venerdì 8 novembre 2013
Il confine tra libertari e liberisti è labile: ancora Barclay
Una società senza servitù volontaria
Pubblicato il libro dell'antropologo francese, ritenuto un classico del pensiero politico libertario
ARTICOLO il manifesto 2013.11.08 - 11 CULTURA
Gli anarchici sono gente seria. Una dimostrazione sta
nell'attenzione che il pensiero libertario dedica ormai da decenni alle
questioni antropologiche.
È chiaro, infatti, che la plausibilità dell'anarchismo dipende in
gran parte dal suo corrispondere o meno alle possibilità della natura
umana. Gli studi di Pierre Clastres hanno contribuito in modo
determinante al risultato dal quale Barclay prende le mosse, vale a dire
«che i dati forniti dall'antropologia confermano la teoria anarchica
sul governo» (Lo Stato. Breve storia del Leviatano, elèuthera, pp. 143).
Società
è un termine che può essere applicato alle esistenze di molti animali.
Con questa parola si intende infatti «un qualsiasi gruppo di organismi
che interagiscono socialmente tra di loro per un periodo di tempo
prolungato. Una società ha per definizione ordine e struttura». Uno dei
dati di fatto più importanti sul quale si fonda la prospettiva anarchica
è che la maggior parte delle società umane finora esistite e conosciute
non ha avuto né governo né leggi scritte né Stato. Questo non
significa, naturalmente, che tali società non abbiano avuto autorità e
organizzazione. I governi sono infatti soltanto un modo di organizzare
politicamente le società, lo Stato è soltanto una delle forme che assume
l'autorità. Nelle società prive di Stato esistono ordine e struttura
come in tutte le altre. E quindi «persino l'anarchico riconosce che
esistono ambiti per un'autorità legittima», un'autorità condivisa,
orizzontale, provvisoria, limitata.
È dal IV millennio a.C. che in
Mesopotamia e in Egitto l'esercizio del potere si combina con quello di
ideologie forti, dando in questo modo origine a ciò che Morton Fried ha
definito legittimità, la quale si basa anche sulla volontà di
sottomissione presente negli umani (la servitù volontaria): «Etienne de
la Boétie scrisse che una delle ragioni per cui le persone si
sottomettono allo Stato è perché sono nate serve e sono state educate a
esserlo». La tendenza universale degli ultimi sei millenni di storia -
con gli annessi coloniali - è stata quindi la centralizzazione
amministrativa, la stratificazione sociale, la statualità politica. Lo
Stato è sempre dispotico, anche nelle forme democratiche che siamo
pronti a esaltare con tanta facilità. Secondo Barclay, invece, «eleggere
qualcuno a una carica pubblica significa semplicemente scegliere il
proprio oppressore».
In tempi più recenti lo Stato ha ottenuto un
formidabile sostegno ideologico e culturale dall'avvento delle religioni
monoteistiche, con la loro idea di un unico Dio che diventa modello di
un singolo capo supremo. Gli sviluppi futuri saranno determinati secondo
Barclay dalla sempre più radicale contaminazione degli Stati con le
grandi corporations transnazionali, ciascuna delle quali detiene una
ricchezza e una capacità di azione analoghi a quelle di decine di Stati
messi insieme. La previsione dell'antropologo canadese è che di fronte
alla ovvia volontà degli Stati/Corporations di fare gli interessi
esclusivi dei loro gruppi dirigenti, di fronte alla rarità e parzialità
delle rivolte antistatali, il collasso sociale verrà «da un gigantesco
disastro nucleare o ambientale» poiché «ancor oggi, gli Stati non hanno
preso sul serio la potenziale crisi ecologica, continuando a ritenere
prioritario il profitto».
La storia ci insegna che «qualunque Stato
alla fine cadrà nell'oblio. L'auspicio è che la potenza anche
tecnologica di questi Stati, il loro ampliarsi a dismisura tramite le
corporations, la loro assoluta miopia sul futuro del pianeta, non
portino alla fine la specie umana e l'intera biosfera. Il Leviatano che
compare nella copertina di questo libro - come appariva in quella del
libro di Hobbes - potrebbe condurre all'esito, paradossale per tutti ma
non per gli anarchici, di una struttura costruita per evitare la
distruzione e che invece della distruzione sarà stata la causa
determinante.
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