Notevole questa perla: "la Francia... è stata la generosa ospite di tanti rifugiati politici da tutte le tirannie fin dai tempi della rivoluzione bolscevica" [SGA].
Varian Fry:
Consegna su richiesta. Marsiglia 1940-1941. Artisti, dissidenti ed ebrei in fuga dai nazisti, Sellerio, trad. di V. Parlato e R. Sferzi, pagg. 312, euro 16
Risvolto
Agosto 1940. Varian Fry, giovane giornalista americano, viene mandato a
Marsiglia da una organizzazione americana (l’Emergency Rescue Committee,
ERC) con l’incarico di fare espatriare gli esuli europei che avevano
trovato rifugio in Francia e che sono minacciati dalla clausola
contenuta nell’armistizio con la Germania nazista che ammetteva la
«consegna su richiesta» dei rifugiati segnalati dal Reich. In tredici
mesi, prima che la polizia di Vichy espella Varian Fry, l’ERC riuscirà,
con mezzi legali e illegali, a salvare migliaia di persone. Una
testimonianza diretta e insieme un racconto di grande commozione.
«Nell’agosto del 1940 lasciai New York per
una missione segreta in Francia, una missione che molti dei miei amici
consideravano pericolosa. Partii con le tasche piene di elenchi di
uomini e donne che dovevo soccorrere e con la testa piena di
suggerimenti su come farlo».
Siamo nel pieno dell’occupazione
tedesca e la Francia, che è stata la generosa ospite di tanti rifugiati
politici da tutte le tirannie fin dai tempi della rivoluzione
bolscevica, è ora sottomessa a una vergognosa complicità: la «consegna
su richiesta». Le clausole della resa la impegnano a restituire ai
nazisti gli stranieri rifugiati in Francia, se i comandi tedeschi lo
pretendono.
Gli Usa, in quel momento, non erano ancora entrati in
guerra ma «un gruppo di cittadini americani, convinti che i democratici
dovessero aiutare i democratici, senza badare alla nazionalità, creò
subito l’Emergency Rescue Committee», con l’obiettivo di esfiltrare il
maggior numero di «rifugiati politici e intellettuali prima che la
Gestapo, l’Ovra e la Seguridad li prendessero».
L’agente
dell’operazione fu l’autore di questa memoria. Uno dei vari
intellettuali prestati all’azione democratica contro il nazifascismo. In
tredici mesi, entrò in contatto con tanti comuni eroi indimenticabili,
costituendo una formidabile rete clandestina e caricandosi del destino
di vita o di morte di grandissimi nomi dell’arte, della scienza e della
cultura. Furono salvati in più di 1.500, in un crescendo di rischio ed
saltazione paragonabile all’opera di Oskar Schindler. Essi diedero
incremento all’esodo intellettuale dall’Europa oltreoceano che cambiò il
volto culturale dell’America. Questo libro ce ne restituisce tra
l’altro i ritratti presi in momenti fatali, assieme alle avventure della
clandestinità.
Un documento di fatti vissuti che, con l’impegno
notte e giorno sul filo del rasoio, rispecchia drammaticamente la
tensione del pericolo mortale che il mondo democratico di allora
avvertiva, e proietta nel clima reale della «guerra totale».
Varian Fry (New York, 1907-Redding, 1967), giornalista e editore, è
stato insignito della Legion d’onore francese, primo cittadino
americano a comparire nella lista dei Giusti tra le nazioni, ha ricevuto
la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele; a Marsiglia e a
Berlino una strada porta il suo nome. Dalla vicenda, narrata in questo
libro, ma conosciuta largamente solo dopo la sua morte, è stato tratto
un film, Varian’s War, con William Hurt e Julia Ormond.
Da Breton a Ernst, artisti degenerati in fuga dal nazismo
di Giuseppe Dierna Repubblica 3.6.13
Nell’estate
del 1940 Marsiglia è un gigantesco centro raccolta profughi, una
stazione di transito per transfughi ad alto grado di genialità. I
tedeschi hanno occupato più di metà della Francia, lasciando libero solo
il Sud del Paese in mano al governo di Vichy, e in città affluiscono
pittori, scrittori, intellettuali in fuga dalla Germania, tutti in
attesa di un documento per raggiungere Lisbona, da dove prendere il
volo. Ma un solo documento non basta, ne servono cinque: un passaporto,
il visto di un paese ospitante, un visto d’uscita, uno portoghese e uno
spagnolo di transito. E tutti validi assieme.
A metà agosto arriva a
Marsiglia Varian Fry, giovanottone americano con occhiali tondi e modi
eleganti. Deve aiutare intellettuali e artisti a fuggire dalla Francia.
Per farlo dovrà barcamenarsi con una burocrazia proteiforme, francese
come americana, dalla spiccata tendenza a mutare le regole in corso
d’opera e mettergli i bastoni tra le ruote. Fino alle pressioni
congiunte del Consolato americano e della Prefettura per espellerlo
l’estate successiva. Tornato negli Usa, Fry narrerà le sue vicende in un
accorato volumetto dal ritmo incalzante: Consegna su richiesta.
