La possibilità di effettuare spostamenti rappresenta una delle caratteristiche centrali della condizione di vita nella modernità. Addirittura, si può sostenere che la libertà di movimento si presenta come una delle più importanti ideologie delle società contemporanee: per ottenere successo, i mezzi di comunicazione hanno dovuto quindi orientare il loro sviluppo verso una sua facilitazione. Negli ultimi anni, poi, hanno intensificato il loro sforzo, in conseguenza dei progressi resi possibili dalla crescente miniaturizzazione che consente ai media - e soprattutto ai loro contenuti - di assecondare in maniera più efficace gli spostamenti degli individui, integrandosi sempre più strettamente con i corpi umani. È il caso, naturalmente, di strumenti oggi assai diffusi come computer portatili, tablet, smartphone, ecc.
Naturalmente, l'utilizzo di questi strumenti «nomadici» di comunicazione comporta una riformulazione della percezione individuale del tempo e dello spazio. Ciò appare evidente durante l'impiego del telefonino, che tende a far emergere nella comunicazione il contesto d'uso dello strumento, introduce discontinuità nella conversazione, allarga spesso il dialogo ad altri interlocutori, ma soprattutto consente agli individui di «fluidificare» il tempo, organizzando la propria giornata senza prefissare luoghi e tempi e condividendo le esperienze in tempo reale.
È evidente che siamo di fronte a uno dei nodi centrali del processo di cambiamento delle società contemporanee. Le scienze sociali l'hanno però sinora sostanzialmente trascurato. È preziosa, allora, a distanza di tre anni dall'edizione inglese, la traduzione italiana del volume Vite mobili (Il Mulino, pp. 266, 21 euro), scritto a quattro mani dai sociologi Anthony Elliott e John Urry: quest'ultimo è uno «specialista della mobilità» (ha già dedicato diversi volumi a questo argomento) e ciò che ha scritto con Elliott contiene diverse interessanti riflessioni su come l'evoluzione delle tecnologie comunicative stia attualmente modificando la nostra condizione spazio-temporale. Vi si sostiene, in particolare che, quando viaggiano, gli individui cercano di portare con sé, virtualmente, le relazioni sociali e affettive che hanno sviluppato nella loro vita quotidiana: le nuove tecnologie di comunicazione offrono la possibilità di continuare a coltivarle.
Ne consegue, come affermano Elliott e Urry, che si attivi «un processo di trasformazione dell'esperienza personale e sociale attraverso l'immagazzinamento e il successivo recupero di affetti ed emozioni nel mondo materiale dei media contemporanei». Grazie alla disponibilità dei nuovi strumenti «nomadici» di comunicazione, gli individui sono oggi in grado di trasportare con sé sentimenti, memorie e sogni e possono anche dare vita a identità meno legate a luoghi fissi, comportamenti abitudinari o tradizioni culturali rigide. Identità che diventano anch'esse «portatili». Abbiamo, dunque, a che fare non solo con lo sviluppo di una «digitalizzazione delle relazioni sociali», ma con una vera e propria trasformazione della natura dell'identità personale.
Secondo Elliott e Urry, le odierne tecnologie comunicative, permettendo di continuare a coltivare le relazioni personali e affettive, permettono di limitare i possibili rischi di ansia derivanti dal distacco dalle persone care. Sentire e vedere qualcun altro in una videotelefonata effettuata via skype, guardare fotografie o video sullo schermo di un computer, ascoltare canzoni che ricordano eventi affettivamente importanti aiutano nella costruzione di una «presenza immaginata» degli altri che, in situazioni di mobilità, può essere di grande conforto.
Le nuove identità mobili richiedono però alle persone una crescente disponibilità di quello che Urry ha chiamato, già in un precedente volume, «capitale di rete». Si tratta di un tipo di capitale che va ad aggiungersi al capitale economico e a quello culturale che sono stati efficacemente analizzati in passato da Pierre Bourdieu e consiste nella capacità degli individui di utilizzare il web e il flusso delle informazioni circolante in esso allo scopo di sviluppare le proprie connessioni sociali.
È un capitale che dev'essere posseduto in misura adeguata per sentirsi al passo con l'evoluzione sociale e tecnologica. In caso contrario, si generano inevitabilmente delle discriminazioni.
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