sabato 25 maggio 2013
Nâzim Hikmet
Il poeta turco scomparso mezzo secolo fa
Hikmet, fare l’amore fino all’ultimo verso
Tra eros, carcere, comunismo romantico un volume ricco di inediti e nuove traduzioni
di Maurizio Cucchi La Stampa TuttoLibri 25.5.13
Nâzim Hikmet nato in Turchia nel 1902 è morto in esilio, nell’Unione Sovietica nel 1963
Sono felice di essere venuto a questo mondo
Sono
felice di esser venuto a questo mondo, adoro la sua terra, la sua luce,
adoro la sua lotta e il pane suo. Se conosco al centimetro la misura
del suo diametro e non sono all’oscuro che accanto al sole è un ninnolo
per me non ha limiti il mondo. Vorrei vagare per il mondo, vedere pesci,
frutti, astri mai visti. E invece il mio viaggio in Europa l’ho fatto
solamente tra gli scritti e i dipinti. Mai ricevuta una lettera soltanto
col francobollo blu timbrato in Asia. Io e il droghiere del quartiere
siamo decisamente sconosciuti in America. Ma che importa, tra la Cina e
la Spagna, il Capo di Buona Speranza e l’Alaska ho amici e nemici per
ogni chilometro, o miglio marino. Amici con i quali non ci siamo mai
salutati, una volta che sia una, si può morire per lo stesso pane, la
stessa libertà, la stessa nostalgia. Nemici assetati del mio sangue e io
del loro. La mia forza: è non esser solo in questo vasto mondo. Il
mondo con le genti sue non è un mistero nel mio cuore, un mio arcano del
sapere. Io libera ho reso la mia testa da punti esclamativi e di
domanda, in questa gran battaglia mi sono schierato chiaro e netto. Così
a parte questa schiera tu e la terra non mi bastate. Eppure tu mi
meravigli così bella la terra è calda e bella.
Nâzim Hikmet «Poesie d’amore e di lotta» a cura di Giampiero Bellingeri Mondadori pp. 375, €22
Nâzim
Hikmet è uno dei poeti più letti e amati del Novecento, e le ragioni di
questa diffusa passione per la sua opera vanno sicuramente oltre le sue
drammatiche vicende personali. Quello che infatti da subito attrae un
pubblico molto vasto e vario è la straordinaria vitalità che Hikmet sa
esprimere anche dall’interno delle circostanze più dolorose in cui si
trovò compresso. Si può infatti dire che la sua è una poesia d’amore
totale, in cui il respiro epico e lirico si alternano o si fondono con
naturalezza, partendo dall’esperienza reale, dalla realtà direttamente
vissuta, per comporre una sorta di aperta autobiografia in versi capace
di stacchi verticali e di ampi movimenti narrativi.
Lo possiamo ben
vedere in questo nuovo volume, ricco di inediti in italiano, nel quale
abbiamo la possibilità di ripercorrere un intero cammino poetico e
biografico, arrivando a conoscere persino i versi scritti da un Hikmet
ancora bambino o adolescente. Come spiega il curatore, Giampiero
Bellingeri, al quale si deve anche il sostanzioso saggio introduttivo,
in Poesie d’amore e di lotta viene presentata una scelta di testi tratti
dalle maggiori raccolte pubblicate da Hikmet e da tre raccolte postume.
Con una importante e vasta sezione di Poesie sparse, disposte in ordine
cronologico. In appendice, appunto, sono collocate le Prime poesie. Ma
il dato più rilevante è che tutti i versi di Hikmet sono stati
direttamente tradotti dalla lingua originale, dallo stesso Bellingeri e
da Fabrizio Beltrami e Francesco Boraldo, diversamente da quanto
accaduto in versioni già note, fatte soprattutto dal francese, come
quelle sicuramente meritorie di Joyce Lussu. Si avverte, nelle nuove
traduzioni, la particolare cura dell’aspetto metrico e ritmico, che
rende bene la natura vivace e incalzante dei versi del poeta turco.
La
vita di Hikmet non fu lunga. Nato nel 1902 a Salonicco da una famiglia
dell’aristocrazia turca, era vissuto da bambino in un ambiente in cui la
poesia era di casa. Il nonno paterno, Nâzim Pascià, era stato
governatore di varie province, ma anche scrittore e poeta in lingua
ottomana, una lingua, come scrive lo stesso Hikmet, in cui la maggior
parte delle parole erano arabe o persiane. Il nonno materno, figlio di
un nobile polacco, militare di carriera, era anche filologo e storico.
Il padre era un diplomatico, la madre aveva studiato a Parigi, amava la
poesia francese, leggeva al figlio Lamartine e Baudelaire, ed era
pittrice.
A diciott’anni, Hikmet passa in Anatolia e partecipa alla
guerra di liberazione condotta da Mustafà Kemal (Atatürk). Nel ’21
aderisce al movimento rivoluzionario russo e va a Mosca dove conosce
Lenin, Esenin e Majakovskji. Torna poi in Turchia e viene arrestato una
prima volta. Nel ’38 viene condannato a 28 anni e 4 mesi di carcere: ne
sconterà ben 12 in Anatolia, scrivendo moltissi mo. In seguito, una
volta liberato, si trasfe rirà in Unione Sovietica, vivendo nei pressi
di Mosca, in quella che sarà per lui la «ma dre Russia», mentre i suoi
libri cominciava no a essere noti in tutto il mondo. Innume revoli i
suoi viaggi, anche in Italia. Fino alla morte, sopraggiunta per infarto
cinquan t’anni fa esatti: il 3 giugno del 1963. Aveva dunque 61 anni,
17 dei quali trascorsi in pri gione.
La lotta, il carcere, l’amore
sono le mag giori etichette sotto le quali i suoi versi ven gono in
genere catalogati. Ma si tratta, co munque, di elementi che molto
spesso in trecciano e coesitono, pur nel passaggio da inizi
sperimentali presente anche l’esempio di Majakovskji a un canto più
disteso e linea re o all’efficace alternarsi narrativo di versi e prosa
come in Perché Benerci si è ucciso?
Tornando a Hikmet con questo bel
volu me, non possiamo ancora una volta non re stare sorpresi e
catturati dalla impressionan te ricchezza di immagini e situazioni, di
figu re e personaggi che il poeta riesce a produr re. Un’apertura
all’esistere e alla speranza, in lui, davvero irrinunciabile: «Ho perso
la mia libertà, ho perso il mio pane, oltre a te, /ma tra fame, tenebre e
grida /mai ho perso la fiducia nei giorni che verranno /che alla nostra
porta busseranno con le loro mani di sole… //sono felice di esser
venuto a questo mondo, /adoro la sua terra, la sua luce […] //vorrei
vagare per il mondo, /vedere pesci, frutti, astri mai visti». Ecco uno
dei tantissi mi esempi dell’energia limpida di un poeta capace
continuamente di rinnovare la sua adesione alla vita, passando
attraverso i più vari luoghi del mondo, cantando Istanbul, Mosca,
Parigi, Tallinn, Varsavia, Praga, Buca rest, Baku, L’Avana con una
libertà interiore fortissima e incrollabile, da grande poeta e grande
personaggio come Hikmet ha saputo essere sempre.
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