giovedì 26 settembre 2013
La Germania ai tempi della Machtergreifung: tradotti i racconti di Erika Mann del 193
Risvolto
Germania, ottobre 1938. Uno straniero passeggia tra i vicoli di una
città di provincia. Sono da poco passate le nove di sera e la città è
irrealmente
deserta e silenziosa, si odono solo il fruscio di bandiere appese alle
finestre, l’abbaiare di un cane che si confonde con l’eco di una voce di
un uomo.
Lo straniero siede ai piedi di un monumento, guarda il cielo, assapora
la quiete e la serenità della notte. Non sa che la voce lontana è quella
di Adolf Hitler che parla al suo popolo, non sa che da lì a poco tempo
dalla Germania partirà l’offensiva che darà inizio alla Seconda guerra
mondiale.
In Germania, molti intellettuali e artisti sono fuoriusciti da anni,
scegliendo o dovendo scegliere l’esilio come autodifesa. Una di loro
vuole far capire che cosa sta succedendo, che cosa è già successo e
soprattutto quello che ancora potrebbeessere fatto.
Quando si spengono le luci, volume di racconti brevi scritti in presa diretta da Erika Mann in pochi mesi, è testimonianza e appello.
L’autrice racconta di gente comune, non di eroi né di criminali al
servizio del Terzo Reich: sono viaggiatori, medici, commercianti,
contadini, professori universitari, operai, sacerdoti, giornalisti,
madri di famiglia e marinai i protagonisti delle sue «storie vere».
In un racconto, il professor Habermann conduce per mano i suoi allievi
all’insubordinazione in pectore, durante una lezione, col solo ragionare
correttamente di diritto in un’aula universitaria. In un altro, due
giovani ragazzi innocenti, non certo avversi al regime, si suicidano per
colpa della leggerezza incompetente di un medico nazista, in un
contesto di ubbidienza cieca a cui loro per primi si sono
volontariamente uniformati. Per i due giovani il processo post mortem si
chiude con una vuota frase di circostanza e il rammarico che al Terzo
Reich sia stata tolta «forza lavoro»: di certo un futuro fedele soldato
e, con tutta probabilità, una buona fattrice di bambini.
Nella postfazione «Un nuovo tipo di scrittrice», Agnese Grieco scende
dietro le quinte dell’opera di Erika Mann, mettendo in luce la
delicatezza illuminista
e la misura perfetta con cui Quando sispengono le luci analizza
la doppia natura faustiana dell’anima tedesca, per cercare di capire e
affrontare il presente hitleriano e testimoniare, al tempo stesso,
un’altra Germania.
Erika Mann (Monaco di Baviera, 1905 – Zurigo 1969),
saggista, performer, scrittrice e giornalista, figlia primogenita di
Thomas Mann e Katja Pringsheim, abbandona la Germania del Terzo Reich
nel 1933 assieme al fratello Klaus, scegliendo la via dell’esilio che la
porterà in Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti.
Finalmente tradotto dal Saggiatore il ritratto impietoso della Germania nazista della scrittrice tedesca
ARTICOLO - Alessandra Pigliaru il manifesto 2013.09.26 - 11 CULTURA
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