venerdì 1 marzo 2013

Ritratto di Ernst Nolte


Nazismo e comunismo: le scandalose idee di Nolte
risponde Sergio Romano Corriere 1.3.13


Anni orsono, all'Università Cattolica di Milano ho assistito a un convegno in cui partecipava il prof. Ernst Nolte: un uomo di levatura morale e intellettuale superiore. Lo scorso gennaio Nolte ha compiuto novant'anni. Un suo ricordo sarebbe un messaggio lusinghiero per Nolte e per i suoi amici.
Guido Vestuti

Caro Vestuti,
I n questi ultimi anni le acque degli studi sulle ideologie totalitarie del XX secolo si sono alquanto calmate. Ma vi è stato un lungo momento, fra gli anni Ottanta e Novanta, quando Nolte fu il più discusso e contestato degli storici tedeschi. Nel 1963 aveva pubblicato la sua tesi di laurea, apparsa in italiano con il titolo Il fascismo nel suo tempo, ed era stato molto lodato per la chiarezza con cui aveva confrontato tre movimenti — l'Action Française, il fascismo e il nazismo — che appartenevano a una stessa famiglia. Ma negli anni seguenti Nolte allargò i suoi studi al fenomeno comunista e sostenne che tra il regime di Stalin e quello di Hitler esisteva una inquietante analogia e che il primo era per molti aspetti all'origine del secondo. Il comunismo voleva cambiare il mondo e riteneva che la realizzazione del suo sogno dipendesse dalla fermezza con cui il sistema sovietico avrebbe soppresso senza pietà i nemici di classe. Il nazismo contrappose all'internazionalismo comunista una sorta di nazionalismo genetico e sostenne a sua volta che l'opera sarebbe stata compiuta soltanto se il regime fosse riuscito a espungere dal corpo della nazione il «nemico di razza». Fra il gulag e il lager, quindi, vi era un rapporto di causa ed effetto. La tesi era più filosofica che strettamente storica ed era talvolta affermata da Nolte con una certa secchezza logica. Ma era molto interessante e meritava d'essere dibattuta. Vi fu effettivamente un lungo dibattito, soprattutto sulle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che venne chiamato «historiker streit» (la disputa degli storici) in cui Nolte dovette battersi contro parecchi avversari. I suoi critici affermarono che le sue tesi avrebbero avuto l'effetto di giustificare il nazismo, di attenuare il sentimento di colpa della nazione tedesca e di ritardare quel processo di auto-purificazione in cui la Germania avrebbe dovuto impegnare totalmente se stessa. Per molto tempo le idee di Nolte trovarono migliore accoglienza in Italia, dove venne spesso per partecipare a incontri e convegni, che nella sua patria.
Qualche settimana fa mi ha scritto per dirmi che al compimento dei novant'anni avrebbe deposto la penna. Ma più recentemente ho ricevuto una interpretazione filosofica del nazionalsocialismo scritta da Massimo De Angelis (Adolf Hitler, una emozione incarnata, Edizioni Rubbettino) per cui Nolte ha scritto una interessante prefazione. Come dicono gli americani dei grandi generali, le personalità molto combattive non muoiono: svaniscono con grande gradualità e lentezza lasciando a lungo una traccia della loro presenza.

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