NON TUTTI PERMANGONO RICURVI SU SE STESSI, NEL SENSO METAFORICO E LETTERALE DEL TERMINE, un assestarsi che viene, purtroppo e spesso, vissuto al pari di una rivendicazione di originalità intellettuale. Ricurvi su se stessi, a coltivare il proprio orticello, senza alcuno sguardo aperto, rispetto a un panorama culturale internazionale in costante mutamento e sviluppo. E, limitandoci alla filosofia, alcuni stanno rivolgendo lo sguardo alla filosofia sperimentale, cui Joshua Alexander (incardinato al Siena College, di esplicita matrice cattolico-francescana) ha di recente dedicato un’agile introduzione (Experimental Philosophy, Polity Press), che introduzione rimane, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.
domenica 28 aprile 2013
Vassallo scrive che "siamo un Paese che ha rinunciato al ragionamento, alla coerenza" sul giornale del PD. Sta forse cercando di fare dell'ironia?
Non la prendiamo con filosofia
Siamo un Paese che ha rinunciato al ragionamento, alla coerenza
di Nicla Vassallo l’Unità 28.4.13
NON TUTTI PERMANGONO RICURVI SU SE STESSI, NEL SENSO METAFORICO E LETTERALE DEL TERMINE, un assestarsi che viene, purtroppo e spesso, vissuto al pari di una rivendicazione di originalità intellettuale. Ricurvi su se stessi, a coltivare il proprio orticello, senza alcuno sguardo aperto, rispetto a un panorama culturale internazionale in costante mutamento e sviluppo. E, limitandoci alla filosofia, alcuni stanno rivolgendo lo sguardo alla filosofia sperimentale, cui Joshua Alexander (incardinato al Siena College, di esplicita matrice cattolico-francescana) ha di recente dedicato un’agile introduzione (Experimental Philosophy, Polity Press), che introduzione rimane, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.
Non riesco ancora a stabilire la misura in cui questa
filosofia sperimentale rappresenti una filosofia nuova, e non una forma
interdisciplinare di naturalismo, in fondo non lontana da richieste e
presagi di coloro che vorrebbero rimpiazzare la filosofia con le
scienze. Mi pare solo che si stia sempre più attestando in quanto
fenomeno da tenere sotto osservazione e/o controllo, sia per la
metodologia impiegata (quella delle scienze cognitive e sociali), sia
per i risultati conseguiti, al confronto di una filosofia più
tradizionale. Ciononostante, a mio avviso, se ci isoliamo nelle
questioni etiche, nel modo in cui alcuni filosofi, sperimentali e non,
si figurano, non progrediamo poi di molto.
Non intendo negare
l’importanza di domandarsi perché e come i giudizi morali degli esseri
umani influenzino questioni apparentemente lontane dall’etica, o perché
alcuni attribuiscano oggettività ai giudizi etici, mentre altri
considerino i medesimi giudizi relativi, o perché in molti credano di
compiere scelte libere, ovvero di disporre del libero arbitrio, senza
possedere alcuna cognizione in fatto di determinismo, della possibilità
che le nostre esistenze siano prederterminate. Tuttavia, se da una
parte, il problema di individuare i processi cognitivi, che producono
certi giudizi, non può e non deve limitarsi soltanto a una determinata
disciplina, quale l’etica, dall’altra è noto che sulla conoscenza etica,
sulla conoscenza del bene e del male, si allunga da secoli l’ombra di
un forte scetticismo: possiamo o non possiamo avere questa conoscenza?
Ritengo
allora opportuno spostare l’attenzione su questioni, forse più
generali, o, comunque, questioni su cui la filosofia sperimentale si
esprime, con l’obiettivo di sopperire ad alcune supposte carenze della
filosofia tradizionale. Per esempio, sul fatto che, nel fare filosofia,
utilizziamo le nostre intuizioni, nella convinzione che queste risultino
generalmente condivise. Un banale esempio: noi filosofi, trattando
d’identità personale, possiamo giungere ad affermare che, sul piano
intuitivo, le persone non sono né solo immateriali, né solo materiali,
ovvero né sola mente, né solo corpo, e che, pertanto, sempre sul
medesimo piano, la soluzione più accettabile risulta quella intermedia:
le persone sono entità psicofisiche, inevitabilmente incarnate.
