sabato 1 giugno 2013
La crisi di Suhrkamp Verlag
L’editore di Brecht verso il fallimento
LA “Suhrkamp Verlag”, protagonista del rinascimento culturale della Germania post nazista, rischia la chiusura
di Carlo Antonio Biscotto il Fatto 30.5.13
La notizia non è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma ha comunque
messo a soqquadro le redazioni dei principali giornali tedeschi e il
mondo degli scrittori e degli intellettuali che per oltre 60 anni hanno
considerato la casa editrice Suhrkamp Verlag un imprescindibile punto di
riferimento del dibattito culturale. Il management dell’editrice ha
deciso di chiedere il concordato preventivo, una sorta di fallimento
pilotato, e il tribunale fallimentare di Berlino ha dato tre mesi di
tempo alla dirigenza per presentare un piano di risanamento e rilancio.
LA REAZIONE dei maggiori giornali tedeschi non si è fatta attendere. La
Bild parla di “dramma per la cultura tedesca”; la FAZ punta sullo
“sbalordimento e l’incredulità” mentre il Die Zeit titola “lutto per la
cultura tedesca”. Il vero dramma – se di dramma vogliamo parlare – va
ricercato non tanto nella situazione di dissesto finanziario quanto nel
feroce scontro tra le due anime del colosso editoriale venute allo
scoperto prima nel 2002 alla morte di Siegfried Unseld, successore di
Peter Suhrkamp, poi nel 2010, anno in cui la sede è stata trasferita a
Berlino in coincidenza con il 60° compleanno dell’editrice. Da allora la
casa editrice non ha avuto più pace perdendo anche molte sue firme
prestigiose. Il conflitto tra chi voleva conservare la vocazione
elitaria dell’azienda editoriale e chi, temendo la crisi del settore,
puntava a incrementare i profitti dando un taglio più commerciale al
catalogo, è stato senza esclusione di colpi e con abbondanza di carta
bollata e si è concluso, almeno per ora, senza vincitori né vinti e con
il probabile fallimento di Suhrkamp. La casa editrice è stata fondata
nel 1950 da Peter Suhrkamp, nato nel 1891 a Kirchhatten e morto a
Francoforte nel 1959. Subito dopo la prima guerra mondiale, combattuta
in un reparto d’assalto, Suhrkamp era tornato all’insegnamento e aveva
conosciuto Bertolt Brecht la cui amicizia lo aveva incoraggiato a
scrivere e a lasciare l’insegnamento. Nel 1936, dopo essere stato
redattore capo della rivista letteraria “Die Neue Rundschau”, divenne
amministratore fiduciario delle edizioni Fischer in sostituzione degli
eredi di Samuel Fischer costretti a fuggire dalla Germania a causa delle
leggi razzia-li. Nel 1944 Suhrkamp, per essersi rifiutato di adeguarsi
alle direttive del regime mantenendo contatti con gli artisti
antinazisti e pubblicando libri di autori ebrei sotto pseudonimo, fu
arrestato dalla Gestapo e rinchiuso nel campo di concentramento di
Sachsenhausen. Fu una esperienza durissima che lo segnò per sempre nel
corpo e nello spirito.
Dopo la guerra Suhrkamp decise di seguire la sua strada abbandonando le
edizioni Fischer e fondando la Suhrkamp Verlag. Nel 1945 era stato il
primo editore tedesco ad ottenere il permesso di pubblicare nella zona
americana. Dei 48 autori di cui aveva curato la pubblicazione durante il
periodo in cui era stato alla guida delle edizioni Fischer, 33 decisero
di seguirlo in questa nuova avventura. Tra questi, i primissimi furono
Brecht – “voglio essere pubblicato solamente da Suhrkamp”, dichiarò –
Herman Hesse, suo grande amico, Walter Benjamin e Max Frisch.
L’anno seguente uscì Viaggio in Oriente di Hesse, primo volume della
leggendaria collana “La biblioteca Suhrkamp” che esiste ancora oggi. La
casa editrice divenne nel giro di pochi anni quello che la Einaudi è
stata per l’Italia del dopoguerra e la Gallimard per la Francia nello
stesso periodo. “Qualcuno riesce ad immaginare la Germania post-nazista
senza la presenza dell’editrice Suhrkamp? ”, chiese una volta
provocatoriamente Günther Grass.
LA SUHRKAMP Verlag è stata al centro di tutti i fermenti letterari e
culturali che hanno attraversato la Germania ponendosi come un volano
della rinascita morale e intellettuale del Paese dopo la tragedia del
nazismo. Quella che tutti finirono per definire “cultura Suhrkamp”
incise in profondità nella vita intellettuale della Germania
occidentale, in particolare negli anni 60 e 70. L’editrice pubblicò gli
scritti degli esponenti della cosiddetta “Scuola di Francoforte”, in
particolare le opere di Theodor W. Adorno e Jürgen Habermas le cui
teorie furono decisive nel mettere in moto i moti studenteschi del 1968.
Anche la maggior parte dei membri del “Gruppo 47”, vero e proprio
laboratorio per altre avanguardie letterarie tra cui quella italiana del
“Gruppo 63”, figurano nel catalogo della Suhrkamp Verlag.
Oggi dinanzi al pericolo del fallimento della più prestigiosa casa
editrice tedesca, non c’è in Germania chi non ricordi il modo del tutto
personale che ebbe Peter Suhrkamp di fare l’editore. “Noi non
pubblichiamo libri, pubblichiamo autori”, era solito ripetere. Ed
infatti ebbe sempre rapporti strettissimi e sovente di grande amicizia
con i suoi autori. Il germanista Raimund Fellinger, redattore capo della
casa editrice dal 1979 al 2000 e direttore generale dal 2006, ha
ricordato in una recente intervista che la filosofia editoriale di Peter
Suhrkamp è proseguita anche dopo la sua morte tanto che egli stesso è
solito fare lunghe passeggiate in montagna con Peter Handke prima della
pubblicazione dei suoi libri.
“Ricordatevi” – diceva sempre Peter Suhrkamp ai suoi collaboratori –
“che anche il più modesto dei nostri autori è una persona creativa e
quindi vale più di noi tutti messi insieme”. Già da qualche anno la
Suhrkamp aveva perso la sua posizione dominante nel panorama letterario
tedesco, malgrado gli sforzi di Ulla Unseld-Berkewicz, vedova di
Siegfried Unseld. Dieci anni di tensioni e conflitti si sono per il
momento conclusi con la richiesta di fallimento.
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