sabato 1 giugno 2013
Il mito del Sonderweg tedesco in una mostra al Louvre
Arte romantica e nazismo. La mostra della discordia
di Paolo Lepri Corriere 1.6.13
BERLINO
— Alla cancelliera sembra che sia piaciuta. Il presidente francese l'ha
definita «molto bella». Ma per il Museo del Louvre la mostra De
l'Allemagne, 1800-1939. De Friedrich à Beckmann è in realtà un grosso
problema. Ben maggiore dello sciopero dei dipendenti, proclamato qualche
settimana fa, per protestare contro le bande di scippatori minorenni
che si mischiano indisturbati tra la folla. I tedeschi non l'hanno
mandata giù. Molti giornali, come ha fatto Die Zeit, hanno parlato di
«scandalo politico-culturale», perché la storia dell'arte in Germania
verrebbe interpretata, nella Hall Napoléon, come un percorso obbligato
dal romanticismo al nazismo.
François Hollande e Angela Merkel hanno
fatto probabilmente finta di non sapere, giovedì scorso, che questa
grande iniziativa pensata nel quadro delle celebrazioni per il
cinquantenario del Trattato dell'Eliseo era stata preceduta da scambi di
accuse inusuali. «Cultori di stereotipi assurdi» da una parte,
«francofobi» dall'altra. Anzi, le immagini li ritraggono mentre si
soffermano con grande interesse davanti a molte delle oltre duecento
opere esposte. In particolare, la donna più potente del mondo allunga
una mano divertita, quasi toccando «L'albero dei corvi», l'inquietante
quadro dipinto nel 1822 da Caspar David Friedrich. Ma nonostante gli
sforzi e tanta buona volontà, la visita dei due avversari europei ha
riportato d'attualità le polemiche.
Che cosa è stato rimproverato ai
curatori della mostra? In sintesi, di aver presentato in modo ideologico
il romanticismo, la nostalgia del classico, la ricerca di un'identità
nazionale nella produzione artistica in Germania. Secondo la Frankfurter
Allgemeine Zeitung al visitatore viene fatto credere che «dopo un breve
periodo di fascinazione per l'antichità, i tedeschi sono tornati nelle
loro foreste per poi diventare matti nel Novecento e ritornare alla luce
con il nazionalsocialismo». La sottovalutazione degli espressionisti,
l'assenza del Bauhaus e quella del movimento dadaista hanno ricevuto
altre critiche. È stato definito «problematico» che l'esposizione si
chiuda con immagini tratte da Olympia, il film girato nel 1936 da Leni
Riefensthal, la regista e fotografa vicina ad Hitler e all'estetica del
regime nazista.
«Una mostra sulla Germania non significa voler dire
tutto sulla Germania», ha replicato alle accuse Danièle Cohn, docente
alla Sorbona e una delle curatici della mostra. «Volevamo — ha aggiunto —
che il pubblico si facesse domande su un'arte che è tanto vicina ma
ancora lontana da noi». In una lettera aperta a Die Zeit, il direttore
uscente del Louvre, Henry Loyrette, si è detto «ferito» e «sorpreso» per
le reazioni: è «totalmente infondato», ha sostenuto, che il lavoro
degli esperti sia stato ispirato da una visione «sinistra» dell'arte
tedesca. Ancora Danièle Cohn ha messo in rilievo che il termine fissato,
il 1939, è una data importante per tutta l'Europa. Altro sarebbe stato,
ha osservato, fermarsi al 1933, l'anno in cui Hitler prese il potere.
L'ambasciatore tedesco a Parigi, Suzanne Wasum-Rainer, ha cercato di
chiudere le ostilità dicendo che lo scandalo non ha ragione di essere ed
elogiando l'impegno di chi è stato coinvolto nel progetto. Parole
sagge. Perché Germania e Francia non dovrebbero litigare così spesso.
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