Accogliendo le sollecitazioni delle moderne teorie critiche che sottolineano il ruolo creativo del lettore e l'importanza dell'intreccio fra parole e immagini, il libro ripercorre i vari modi in cui nel Rinascimento si cerca di padroneggiare il territorio misterioso che lega la memoria e l'invenzione, la lettura e la scrittura, l'imitazione e la creazione del nuovo. Fra Petrarca, Alberti, Erasmo, Tasso si seguono i modi in cui l'autore rappresenta se stesso come lettore, e si mostra come Giordano Bruno rilegge l'Ariosto così da rispecchiare nel poema il suo carattere e il suo destino. I testi utopici e le loro illustrazioni, il gioco paradossale della scrittura in Pietro Aretino, l'arte della memoria fra Pico della Mirandola e Tommaso Campanella, le storie di Ulisse che Ulisse Aldrovandi fa dipingere nella sua villa di campagna, Tasso e Galileo, e il modo in cui Tasso si sente guardato e messo in questione dal poema che ha scritto, oltre che dai censori: il filo rosso del 'lettore creativo' permette di esplorare testi classici e altri meno noti del nostro Rinascimento. Un'analisi storica e insieme una testimonianza per il nostro tempo, sul piacere del tutto personale che la lettura può offrire e sulle risorse creative che può alimentare.
venerdì 29 marzo 2013
Rinascimento, mnemotecniche e circolazione delle idee in Europa
Risvolto
Accogliendo le sollecitazioni delle moderne teorie critiche che sottolineano il ruolo creativo del lettore e l'importanza dell'intreccio fra parole e immagini, il libro ripercorre i vari modi in cui nel Rinascimento si cerca di padroneggiare il territorio misterioso che lega la memoria e l'invenzione, la lettura e la scrittura, l'imitazione e la creazione del nuovo. Fra Petrarca, Alberti, Erasmo, Tasso si seguono i modi in cui l'autore rappresenta se stesso come lettore, e si mostra come Giordano Bruno rilegge l'Ariosto così da rispecchiare nel poema il suo carattere e il suo destino. I testi utopici e le loro illustrazioni, il gioco paradossale della scrittura in Pietro Aretino, l'arte della memoria fra Pico della Mirandola e Tommaso Campanella, le storie di Ulisse che Ulisse Aldrovandi fa dipingere nella sua villa di campagna, Tasso e Galileo, e il modo in cui Tasso si sente guardato e messo in questione dal poema che ha scritto, oltre che dai censori: il filo rosso del 'lettore creativo' permette di esplorare testi classici e altri meno noti del nostro Rinascimento. Un'analisi storica e insieme una testimonianza per il nostro tempo, sul piacere del tutto personale che la lettura può offrire e sulle risorse creative che può alimentare.
Accogliendo le sollecitazioni delle moderne teorie critiche che sottolineano il ruolo creativo del lettore e l'importanza dell'intreccio fra parole e immagini, il libro ripercorre i vari modi in cui nel Rinascimento si cerca di padroneggiare il territorio misterioso che lega la memoria e l'invenzione, la lettura e la scrittura, l'imitazione e la creazione del nuovo. Fra Petrarca, Alberti, Erasmo, Tasso si seguono i modi in cui l'autore rappresenta se stesso come lettore, e si mostra come Giordano Bruno rilegge l'Ariosto così da rispecchiare nel poema il suo carattere e il suo destino. I testi utopici e le loro illustrazioni, il gioco paradossale della scrittura in Pietro Aretino, l'arte della memoria fra Pico della Mirandola e Tommaso Campanella, le storie di Ulisse che Ulisse Aldrovandi fa dipingere nella sua villa di campagna, Tasso e Galileo, e il modo in cui Tasso si sente guardato e messo in questione dal poema che ha scritto, oltre che dai censori: il filo rosso del 'lettore creativo' permette di esplorare testi classici e altri meno noti del nostro Rinascimento. Un'analisi storica e insieme una testimonianza per il nostro tempo, sul piacere del tutto personale che la lettura può offrire e sulle risorse creative che può alimentare.
L'arte perduta di illuminarci attraverso i libri
Lina Bolzoni, grande studiosa del Rinascimento, racconta l’attualità della mnemotecnica Da Giordano Bruno che interrogava l’Ariosto come se fosse l’I Ching a Petrarca che usava la "mente vuota" "Le stanze della memoria dilatavano le capacità della mente: sarebbero utili per gestire la quantità sterminata di dati di oggi"
di Benedetta Craveri Repubblica 28.3.13
In
un giorno imprecisato tra il 1565 e il 1566, mentre è novizio dei
domenicani a Napoli, Giordano Bruno si trova a giocare con alcuni amici
al gioco delle "sorti", che consiste nello scegliere a caso dei versi e
associarli, sempre a caso, al nome di uno dei partecipanti. Il libro
scelto è l´Orlando furioso e il verso toccato in sorte a Bruno è quello
riferito a Rodomonte, «d´ogni legge nimico e d´ogni fede». Il grande
pensatore eretico vi vedrà la prefigurazione del proprio destino e, da
quel momento in avanti, non cesserà di interrogare il poema dell´Ariosto
fino al rogo di Campo de´ Fiori che, il primo gennaio del 1600,
concluderà la sua drammatica esistenza. Giordano Bruno che legge
l´Ariosto è uno dei saggi che figurano ne Il lettore creativo. Percorsi
cinquecenteschi fra memoria, gioco, scrittura di Lina Bolzoni (Guida
Editore, pagg. 379, euro 25) e che illustra in modo esemplare il
complesso e affascinante intreccio tra scrittura e arti figurative, fra
pensiero e memoria, fra imitazione e invenzione, fra esoterismo e gioco
di cui la studiosa è maestra. E l´immagine del Rinascimento che ne
emerge è di sorprendente attualità. Ma che cosa intende l´autrice con
"lettore creativo"?
