giovedì 9 maggio 2013
Essere comunisti nel paese della libertà
Risvolto
Luglio 2010. Un fascicolo dell’Fbi arriva su una scrivania nel cuore di
Roma. Seduto alla scrivania c’è Eric Salerno e quel plico beige contiene
la storia
della sua vita: i documenti riservati riguardanti Michele Salerno,
giornalista italiano comunista cacciato dall’America dopo ventotto anni
trascorsi a combattere capitalismo e imperialismo. Quell’uomo era suo
padre. Eric ricostruisce, ricorda, annota e rilegge il passato. È il
1923 quando Michele lascia Castiglione Cosentino per gli Stati Uniti.
Non tollera il regime fascista nascente in Italia. Lui, comunista di
famiglia cattolica, desidera un vivere intenso,
dove la diversità di idee tra i popoli, le nazioni, sia elemento di
incontro e non di conflitto. Ha voglia di guardare avanti e ora è nel
paese giusto per farlo. Elizabeth Esbinsky, detta Betty, è poco più che
una bambina quando viene portata in salvo in America. Alle sue spalle
Chojniki, cittadina oggi incastonata tra Belarus e Ucraina, e una lunga
scia di morte: le guardie bianche dello zar che combattevano contro i
rossi, i pogrom, la guerra civile, le lotte antisemite. Betty porta con
sé la coscienza ebraica e l’amore per la libertà di espressione. Michele
e Betty si incontrano a New York, si amano. Fanno delle loro singole
lotte una lotta comune e assieme assistono alle azioni degli
antifascisti in Italia, all’ascesa della dittatura del generale Franco
in Spagna, alla persecuzione dei comunisti americani durante la Guerra
fredda. Sui giornali e in piazza, l’impegno nella difesa dei diritti
umani e civili è la loro motivazione esistenziale. Eric Salerno racconta
la storia della migrazione da un paese del Sud Italia, la lotta per
sopravvivere nel Bronx, l’amore per una donna incontrata nel nuovo
mondo, ma anche la caccia alle streghe anticomunista; e il 23 novembre
1950, il giorno della deportazione in Italia, quando i Servizi, che
avevano bollato la lotta al capitalismo di Michele come un’attività di
spionaggio, ebbero la meglio. Intenso, affilato, nostalgico, Rossi a Manhattan è il racconto del Novecento attraverso la storia di una famiglia italiana.
Non solo America, ma anche l'Italia degli anni Cinquanta e l'aggressione sovietica all'Ungheria «Rossi a Manhattan», scritto da Eric, figlio di Michele Salerno, è un libro costruito tra ricerca e memoria
ARTICOLO il manifesto 2013.05.09 - 11 CULTURA Alessandro Portelli da Dirittiglobali
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