L’obiettivo
diviene quello di verificare se ciò che, in quanto filosofi,
consideriamo intuitivo sia di fatto intuitivo per il genere umano,
ovvero anche per coloro che non fanno filosofia, sempre che i filosofi
concordino tra loro su cosa sono le intuizioni, su cos’è intuitivo, su
cosa controintuitivo. Obiettivo da considerarsi sensato, in quanto
sussistono buone argomentazioni a favore, da una parte, della necessità
di conferme empiriche in relazione alle intuizioni condivise, intuizioni
che, stando ad alcuni studi, variano da cultura a cultura (studi
comunque che hanno dato adito a non poche perplessità), dall’altra
dell’eventualità che i filosofi giudichino qualcosa come intuitivo sulla
scorta della loro specifica competenza, competenza che, proprio perché
non appartiene a tutti, potrebbe confinare le intuizioni filosofiche al
circolo dei soli filosofi.
Ma perché, piuttosto, non esaltare le
competenze, non solo quelle filosofiche, per di più, in un Paese quale è
il nostro, in cui proprio le competenze, oltre a mancare, vengono
troppo spesso ignorate, mentre molti si permettono, sempre troppo
spesso, di dire e fare di tutto. Per di più rimango dell’idea che alle
argomentazioni, per quanto buone, si possa e debba replicare, ponendo in
discussione le premesse delle stesse, mentre la filosofia (non
sperimentale) continui a mostrarsi, per molti aspetti, disciplina
normativa, disciplina che ci dice come e cosa dobbiamo pensare e fare
per vivere bene, cosicché le intuizioni filosofiche potrebbero essere
buone intuizioni, ovvero norme per quella gran parte del genere umano
che non esercita la professione di filosofo. Senza dimenticare che i
problemi filosofici (entro e fuori la teoria etico-politica) riescono a
venir affrontati, come ci ha suggerito il grande John Rawls, attraverso
il cosiddetto equilibrio riflessivo, ovvero ricercando un equilibrio tra
giudizi ponderati e quei principi regolativi che li ispirano.
Di
buone argomentazioni e di equilibrio avremmo parecchio bisogno nella
vita socio-economio-politico di questo Paese, e, invece, di frequente ne
manchiamo. Abbiano rinunciato alla filosofia, ai suoi ragionamenti,
alla sua coerenza. Una rinuncia che si deve a molti fattori, tra cui
l’impegno che presuppone il buon ragionamento, i vincoli conoscitivi che
richiede la coerenza, il rifiuto che istruzione ed educazione contino.
OPINIONE E CONOSCENZA
Guardando
alla sola università, il disastro è evidente, e non amo chi lo
sbandiera, ma era davvero molto prevedibile da tempo. Ci ritroviamo
senza una vera e propria università d’élite, capace di sfornare grandi
menti pensanti, e senza una vera e propria università di massa, capace
di diffondere cultura e portare la maggioranza a ragionare con la
propria testa. In Italia (ma non solo) studiare vale sempre meno, e, a
ogni buon conto, allo studio serio si preferisce ergersi a opinionisti,
senza averne le competenze, of course: è più facile, spesso basta
«farsi» il proprio blog – perché non si è studiato, per l’ignoranza
della differenza tra opinione e conoscenza.
Del resto: il nostro
«bel» Paese investe in conoscenza, nel sistema universitario, solo l’1%
del proprio Pil; limitandoci a considerare la fascia d’età tra i 30 e i
34 anni, solo il 19% degli italiani possiede una laurea, contro una
media europea del 30%; la contrazione dei finanziamenti ha causato un
netto calo del personale docente, personale sempre più immerso in
un’ottusa burocrazia borbonica, e senza, tra l’altro, che si
razionalizzi la differenza tra docenza e ricerca scientifica, ponendole
su una bella bilancia. E la filosofia, ovvero l’amore per la sapienza,
ci rimette parecchio: per citare ancora l’università, una delle tante,
quella di Genova, in cui al momento lavoro, ha registrato in solo anno
accademico (l’ultimo) un calo delle matricole filosofiche del 39.06%.
Siamo lontani da tempi antichi in cui lo splendore politico si
accompagnava allo splendore filosofico, in cui, magari, il maestro di
Alessandro Magno si chiamava Aristotele.
Oggi la buona filosofia pare
ben poco inutile, specie se si vuol governare. Eppure il grande
condottiero lo ricordiamo ancora oggi, per la sua eccezionalità (e, a
chi non lo ricorda, consiglio un buon libro di storia), nonché per
quelle sue tante vittorie, accompagnate da una significativa diffusione
della cultura «alta», quella greca, sui tanti territori (fino ai confini
con la Cina) che Alessandro ha toccato.
