martedì 2 aprile 2013
Le vere ragioni della crisi italiana 1
Al 3% delle famiglie più ricche un quarto dei patrimoni italiani
I conti di Varese pari a Molise, Abruzzo e Calabria insieme
di Roberto Bagnoli Corriere 31.3.13
ROMA
— In Italia ci sono quasi ottomila famiglie (7.896) che hanno ognuna un
patrimonio finanziario di oltre 10 milioni di euro per un totale di 134
miliardi di euro. E ben 164 mila e 781 quelle che posso vantare un
tesoretto tra 1 e 5 milioni di euro. In tutto le famiglie che valgono
oltre 500 mila euro ciascuna sono esattamente 606 mila e «controllano»
897 miliardi di euro, più della metà del Prodotto interno lordo (Pil).
Le cifre complessive della ricchezza famigliare (di tutte non solo
quelle con 500 mila euro) sono ovviamente più ampie: si tratta di 22
milioni di famiglie che si spartiscono una torta finanziaria (tra
titoli, conti correnti, azioni) di 3.500 miliardi di euro. Ma il
«cuore», la ricchezza dei ricchi, rivela che il 3% delle famiglie
possiede circa un quarto di tutto il patrimonio finanziario (esclusi gli
immobili) in circolazione.
A livello territoriale le sorprese
maggiori. Solo a Brescia, capitale del tondino, ci sono 17 mila famiglie
ricche (sempre sopra i 500 mila euro) con un patrimonio complessivo di
25 miliardi di euro, più dell'intera Liguria dove le famiglie ricche
sono 19 mila e si fermano a 24 miliardi di euro. Così solo a Varese ci
sono 11 mila famiglie con un patrimonio da 18 miliardi di euro, pari a
quello accumulato da tutte le famiglie benestanti di tre regioni come
l'Abruzzo, il Molise e la Calabria. E ancora: le 4.900 famiglie della
provincia di Lecco hanno una ricchezza pari a quella di tutta la
Sardegna. Naturalmente Milano fa la parte del leone con 71 mila famiglie
che hanno accumulato beni finanziari per 148 miliardi di euro. E con il
record di 2 milioni di euro in media per famiglia.
Ecco solo alcune
delle inedite curiosità rivelate in un rapporto sul mercato del
risparmio per imprese e famiglie realizzato da Prometeia per conto
dell'associazione italiana del private banking (Aipb). Una delle sintesi
che colpisce di più, come prova della grande disuguaglianza, è
l'aumento della ricchezza anche nel corso del 2012 quando il Pil del
Paese è sceso del 2,4%. Il patrimonio complessivo delle famiglie ricche
(ripetiamo sono quelle con oltre 500 mila euro tra contanti e titoli
vari) è infatti aumentato di circa il 2% anche se la crescita è quasi
tutta imputabile alla rendita mentre la raccolta è scesa. «È la prima
volta negli ultimi 4 anni che questo accade - commenta uno dei
ricercatori Fabio Girotto di Prometeia - e questo si spiega con la
decisione di molti imprenditori di mettere nelle aziende in crisi una
parte delle risorse finanziarie».
I grandi patrimoni sono quasi tutti
concentrati al Nord, un fenomeno che si è accentuato negli ultimi due
anni. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna da soli detengono il
68% del totale del mercato. Ma dove mettono tutti questi soldi i
fortunati Paperoni italiani? Secondo un sondaggio Aipb il 30% circa
finisce nella raccolta amministrata (di cui il 15% in Titoli di Stato),
il 21% in risparmio gestito, il 20% in prodotti assicurativi e fondi
pensione, 15% in obbligazioni bancarie e 14% in contanti. La crisi in
qualche modo sta cambiando anche i comportamenti dei facoltosi
imprenditori del Nord. «I prodotti assicurativi e nei fondi pensione,
quelli considerati di "protezione" - spiega Girotto - stanno diventando
sempre più prevalenti con una crescita del 15%».
Tutte queste cifre
non tengono naturalmente conto dell'evasione, delle ricchezze nascoste
nei paradisi fiscali. Nel 2008, per fare un esempio, cioè l'anno
successivo all'ultimo scudo fiscale il private è cresciuto di oltre 30
miliardi di euro.
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