mercoledì 8 maggio 2013
Il libro di Pianta e Marcon sulla crisi economica
RisvoltoL’economia
in recessione, la società in frantumi, la politica che degenera: la
crisi iniziata nel 2008 sembra non finire mai. Un italiano su sei
vorrebbe un’occupazione ma è senza lavoro, un lavoratore dipendente su
quattro è precario, i giovani sono i più colpiti, l’industria ha perso
un quarto della produzione, il peso del debito aumenta, gli scandali
della finanza continuano.
Una via d’uscita c’è. In Italia come in
Europa, possiamo ‘sbilanciare l’economia’: mettere l’azione pubblica
prima del mercato, la sostenibilità e il lavoro prima dei profitti,
l’uguaglianza al posto del privilegio. In Sbilanciamo l'economia di Giulio Marcon e Mario Pianta trovate il catalogo delle misure da realizzare. Con una politica nuova, fatta di partecipazione e democrazia.

Introduzione
L’Italia
del 2013 non è in buone condizioni. L’economia è in recessione, la
politica è colpita da un terremoto. La crisi è con noi da cinque anni e
segna profondamente il paese. Le politiche europee e italiane – dei
governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti – hanno protetto la finanza e
imposto l’austerità ai cittadini, hanno tagliato la spesa pubblica e
riportato i redditi indietro di dieci anni; il peso del debito pubblico è
aumentato ancora. L’industria italiana oggi produce il 25% in meno di
prima della crisi, un italiano su sei vorrebbe un’occupazione ma è senza
lavoro, quasi il 40% dei giovani non lavora, un lavoratore dipendente
su quattro è precario. Le disuguaglianze tra gli italiani sono diventate
fortissime, la povertà si estende. L’Italia sta scivolando nella
“periferia” dell’Europa e non trova la strada per riprendersi.
La politica, dopo le elezioni del febbraio 2013, è senza una bussola.
L’esito del voto, con il successo del Movimento 5 Stelle e una
coalizione di centro-sinistra che supera di poco il centro-destra di
Silvio Berlusconi, riflette il disagio sociale provocato dalla crisi, ma
non fa emergere una politica all’altezza dei problemi italiani.
Eppure, una via d’uscita c’è. È in un cambio di rotta che si lasci
alle spalle l’ideologia del liberismo e le illusioni del potere dei
“tecnici”, che metta al primo posto la ripresa dell’economia e il
lavoro, sulla strada di uno sviluppo diverso, giusto e sostenibile.
L’Europa ha sbagliato strada e fatica a correggere gli errori: occorre
ridimensionare la finanza, fermare la speculazione, rilanciare la
domanda, democratizzare le decisioni dell’Unione. L’Italia deve premere
per questi cambiamenti, che l’aiuterebbero a uscire dalla crisi. Questo
percorso, dai problemi irrisolti alle soluzioni possibili, dagli errori
di ieri alle proposte per l’oggi, è ricostruito nel primo capitolo, con
un’attenzione parallela all’Europa e all’Italia, alle possibilità di
cambiamento a Bruxelles, a Berlino, ma anche nel governo di Roma.
L’Italia può fare molto, anche se le politiche europee restassero quelle attuali. Può far ripartire l’economia aumentando la quantità della spesa pubblica – finanziata nel rispetto dei vincoli europei – e può migliorarne la qualità
sociale – con meno cacciabombardieri F35 e più scuole, meno “grandi
opere” e più “piccole opere” di tutela del territorio. Può tassare la
ricchezza e un po’ meno il lavoro, aumentare la progressività delle
imposte e sostenere i redditi di tutti: sarebbe una “grande
redistribuzione” che darebbe al paese un po’ di giustizia sociale e
rimetterebbe in moto una società irrigidita e frammentata.
