venerdì 3 maggio 2013

Un meritato tramonto per il miliardario Fausto Bertinotti



Fausto Bertinotti
testimone nozze Marini

Per la sposa anche Cucinotta, Trump, Tatangelo e Signorini

(ANSA) - ROMA, 3 MAG - Conto alla rovescia per le nozze tra Valeria Marini e l'imprenditore Giovanni Cottone, che si celebreranno domenica 5 maggio nella Basilica romana dell'Ara Coeli. Intanto, e' stata resa nota dagli assistenti all'organizzazione della cerimonia nuziale la lista dei testimoni della coppia: Maria Grazia Cucinotta, Ivana Trump, Anna Tatangelo, Alfonso Signorini per la sposa; Fausto Bertinotti, Gigi D'Alessio,Nicola Gurrado e Bartolomeo Giordano per lo sposo.

Fausto Bertinotti testimone nel rito...
Padova, bufera su monsignor Gioia che oggi celebrerà a Roma il matrimonio della soubrette
Il prelato di Sant’Antonio “sposa” la Marini, la Basilica insorge: basta vip, la misura è colma
di Filippo Tosatto Repubblica 5.5.13

PADOVA — In veste di delegato pontificio per la Basilica di Sant’Antonio, monsignor Francesco Gioia ha esortato spesso i fedeli a rinunciare alla vanità: «Basta con i tacchi a spillo vertiginosi che esaltano l’apparenza e mortificano l’essenza della persona». Oggi, però, sarà proprio lui a celebrare il matrimonio dell’anno a Roma, officiando all’Ara Coeli il sì tra Valeria Marini (della quale è consigliere spirituale da tempo) e l’imprenditore Giovanni Cottoni. Settecento gli invitati al ricevimento, in Villa Piccolomini, tra i quali spiccano Maria Grazia Cucinotta, Ivana Trump, Anna Tatangelo e Gigi D’Alessio, Fausto Bertinotti (proprio lui, testimone dello sposo).
Una parata di vip che non sembra coerente con la sobrietà predicata dal Taumaturgo di Padova. Così, a dare voce all’insofferenza dei frati è il presidente della Veneranda Arca del Santo, Gianni Berno: «Quando vedo pubblicati online foto e video di monsignor Gioia con Valeria Marini sento un profondo imbarazzo e disagio e mi chiedo in coscienza se sono io nel posto sbagliato, o qualcun altro», afferma su Facebook. «In questi mesi Papa Francesco ha dato dei segnali nettissimi che hanno riacceso la speranza in tutti noi per una Chiesa che metta al centro la sobrietà, la povertà, l’essenzialità del messaggio evangelico. Eppure per certi alti prelati è come se in questi mesi non fosse successo nulla. Tutto continua come prima». Insiste Berno, un cattolico progressista che alla fede unisce l’impegno politico (è capogruppo pd in Comune): «La Basilica del Santo richiama ai devoti pellegrini il messaggio di Antonio e Francesco e la testimonianza dei frati va quotidianamente in questa direzione. La misura è colma, Padova merita più attenzione da parte della Santa Sede».
L’area che ospita il complesso di Sant’Antonio è territorio vaticano e ciò richiede un delegato di nomina pontificia.
Ma la scelta di Gioia, settantacinquenne prelato di origine brindisina, molto vicino agli ambienti d’affari della borghesia romana, ha complicato ben presto i rapporti, sia con la comunità francescana che con la Veneranda Arca del Santo. Il monsignore è criticato per aver affidato decine di appalti edili ad aziende capitoline non proprio specchiatissime (alcune compaiono negli atti delle inchieste P3 e P4) e di aver ordinato la realizzazione di mini-alloggi abusivi in un’ala del complesso, tanto da indurre la Soprintendenza ad inviare un esposto alla procura. Circostanze avvenute all’insaputa dei frati (che si sono dichiarati «sdegnati») e dell’autorità laica rappresentata da Berno, che sulla vicenda
ha già chiesto udienza al Papa.


Nozze e martello Bertinotti e Valeria Marini
La Roma godona si è mangiata la rivoluzione
di Enrico Fierro il Fatto 7.5.13

