lunedì 3 giugno 2013
Stefan Zweig su Dostoevskij
Risvolto
La vita di Dostoevskij è «un’opera d’arte, una tragedia, un destino».
Per Stefan Zweig, nella biografia dei geni non solo possiamo scoprire la
radice dei loro capolavori, ma anche la chiave per interpretarli e
comprenderli. In questo libro, il saggio letterario e il ritratto
psicologico s’intrecciano, si rispecchiano e si fondono l’uno
nell’altro. Analizzando minuziosamente il volto segnato del grande
scrittore russo, Zweig ne elenca le tragedie, le passioni e i rovesci,
cerca con parole appassionate di rendere la grandezza spaventosa
dell’opera e la sua spietata rivolta contro il destino. Mostra come
Dostoevskij riuscisse a vivere fino in fondo anche le sofferenze più
atroci, quelle dalle quali gli altri escono schiantati, e trarne ragione
di vita e di scrittura. La povertà, l’epilessia, la deportazione in
Siberia sono per lui la strada che scende nelle profondità dell’animo
umano e lo eleva verso l’assoluto. E così il crimine e il vizio sono
vissuti sia come caduta sia come missione. Il martirio e il peccato sono
allora il nutrimento di un’arte che rifiuta ogni limite, attraversata
da dualismi irrisolvibili e feroci: l’anelito alla fratellanza e il
nichilismo, un sarcastico materialismo e il bisogno di Dio. La
trascinante lettura di Zweig diventa così una riflessione sui confini e
gli abissi della creazione attraverso l’opera di uno scrittore che si
era imposto di esplorarli anche a costo della sua stessa vita.
Nella sua opera il maestro russo descrive l’alienazione molto meglio di Marx E la soluzione non è la rivoluzione, ma il ricongiungimento di anima e corpo
Marcello Veneziani - Lun, 03/06/2013
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