Di cultura ne possediamo or
ora in misura misera. Anche per questo, nell’osservarci, il
commediografo Plauto non esiterebbe a proferire «lupus est homo homini»;
e con lui diversi altri si esprimerebbero in tal senso. Si può solo
confidare nel fatto che le attuali inclinazioni egoistiche e narcisiste
di troppi ce facciano ben ricordare un’interpretazione filosofica,
quella di Thomas Hobbes, stando a cui «bellum omnium contra omnes»,
assieme alla soluzione, ben poco ottimistica che il filosofo britannico
offriva al problema. La filosofia serve anche a ciò, ovvero a ricordarci
di Hobbes, in alcuni frangenti della realtà, nella consapevolezza che
la sua proposta del Leviatano, dello Stato Assoluto, presenta troppi
limiti e contiene troppi errori. E questa filosofia non ha alcun bisogno
di alcuna filosofia sperimentale. Fermo restando, però, che non si dà
progresso, né economico, né sociale, né politico, ove manca
l’istruzione, sia questa di matrice filosofica, o più ampiamente
umanistica, oltreché – è scontato – scientifica. E, soprattutto, ove
manca l’umiltà antica e greca del sapere di non sapere.
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1 commento:
.....
La filosofia viene allora considerata come qualcosa di troppo astratto,
di troppo vago, e si tende ad accantonarla negli studi di base e a ridurla semplicemente a una possibilità di carriera per quelle persone che sono chiamate a esprimerla.
Credo che sia una grande perdita, credo che ciò rappresenta una perdita perché in una società in cui la religione ormai non svolge più la funzione organizzatrice e portante che è stata nell’epoca del passato; e in cui non esiste alcuna visione dell’insieme, restino soltanto;
da un lato la scienza e dall’altro lato magari la banalità della televisione o il fatto che si priva lo studente di una responsabile visione dell’insieme degli assunti umani.
Dell’insieme di quello che significa per l’uomo lo stesso vivere – degli strumenti critici – che gli consentono di difendersi dalle superstizioni ideologiche –
e credo che tutto questo sia una grave perdita.
Credo l’allontanamento, l’accantonamento della filosofia dagli studi di base – per lasciare spazio all’interesse d’introdurre più materie scientifiche, più materie tecniche, più materie positive
……. bene io credo che sia grave, un pericoloso attentato a quella che è
la formazione di individui veramente liberi.
Non fatti esclusivamente per il lavoro ,
non fatti esclusivamente per la produzione.
Sempre di più ci stiamo accorgendo che il problema del nostro mondo
non è la produzione ad oltranza.
Il problema del nostro mondo è forse la distribuzione ,
ma anche l’impiego del tempo libero ;
l’impiego del tempo non destinato esclusivamente a produrre.
Oggi il tempo libero è nelle mani della grandi industrie del divertimento.
Pure il tempo libero viene venduto.
Pure il tempo libero diventa in una certa misura un lavoro,
in quanto ha un rendimento economico.
Ma quanto più una persona è colta,
in quanto più sostanza intima ha : tanto meno ha bisogno di denaro,
per occupare il tempo libero.
La persona che non ha sostanza personale ,
che non ha sostanza propria,
che si presenta più o meno vuota;
ha bisogno di riempirsi con oggetti esteriori.
Una persona del genere ha bisogno sempre di più denaro,
per trascorrere il suo sabato sera e la domenica,
per riempire tutti i vuoti della sua vita.
Nel momento in cui non è impegnato a produrre a inglobare ;
dovrà essere impegnato ad acquistare,
a comprare in continuazione con cose esterne ,
il suo vuoto interno, per poter passare il suo tempo,
in momenti che non sa riempire in altro modo.
Al contrario se una persona ha un contenuto interiore,
ha una energia (ergon) interiore,
e vede le sua vita come una avventura spirituale ,
come una avventura intellettuale , come un’incertezza:
ha insieme un’incertezza gioiosa come un’incertezza che domanda
che si interroga sul mondo che si interroga sulle cose,
che si apre alla curiosità verso le cose,
che si apre anche all’osservazione e alla gioia del presente,
del reale, di ognuna delle cose che ci ruotano attorno .
Una persona del genere può occupare in maniera molto meno
dispendiosa e scialacquatrice , e molto più creativo il proprio tempo libero.
L’insegnamento della filosofia dunque oltre a mantenere
viva la nostra relazione , con una tradizione importantissima,
alla quale non possiamo rinunciare e a mantenere anche alcune possibilità
di critica della ideologia vigente e divisione d’insieme di quello che significa
vivere nel nostro mondo.
E questa è la situazione storica in cui ci troviamo .
Un’altra cosa che pure è molto importante oltre a tutto questo è,
credo: “che la filosofia può aiutarci a dare energia al nostro tempo libero,
alla nostra capacità creativa, ai nostri interessi dall’amore fino all’arte” .
Fino a quello che si vuole al nostro interesse di stabilirci di più nel presente.
Di dire che la provincia dell’umano sta qui.
E ora questo permanente presente in cui si inventano le nostre lotte e le nostre domande”.
Riportato da guido, che saluta nell’augurio: “in bocca al lupo, mai”.
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