L’economia che uscirà dalla crisi non può essere la stessa che vi è entrata: il cosa e ilcome
si produce devono tener conto di nuovi vincoli – il risparmio di
risorse ed energia, la riduzione delle emissioni – e delle opportunità
che si aprono in un’economia verde: la riconversione di tecnologie e
produzioni, l’uso dei saperi, le risposte a bisogni più sobri e
diversificati. L’economia italiana può uscire dal lungo declino con un
nuovo sviluppo, fatto di qualità anziché quantità, con il
lavoro al primo posto e la sostenibilità come orizzonte. È il secondo
capitolo a offrire la mappa per l’uscita dalla crisi: sette strade che,
insieme, indicano un cambiamento possibile, fatto di proposte concrete.
Tutto quello che è necessario per “sbilanciare l’economia”:
riequilibrare i poteri, colpire i privilegi che la bloccano, farla
muovere nella direzione giusta.
Questa via d’uscita non la può trovare il “mercato”, quello che,
“lasciando fare” a imprese e finanza, ha portato l’economia al crollo
del 2008 e alla depressione di oggi. La via d’uscita la possono trovare
la società e la politica. Nove italiani su dieci stanno peggio di dieci
anni fa – come ha mostrato il libro di Mario Pianta pubblicato da
Laterza nel 2012, da cui traggono spunto alcune analisi di questo
volume. Gli interessi materiali dei “perdenti” nella crisi possono
unirsi all’affermazione di valori diversi da quelli del “mercato” –
l’uguaglianza, la sostenibilità, la democrazia – e condurre a nuove
identità che possono ricomporsi in un blocco sociale portatore di
cambiamento. Sono moltissime le esperienze che vanno in questa
direzione: movimenti, campagne, associazioni che lavorano per
un’economia diversa e chiedono alla politica di cambiare.
La politica è il terreno in cui questo cambiamento deve affermarsi.
Meno strapotere dei partiti e più partecipazione, meno collusione coi
poteri economici e più apertura alla società civile. Come fare politica senza entrare in un partito (2005)
è il libro di Giulio Marcon che ha anticipato le alternative ai
privilegi della “casta” e le vie per ritrovare la democrazia. Tutto
questo molto tempo prima del successo del Movimento 5 Stelle alle
elezioni del febbraio 2013: proposte e alternative che non hanno trovato
ascolto nelle forze politiche di centro-sinistra e che, se realizzate,
avrebbero potuto depotenziare i fenomeni di populismo e antipolitica nel
nostro paese. Nel terzo capitolo indichiamo “la politica che ci
vorrebbe”: capace di intrecciare rappresentanza, deliberazione e
partecipazione, capace di far spazio alla “politica dal basso”, capace
di recuperare l’arretramento della democrazia che si è realizzato in
questi anni.
Anche qui presentiamo molte proposte concrete, realizzabili, per
riavvicinare la politica alla società. Proposte, anche queste, nate
dalle iniziative dal basso, capaci di rinnovare anche la politica dei
“palazzi”. Ritrovare la democrazia, come valore e come pratica concreta,
come fine e mezzo al tempo stesso, è la stella polare di questo
percorso.
Per uscire dalla crisi serve un cambio di rotta. Per “sbilanciare
l’economia” è necessario cambiare le politiche. Per questo cambiamento
serve un blocco sociale nuovo, capace di “sbilanciare” anche la politica
e ritrovare la democrazia. È la strada praticata in questi anni dalla
campagna Sbilanciamoci! in Italia e dalle esperienze europee che hanno
proposto alternative alla crisi dell’economia e allo svuotamento della
democrazia. Sono molte le forze che convergono in questo percorso, per
un cambiamento realizzabile. Ma per trovare la via d’uscita è davvero il
momento disbilanciarsi.
Il «soggetto» della trasformazione esiste, l'obiettivo è renderlo egemone nella società
ARTICOLO il manifesto 2013.05.08 - 11 CULTURA Angelo Mastrandrea da dirittiglobali
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