci liberando il confronto con la Dc di Aldo
Moro dal vincolo dell’unità fra comunisti e socialisti, le principali
novità del suo discorso riguardavano soprattutto la visione storica del
mondo del dopoguerra e la revisione della dottrina comunista sulla
religione. Non era la prima volta che Togliatti attirava l’attenzione
sulle novità dell’era atomica: l’aveva fatto nel ’45, subito dopo i
bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e ancora nel ’54, nell’appello al
mondo cattolico «per salvare la civiltà umana».
Ma ora ne traeva
tutte le conseguenze: l’avvento dell’era atomica aveva cambiato la
correlazione fra la politica e la guerra poiché, di fronte alla
possibilità dell’autodistruzione del genere umano, la pace, egli dice,
«diventa una necessità». «Ma riconoscere questa necessità, aggiungeva,
non può non significare una revisione totale di indirizzi politici, di
morale pubblica e anche di morale privata».
Quindi non si poteva più
pensare alla guerra come “prosecuzione della politica con altri mezzi” e
ciò implicava anche l’abbandono della visione sovietica della
coesistenza come «lotta di classe nel campo internazionale», insieme al
paradigma classista nell’interpretazione della storia. «Di fronte alla
minaccia concreta della comune distruzione la coscienza della comune
natura umana emerge con forza nuova».
Il discorso esigeva il
superamento ideale della divisione fra credenti e non credenti, e su
questo tema la revisione di Togliatti era ancora più radicale poiché,
lasciando cadere la visione illuministica e marxista del rapporto fra
religione e modernità, egli affermava l’autonomia, l’irriducibilità e la
positività del fatto religioso. «Per quanto riguarda gli sviluppi della
coscienza religiosa, dichiarava, noi non accettiamo più la concezione
ingenua ed errata, che basterebbero l’estensione delle conoscenze e il
mutamento delle strutture sociali a determinare modificazioni radicali
(...). Le radici sono più profonde, le trasformazioni si compiono in
modo diverso, la realtà è più complessa».
Quindi anche il marxismo,
di cui rivendicava la validità ermeneutica perché la società potesse
essere organizzata secondo fini stabiliti solidalmente dagli uomini e
dalle donne del pianeta, era posto al servizio di una visione
schiettamente personalistica: l’obiettivo del «pieno sviluppo della
persona umana» come «meta di tutta la storia degli uomini», onde poteva
affermare «che la nostra è, se si vuole, una competa religione
dell’uomo».
Il discorso di Bergamo era intriso della retorica
tradizionale sulle responsabilità americane per la guerra fredda e
caratterizzato da una visione ottimistica del futuro del socialismo.
Così come, per altro verso, era ricco di intuizioni sulle nuove forme di
alienazione e di solitudine dell’uomo nelle società capitalistiche più
sviluppate che esigevano anch’esse profonde revisioni concettuali per
essere affrontate insieme da credenti e non credenti in una prospettiva
personalistica e comunitaria. Per un inquadramento adeguato Il destino
dell’uomo andrebbe quindi inserito in una ricostruzione storica della
riflessione e dell’opera politica degli ultimi anni di Togliatti: un
periodo di significative revisioni non ancora esplorato nell’insieme. Ma
i passi salienti su cui abbiamo richiamato l’attenzione ne
costituiscono la cifra più alta e se non altro per questo il discorso di
Bergamo merita il nostro ricordo.
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