lunedì 4 novembre 2013

André Tosel su Gramsci

Camarade Antonio Gramsci

Anche la Francia lo riscopre ne parla il filosofo Andrè Tosel
di Stefania Miccolis l’Unità 4.11.13


LA FILOSOFIA ITALIANA DEL ‘900 È RICCA E DI GRANDISSIMO VALORE, MA PURTROPPO OGGI È POCO NOTA. Ma è come un fiume carsico, le cose interessanti sono sottoterra e poi all’improvviso risorgono». Così André Tosel, filosofo, docente all’Università di Nizza, specialista del pensiero di Marx e del marxismo italiano, elogia la nostra cultura mentre passeggia ammirando il «patrimonio straordinario» di Roma. «L’Italia è piena di fascino e incanto, mi preoccupa però la volgarità in cui è caduta», dice. Senza nascondere, poi, il suo pessimismo nell’analizzare il presente in cui «la globalizzazione capitalista ha creato disuguaglianze così forti e ingiustizie insormontabili e ingiustificabili». Insomma, il nostro è un mondo guasto, Un monde en abîme, come il titolo di uno dei suoi saggi, (edito da Kimé nel 2008). E la filosofia può aiutarci a comprendere... La formula di Hegel per trasformare il mondo bisogna capirlo è alla base del pensiero di Tosel: «Io voglio capire il mondo nelle sue articolazioni, potenzialità, contraddizioni e opposizioni spiega -. La domanda importante è: quale mondo per quale gente? Le solidarietà di un tempo sono perdute e l’individualismo è giusto solo se concepito come individualismo dell’uguaglianza, il partager (ovvero la condivisione) e non come individualismo solitario.



Il sistema è riuscito a neutralizzare l’uomo in quanto massa compatta. All’individualismo come libertà di pensiero non si può rinunciare, è un diritto, ma al tempo stesso è molto ambiguo perché permette anche a determinate forze di agire incontrastate. Il popolo è stato soggiogato dall’idea imperante del consumo, e gli individui sono infelici perché non potranno mai soddisfare i loro desideri, non solo perché i fenomeni economici non vanno loro incontro, ma perché è lo stesso desiderio ad essere un’illusione».
Viviamo in un mondo paradossale, ripete Tosel, e si «aggrappa» al pensiero gramsciano, ne fa il faro della sua analisi: «l’ideale antropologico di Gramsci era quello di un uomo lavoratore serio, rigoroso, modello soppiantato dal liberismo capitalista. I limiti sono enormi e l’individualismo è diventato una religione. Non si può uscire da questa situazione se non si è capaci di produrre rispetto per il mondo, rispetto del bene comune. Gramsci, Hegel, Marx, in questo senso, sono strumenti di cui fare una intelligente rilettura».
Partiamo da Gramsci, che Tosel considera l’esponente più importante del marxismo del ‘900: «È poco studiato in Francia dice il filosofo ma in Italia è un po’ più vivo, perché vi sono ancora storici e filosofi che si interessano a lui e c’è un Istituto molto valido. A differenza dell’Italia la Francia non ha avuto una grande tradizione filosofica marxista, non abbiamo avuto Antonio Labriola, una discussione approfondita su Marx, ma solo una conoscenza frammentata, secca, dogmatica e schematica».
Labriola viene pubblicato in Francia grazie a Sorel: nella rivista Le Devenir Social appare il primo dei tre Saggi sul materialismo storico; il secondo e il terzo sono tradotti in francese nel 1897 e nel 1899. Il terzo, Discorrendo di socialismo e di filosofia, era scritto in forma di lettere indirizzate a Sorel; ma la fortuna di Labriola in Francia subisce una battuta d’arresto anche per l’ accoglienza negativa del grande sociologo Emile Durkheim. Tosel ricorda ciò che scrive Stefano Miccolis: «I Saggi erano la prima, meditata e originale interpretazione europea del pensiero di Marx; e avrebbero contribuito a produrre grazie anche alla loro immediata discussione, che coinvolse Croce e Gentile quel rinnovamento e rinvigorimento della filosofia italiana, che caratterizzò i primi decenni del Novecento». «E Gramsci secondo Tosel ha saputo analizzare con profondità molti aspetti della struttura del mondo moderno ed oggi assume un ruolo di interlocutore critico. Ha sempre avuto la speranza in una egemonia dei subalterni». Sottolinea quanto Gramsci abbia compreso la modificazione della concezione del lavoro, la correlazione fra struttura economica e forme politiche, quanto si sia soffermato sulla cultura dei linguaggi, sugli apparati egemonici e non solo, sull’unità linguista e sul folclore (importanti tra l’altro per l’antropologia culturale di oggi). «Ha riflettuto sul modo di unificare tutti questi aspetti in un modello di lavoro teoretico e politico. La sua è una analisi immane. È il solo marxista del secolo ad aver fatto questo. Ha saputo fare una sorta di mappa molto articolata, e le tesi generali sono basate su analisi precise. Ha cercato di unire la riflessione generale, concettuale dentro l’analisi dei fenomeni più concreti; questa è la forza del pensiero di Gramsci».
Ma adesso Tosel conviene che le sue analisi non possono essere riprese alla lettera, devono essere rivisitate: la punta avanzata dell’industrializzazione non è più l’industria pesante, ma quella della comunicazione.
Anche le forme politiche sono cambiate: «abbiamo delle forme ademocratiche, la democrazia parlamentare è divenuta non democratica perché è lontana dai bisogni e dalle aspettative della gente, è divenuta una specie di classe corporativa che da sola pretende di dirigere un paese che di fatto è sensibile soprattutto agli interessi economici più forti. C’è un blocco economico politico che regge tutto. Questa è una forma politica che Gramsci ancora non poteva conoscere in cui è la figura del popolo ad essere svanita. Il vero problema adesso è sapere se l’idea di una egemonia delle masse subalterne abbia ancora senso».
Tosel spiega come oggi l’epicentro della cultura gramsciana sia anglo-americano e come Gramsci sia stato rivalutato in America latina dove ha avuto un ruolo importante nei movimenti social-democratici che si sono affermati. Ma anche in India antropologi e sociologi analizzano i ceti subalterni attraverso il suo pensiero. «Gramsci aveva capito in anticipo l’importanza di queste categorie e la necessità di far nascere in loro una cultura propria ma combinata con i punti avanzati della cultura moderna».
Tosel nel 1991, a Besançon, organizzò lui stesso un importante e grande convegno sul fondatore del partito comunista. Oggi l’Istituto Gramsci gli dà la possibilità di curare il volume Gramsci in Francia dove riunirà i testi noti e poco noti sull’intellettuale marxista usciti in Francia.
Un progetto importante già cominciato e che continuerà in altri paesi «per mantenere vivo il pensiero gramsciano nel mondo e attualizzarlo, perché non possiamo dimenticare lo sforzo fatto dal marxismo nel secolo passato per capire il mondo e cercare di trasformarlo».

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