Marsiglia 1940-1941.
Nei suoi uffici sfilerà il meglio della cultura
europea: il poeta Walter Mehring, lo scrittore Lion Feuchtwanger, Konrad
Heiden, autore di una feroce biografia di Hitler. Oppure sarà lui
stesso ad andarseli a cercare nei loro nascondigli, per suggerire
rocambolesche vie di fuga, magari concordate con l’esule Emilio Lussu.
Come avverrà con Franz Werfel e la moglie Alma, a cui si uniranno
Heinrich Mann e Golo, figlio di Thomas Mann. Sarà lo stesso Fry a
scortarli, ma la mancanza di visti d’uscita impedisce al gruppo
l’espatrio in treno: attraverseranno i Pirenei a piedi (Heinrich ha
settant’anni, Werfel qualche chilo di troppo), mentre Fry porterà con sé
in treno i diciassette colli dell’inverosimile bagaglio (nella valigia
di Alma anche gli spartiti di Mahler). Si rivedono al di là del confine
spagnolo, a Portbou, dove due settimane più tardi si sarebbe suicidato
Walter Benjamin, bloccato anche lui in frontiera senza visto d’uscita.
Preoccupato di dare troppo nell’occhio a Marsiglia, Fry decide di
trasferirsi a Villa Air-Bel, un passo fuori città: specchi macchiati e
rubinetti a forma di cigno. E qui la storia diventa leggenda, ben
ricostruita da Rosemary Sullivan in un avvincente volume uscito alcuni
anni fa (Villa Air-Bel, Edizioni dell’Altana). Come in un poliziesco
vecchia maniera, nelle diciotto stanze della villa, di proprietà di un
inquietante collezionista di sbiaditi uccelli impagliati che si mangiava
la carne dei volatili che impagliava, s’incroceranno destini spaiati:
un rivoluzionario di professione come Victor Serge, reduce dalle galere
sovietiche e un rivoluzionario della parola come André Breton, lì con
l’affascinante Jacqueline («bella e selvaggia, con pezzetti di specchi
tra i capelli») e la figlia Aube. E poi Miriam Davenport, anima del
Comitato di Soccorso, Danny Bénédite (ex impiegato alla Prefettura di
Parigi e gran mistificatore nel ramo documenti d’identità), la contessa
Consuelo de Saint-Exupéry in attesa di riunirsi al marito, un giovane
medico rumeno e la miliardaria americana Mary Jayne Gold, generosa
sostenitrice dell’impresa Fry. Per non parlare poi dei comprimari.
Incuranti
delle restrizioni, Breton e Serge lavorano imperterriti nella
biblioteca dalle pareti affrescate. E’ Breton a stabilire il tono delle
giornate. Già la prima sera piazza a centro tavola una bottiglia piena
di mantidi religiose, organizza giochi surrealisti, tira fuori vecchie
riviste, forbici e colla e coinvolge tutti a fare collages. E la
domenica arrivano gli ospiti dai dintorni: Max Ernst con Leonora
Carrington, Péret, Victor Brauner, André Masson, quasi a voler
ricostruire la regolarità dell’infranta atmosfera parigina. Si organizza
anche un’asta (fallimentare), con quadri surrealisti appesi agli alberi
attorno alla villa e monete sotterrate nel parco per eludere le
perquisizioni.
E poi l’idea: perché non ridisegnare le carte da
gioco? Ci si mettono i Breton, Wilfredo Lam, Ernst, Oscar Dominguez,
Brauner, Jacques Hérold. I semi tradizionali sono sostituiti da Amore,
Sogno, Rivoluzione e Conoscenza, mentre al posto delle figure ci sono
ora il Genio, la Sirena e il Mago. Le figure del Sogno saranno
Lautréamont, Alice, Freud; quelle dell’Amore: Baudelaire, la Religiosa
Portoghese, Novalis. L’asso di Rivoluzione è una ruota insanguinata,
quello di Conoscenza (opera di Breton) è un buco della serratura in cui
s’intravede una fiammella. Il jolly è Ubu Roi come l’aveva disegnato
Jarry. Sarà il Mazzo di carte di Marsiglia.
Lo stallo persiste. Le
autorità americane rifiutano a Serge anche solo un visto di transito. A
fine marzo s’imbarcherà con Breton su un cargo diretto in Martinica: a
bordo anche Anna Seghers e Claude Lévi-Strauss, che ricorderà il poeta
«muoversi su e giù come un malinconico orso da circo nella sua
giacchetta di velluto». Per gli altri è solo questione di mesi. Senza
Breton la villa è triste. Ci passerà ancora Peggy Guggenheim, persa
dietro Ernst ma ben attenta ai suoi quadri, che compra in abbondanza. Il
1° maggio il pittore taglia il confine spagnolo diretto negli Usa.
Quattro giorni dopo, Peggy organizza tra i platani una mostra di Ernst e
della Carrington, entrati ormai nella sua già ricca collezione: con i
tedeschi alle porte, l’arte degenerata occupa di nuovo il parco di Villa
Air-Bel.
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