mercoledì 25 settembre 2013
Grandi novità filosofiche da Agnes Heller
«Qualunque idea abbiamo in mente, nessuno di noi è completamente autonomo»
di Agnes Heller Corriere 24.9.13
Ogni scelta umana presuppone autonomia.
L'individuo, sceglie come singolo individuo, come una «identità». Se
sceglie cercando il consiglio, l'approvazione o la disapprovazione degli
altri, il rapporto tra autonomia ed eteronomia sarà sbilanciato, dato
che «l'identità oggettiva», la considerazione degli altri, peserà più
dell'impulso interno. L'equilibrio tra autonomia ed eteronomia si sposta
invece verso l'autonomia ogni volta che l'attore si trova solo al bivio
o, perlomeno, decide di scegliere come se fosse solo.
L'azione è
normalmente attribuita a chi sceglie. L'attore può assumersene la
responsabilità, o può anche evitarla. Coloro che evitano la
responsabilità riscrivono la propria autobiografia, nel tentativo
autodifensivo di cambiare la propria storia. Riscrivere, reinterpretare
la propria autobiografia comporta la manipolazione della memoria. Per
evitare la responsabilità la stessa situazione di scelta verrà
modificata nel ricordo, molti lampi di memoria verranno spinti fino al
livello inconscio, cioè dimenticati. Questo gioco può avere successo
solo in parte. Ma anche se solo parzialmente riuscito, influenzerà le
scelte future dell'individuo al suo prossimo crocevia. Le scelte che
seguono sono influenzate principalmente dalla memoria cosciente, poiché
ogni scelta essenziale è anche una sorta di ripetizione. Eppure, il
ricordo più autentico, soppresso, non viene del tutto dimenticato. Può
apparire in forma di ansia, di rimorso di coscienza e addirittura come
trauma in ogni nuova situazione di scelta essenziale.
Una relativa
autonomia è presente in tutte le nostre scelte con maggiore o minore
intensità. Ma cosa pensare del noto detto di Lutero: «Qui sto. Non posso
fare altrimenti»? E del celebre commento autoriflessivo di Nietzsche
«Non ho mai avuto scelta»? Cosa dire dell'autonomia di non scegliere?
Ciascuno
si trova di fronte a scelte, alcune essenziali altre inessenziali. Ci
sono scelte banali, scelte superficiali come anche scelte che
definiscono il carattere. Queste ultime sono essenziali, perché
determinano la personalità, hanno effetti duraturi e non possono essere
capovolte senza gravi conseguenze. Le scelte più essenziali possono
determinare l'intera esistenza di una persona e per questo sono definite
esistenziali. Una scelta esistenziale definisce il carattere di una
persona una volta per tutte. Se qualcuno afferma (come Lutero o
Nietzsche) di non avere alcuna scelta, di non fare più alcuna scelta,
ribadisce che non può tornare indietro su una strada già scelta una
volta per tutte.
Ma come può ciò che è caratterizzante, essenziale,
che è scelta esistenziale, come lo è una scelta pienamente autonoma,
essere immaginato o meglio descritto? Come posso immaginarlo o anche
descriverlo senza ricadere in speculazioni metafisiche su due mondi
differenti e non collegati, il mondo della ragione e quello della
natura? Come posso presentare il caso di una scelta esistenziale? Di una
scelta a seguito della quale non si ha più scelta?
La scelta
esistenziale non è una scelta di questo o quello, dell'obiettivo di una
vita, non è la scelta di un'idea, di una professione, neanche la scelta
del bene. Scegliere questo piuttosto che quello non è una scelta
totalmente autonoma, dal momento che chi sceglie è anche determinato
dall'oggetto della sua scelta.
Scelta esistenziale significa
scegliere se stessi. La scelta di se stessi è un salto e come tale non
determinato. Dopo aver scelto noi stessi, cominciamo a diventare ciò che
abbiamo scelto di essere. Noi non scegliamo l'arte, ma noi stessi come
artisti e, sulla scia della nostra scelta, cominciamo a diventare
artisti. Non scegliamo il bene, ma abbiamo scelto noi stessi come
persone buone, e cominciamo a diventare ciò che abbiamo scelto di
essere: buone persone. Avendo scelto noi stessi come questo o
quell'altro, non ci rimane più scelta. Avendo scelto noi stessi, abbiamo
scelto il nostro destino, che è la meta della nostra vita. Non possiamo
fare a meno di raggiungere la nostra destinazione. Piena autonomia
significa seguire il sé che abbiamo scelto come nostra destinazione,
senza sottrarci. Un'altra, nuova, scelta essenziale sarebbe quella di
abbandonare la strada del nostro destino auto-scelto. Una persona che
abbandona il suo destino si trasforma in un fallimento esistenziale, un
nessuno, un naufragio.
Pensando all'autonomia attraverso una scelta
esistenziale, ci si deve chiedere se si tratti sempre di un'autonomia
morale. C'è un aspetto etico in tutte le scelte esistenziali, ma non
anche di tipo morale. A volte è difficile distinguere l'uno dall'altro.
Lutero ha scelto se stesso come colui che ha riformato il Cristianesimo.
Questo era il suo destino, non poteva agire diversamente. Nietzsche ha
scelto se stesso come filosofo, questo era il suo destino, non poteva
fare altrimenti. Solitamente, ciò che è etico nel senso descritto sopra
non è morale, e talvolta contraddice la moralità. L'etica di tutte le
scelte esistenziali richiede di far fronte alla scelta, senza mai
tradirla, senza mentire, prima di tutto senza mentire a se stessi.
Eppure, basta pensare al Don Giovanni nell'opera di Mozart. Le autorità
morali del mondo gli chiedono di pentirsi e lui risponde di «no» per tre
volte. Se si fosse pentito, sarebbe diventato un fallimento
esistenziale. Egli rimane fedele all'immoralità.
La scelta
esistenziale di sé diventa una scelta morale — e non soltanto etica — se
ci si sceglie come persona buona e si comincia a diventare la persona
buona che si è scelto di essere. Così facendo, il soggetto diventerà una
persona che di fronte a ogni scelta concreta, preferirà subire il male
che fare il male, senza tentennamenti, per forza di carattere, perché
non avrà altra scelta. Sarà un essere morale completamente autonomo.
Ma
esistono esseri completamente autonomi? Esistono persone buone. Tutti
noi conosciamo buone persone. Pensando in termini filosofici, hanno
scelto se stessi come persone buone e sono diventati ciò che hanno
scelto di essere. Ma conosciamo persone che non crollano mai nelle
proprie azioni? Chi è in grado di sapere immediatamente, in ogni
situazione, quali atti sono giusti o ingiusti? Quasi nessuno, ma quali
conseguenze possiamo trarne?
Qualunque sia la teoria che abbiamo in
mente, dobbiamo ammettere che nessuno di noi è completamente autonomo,
nessuno di noi può scegliere in piena autonomia. Kant direbbe che la
piena autonomia è un'idea regolativa pratica. Nella vita di tutti i
giorni si può solo cercare con tutte le proprie forze di evitare
l'eteronomia. Come? Forse, per prima cosa, seguendo il consiglio di
Kant: in caso di scelta o di qualsiasi tipo di azione, meglio decidere
se la scelta è buona prima di decidere se è piacevole o utile. E, in
secondo luogo, meglio evitare la cieca accettazione dell'opinione
pubblica e delle ideologie. In terzo luogo, facendo del nostro meglio
per non mentire a noi stessi. Infine, essendo consapevoli della
relatività della nostra autonomia, della nostra fragilità di esseri
accidentali.
(traduzione di Anastasia Frandino)
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