Roma godona ha il potere di trasformarti. Ti mangia la vita, ti divora il passato e ti riporta ad un solo presente: la festa, la festa continua. Un rito che ha sue regole inviolabili. Il giro delle conoscenze deve essere quello giusto, vip e vippazzi che si mescolano a politici e intellettuali dal pensiero unico e fisso, attrici dal passato glorioso e dal futuro incerto insieme a nobildonne morte di fama.
IL RITOCCO impazza. È Roma godona, trionfo del lusso e del gossip nazionale, oggetto dell’invidia di masse sempre più impoverite e rincitrullite dalla tv. “Siamo qui per vedere la sposa ma lei non ci degna di uno sguardo”, protestavano “gli umili” sulle scalinate dell’Ara Coeli in fremente attesa di Valeria Marini finalmente sposa. Lei, la diva senza qualità, non si è concessa alle folle e quando è arrivata gli ombrelli dei body guard (tutti candidi come l’abito della sposa) hanno coperto la visione agli occhi e agli obiettivi dei paparazzi. Il popolo adorante si è dovuto accontentare di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo, Alba Parietti e Renato Balestra, Ivana Trump e Vladimir Luxuria e infine loro: Fausto Bertinotti e signora Lella. Ed è con queste due presenze che la Capitale della festa continua celebra il suo trionfo (volevamo cambiare il mondo ma Roma ha cambiato noi) e propone un mistero ancora irrisolto. Dove, come e quando è avvenuta la mutazione genetica del raffinato cultore dell’operaismo torinese che alternava dotte citazioni in latino al ricordo di espiso di inediti della vita di Camus, in Bertinights. Uomo della festa e della notte. Una vita passata davanti ai cancelli delle fabbriche torinesi, poi nelle fumose stanze dove dopo il “tradimento” della Bolognina si vaneggiava di una improbabile rifondazione del comunismo, e infine tra gli stucchi e i velluti del piano più nobile di Montecitorio, che sprofonda nei salotti.
UN TRISTE declino? Negli anni passati Fausto Bertinotti, già assurto a rappresentante della sinistra in cachemire, dall’alto di un eloquio forbito e sempre in bilico su metafore ardite, trovò il modo per spiegare la sua passione salottiera. “Vado nei salotti come vado nelle piazze o in Parlamento: per affermare ovunque il diritto all’alterità della sinistra antagonista”. Va bene, va bene tutto e anche di più. Ma poi il gossip impazza. La coppia Bertinotti ne fu vittima qualche anno fa. Si parlò di separazione e addirittura di tradimenti. E Fausto insorse: “È offensivo solo pensare una cosa del genere”. Salotto continuo, quindi. E baci abbracci alla coppia Valeria Marini e Giovanni Cottone, lei starlette, lui già socio di Paolo Berlusconi, miracolosamente scampato anni fa ad un sequestro di persona, ora può vantare Bertinotti come testimone di nozze. E la cronaca con le sue curiosità non risolve ancora il mistero del salto dalla fabbrica al salotto. “Io non volevo essere semplicemente un mondano, diventare il re dei mondani, non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire”, dice Jep Gambardella, il protagonista de “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino sulla Roma godona. E allora l’arcano forse è risolto, la nuova frontiera rivoluzionaria del sub-comandante Fausto è questa: uccidere la Roma by night. Per sempre.


Le nozze di Valeria Marini e quel dubbio su Bertinotti
di Roberto Rossi l’Unità 6.5.13

VALERIA MARINI SI È SPOSATA IERI. La soubrette, attrice, è convolata a nozze con Giovanni Cottone. I due hanno detto «sì» nella basilica romana dell’Ara Coeli. L’attrice, raccontano le cronache, è scesa dall’auto ed è stata subito protetta dai flash dei fotografi con grandi ombrelli bianchi fino all’ingresso della chiesa. L’abito della sposa era in pizzo e velo bianco. Tra i volti noti invitati alla cerimonia Maria Grazia Cucinotta, Anna Tatangelo, Alfonso Signorini, Gigi D’Alessio e Fausto Bertinotti.
Auguri, naturalmente. Restano però due interrogativi che segnaliamo. Il primo riguarda la diretta che la Rai ha dedicato all’avvenimento, inserito nello spazio pomeridiano di «Domenica in-Così è la vita» condotto da Lorella Cuccarini, come fosse un matrimonio di Stato. La Marini ci sta simpatica, la ricordiamo con piacere nel capolavoro di Bigas Luna «Bambola», ma nella scala di popolarità in Italia viene subito dopo Topo Gigio. Inoltre le telecamere non hanno potuto mai inquadrarla durante le cerimonia perché aveva venduto l’esclusiva a una rivista di gossip (si deve pur campare). Non si è visto nulla ma si è potuta sentire una sonora bestemmia lanciata da una delle bodyguard al seguito, troppo presa dall’evento evidentemente.
Il secondo interrogativo ci inquieta un po’ di più. Che ci faceva Bertinotti lì in mezzo? Immerso tra le mille griffe che hanno caratterizzato l’evento l’abito della sposa è stato realizzato da Ermanno Scervino, arricchito da gioielli Damiani (compreso un prezioso diadema), i vestiti realizzati da Carlo Pignatelli per lo sposo, i testimoni e 16 paggetti, figli degli invitati, mentre l’organizzazione dell’evento è stata affidata al noto «wedding planner» Enzo Miccio l’ex leader di Rifondazione comunista era uno dei testimoni dello sposo. Già, lo sposo. Chi è Giovanni Cottone? È un noto industriale italiano che nel nostro Paese opera attraverso una società che si chiama Motom Italia, uno che ha tentato di riportare in patria il marchio Lambretta (solo il marchio perché la produzione era nel lontano oriente) e che si è arricchito soprattutto con la diffusione dei decoder tv. Cottone è stato infatti socio al 49% nella società Solari.com che faceva capo al Paolo Berlusconi. Tra le attività di Solari.com c’era, appunto, quella di distribuire i decoder Amstrad e di rilanciare il marchio motociclistico Garelli. L’accoppiata non fu felice visto che la Solari.com chiuse il 2006 con un buco di circa 60 milioni di euro e la Garelli, e i suoi operai, liquidati. Di qui la domanda: come fa l’uomo che affossò Prodi in nome della difesa dei lavoratori essere testimone di un uomo come questo e in un matrimonio così sfarzoso? Non lo sappiamo. Un dubbio che neanche la diretta tv Rai ha dissipato.


Fausto Bertinotti

di Alessandra Longo Repubblica 8.5.13

Prendere le distanze, «anche emotivamente», dalle elezioni politiche nazionali (ma non da quelle locali). Nell’ultimo numero di «Alternative per il socialismo», Fausto Bertinotti, già leader di Rifondazione, affronta alla radice il caos postelettorale con una proposta shock. Titolo della riflessione: «Le elezioni non sono la soluzione. La sinistra è il problema». Niente di antidemocratico, naturalmente. Ma Bertinotti arriva ad una conclusione «dolorosa»: «Le elezioni in Italia sono giunte ad una drastica discontinuità con tutta la loro storia del dopoguerra. Per la sinistra esse oggi non sono più agibili né univocamente, rispetto ad un progetto politico, né unitariamente». E allora? Meglio investire su «un nuovo soggetto politico» che mettere anima e corpo nei futuri test nazionali.

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