«Il "lettore creativo" indica, ben prima
dell´ermeneutica, la consapevolezza antica che un´opera vive anche
attraverso i suoi lettori, in un dialogo che può avere anche risultati
inaspettati. Cambia nel tempo quello che un´opera ci dice, e per certi
aspetti cambia l´opera stessa gli occhi del suo autore: lo diceva Tasso
quando, sollecitato dai censori, rileggeva la Gerusalemme Liberata».
Anche
Petrarca, come lei sottolinea, è esplicito nel chiedere ai suoi lettori
di rivivere in piena consapevolezza il suo processo creativo. Ma come?
«Petrarca
chiede al suo lettore un´etica basata sul rispetto del testo e sul
vuoto mentale (non devi pensare alla notte passata con l´amante, ai
problemi di soldi). Dopo di che il testo può influire sulla mente di chi
lo legge (o di chi lo ascolta) con la forza della sua qualità, creare
un vincolo magico, come diceva Giordano Bruno. È interessante che anche
nel Rinascimento ci sia una corrente che punta più sulla struttura del
testo che sulla sua capacità di dialogo. Giulio Camillo, il famoso
autore del teatro della memoria, costruiva delle macchine retoriche che
dovevano strappare ai testi classici i segreti della loro bellezza».
Un
tema ricorrente in questi suoi saggi è la forza magica del testo, com´è
il caso di Bruno che interroga l´Orlando furioso come si potrebbe fare
con gli I Ching.
«È affascinante pensare che in un convento
domenicano si interrogasse l´Ariosto, non la Bibbia. È un uso per noi
straniante, ma di grande fascino del testo poetico, che così penetra
nella vita individuale, delinea un destino. Lo si fa tuttora in Iran,
con la grande poesia d´amore».
Un grande "mito" della civiltà
umanistica, da Petrarca a Machiavelli a Montaigne, è quello del dialogo,
lei lo definisce "negromantico", con i grandi scrittori del passato. In
che cosa consiste?
«Petrarca ha un ruolo decisivo in questa vicenda.
Certo, molti spunti ci sono già nei classici: ad esempio nelle Lettere a
Lucilio di Seneca troviamo straordinari consigli di etica della
lettura, su come leggere per controllare le passioni e affrontare il
terrore della morte. Nel Medioevo c´è una ricca tradizione che unisce la
lettura con la meditazione e l´arte della memoria. Quel che cambia è
che Petrarca dialoga alla pari con i grandi autori classici».
Imitazione, invenzione, creazione: tre termini che si intersecano continuamente nel suo libro...
«Quella
che ho ripercorso è una vicenda in cui scrivere significa imitare, in
cui il nuovo nasce da un dialogo con l´antico, in cui ci si sente per
molti versi in esilio nel proprio tempo e si cercano altrove gli
interlocutori che permettano la rinascita».
Nel suo saggio La stanza
della memoria lei ha ricostruito la centralità dell´arte della memoria
nel Rinascimento. Ma oggi, in tempi di memoria artificiale, qual è la
sua importanza?
«Italo Calvino diceva che è un peccato che a scuola
non si studino più a memoria le poesie, e io sono d´accordo con lui. Nel
senso che è importante coltivare la memoria, costruirsi appunto un
tesoro personale, che arricchisce la nostra immaginazione e anche ci
conforta. Questa in fondo è stata, nelle sue componenti più
interessanti, l´arte della memoria: un esercizio che dilatava le
capacità della mente, e univa insieme memoria e invenzione. C´era anche
una componente più meccanica e ripetitiva, una "memoria artificiale" che
in un certo senso anticipa la nostra esperienza. Del resto l´arte della
memoria vive e si trasforma in relazione con le grandi rivoluzioni
tecnologiche (dalla scrittura al manoscritto alla stampa). Oggi direi
che il problema è proprio il controllo personale su questo sterminato
magazzino di memoria che ci viene proposto: riuscire a interrogarlo
senza farci dominare».
In che misura la "Repubblica delle lettere",
quella comunità intellettuale basata sulla ricerca condivisa del buono,
del bello e del vero in cui gli umanisti si riconoscono al di là delle
differenze religiose e politiche, si pensava europea? E cosa è stato del
loro insegnamento?
«Erasmo pensava a una "Repubblica delle lettere"
che andava al di là dei singoli paesi e si arrabbiava con il
nazionalismo arrogante dei ciceroniani romani, che non volevano
riconoscere quanto di nuovo era maturato al di là dei loro confini.
Voglio dire che costruire una comunità europea non è mai stato facile.
Oggi credo che possiamo valorizzare le nuove esperienze dei giovani, che
per piacere o per necessità si muovono con disinvoltura nel mondo.
Credo che ci sia un patrimonio enorme da riscoprire e da valorizzare,
per costruire un´Europa non del tutto assoggettata alla logica della
finanza internazionale».
Sono sempre meno gli studenti che si
riconoscono nei valori della cultura umanistica. Qual è la sua
esperienza di docente di Letteratura italiana della Scuola Normale
Superiore?
«Credo che molto si giochi nelle scuole medie, inferiori e
superiori: quando facciamo i colloqui per l´ammissione degli studenti
vediamo subito se hanno avuto dei bravi insegnanti. Certo, oggi
trasmettere gli strumenti per apprezzare i nostri classici, e insieme
per capire come il canone si rinnova, è una sfida difficile. Difficile
ma non impossibile».
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento