domenica 10 novembre 2013

Una critica della vulgata "antitotalitaria" in merito al patto Molotov-Ribbentrop


Il patto Ribbentrop-Molotov, l'Italia e l'Europa (1939-1941). Atti del Convegno (Roma, 31 maggio-1 giugno 2012)

Il patto Ribbentrop-Molotov. L’Italia e l’Europa (1939-1941), Mappamondi

Risvolto
Il Patto Ribbentrop-Molotov ha profondamente influenzato il corso della storia europea e mondiale del XX secolo. Ad esso sono stati dedicati numerosi studi che hanno cercato di indagare sia la natura di un trattato tira due potenze contrapposte dal punto di vista ideologico che le implicazioni di breve e lungo periodo per la politica internazionale in conseguenza dell'intesa sovietico-tedesca. Tuttavia, nonostante la grande messe di articoli e volumi finora pubblicati, si è sentita l'esigenza di approfondire lo studio di questioni che potrebbero sembrare minori rispetto al nucleo sostanziale del Patto ma che in realtà nel loro sviluppo politico e diplomatico hanno dato forma e sostanza all'evoluzione dello stesso. Infatti l'accordo nazi-sovietico dell'agosto del 1939 non si comprende completamente se non viene analizzato anche alla luce delle sue ricadute su ognuno degli attori che direttamente o indirettamente ne furono toccati. Questa è stata l'idea all'origine del l'organizzazione del convegno internazionale L'Italia e il Patto Ribbentrop-Molotov, 1939-1941, che si è svolto a Roma presso l'Istituto di Finlandia e l'Istituto italiano di Studi Germanici nel maggio-giugno del 2012. 


L’accordo sleale di Mosca

di Dino Messina Corriere La Lettura 10.11.13


Dagli archivi di Mosca emergono periodicamente nuove fonti per rileggere vicende delicate. A cominciare dal trattato Molotov-Ribbentrop, il patto di non aggressione tra la Germania nazista e l’Urss firmato nella capitale sovietica il 23 agosto 1939. A proporne una nuova lettura è lo storico Ettore Cinnella nel saggio La cinica alleanza, che fa parte degli atti del convegno Il patto Ribbentrop-Molotov. L’Italia e l’Europa (1939-1941) ora editi da Mappamondi. Cinnella non è d’accordo con quanti sostengono che i due regimi erano destinati a incontrarsi in virtù delle loro ideologie liberticide. Quel che portò allo strano patto fu la concomitanza di interessi: da un lato Hitler, che voleva essere tranquillo sul fronte orientale per sferrare l’attacco contro Gran Bretagna e Francia; dall’altro Stalin, che guardava con diffidenza alle nazioni occidentali e con interesse opportunistico al forte espansionismo nazista. Non a caso i sovietici parteciparono alla spartizione della Polonia quasi senza aver sparato un colpo. Sia a Mosca sia a Berlino erano consapevoli che il patto non sarebbe durato, ma furono i nazisti a tirare la corda per primi. Cinnella osserva che «le direttive dell’operazione Barbarossa furono emanate un mese dopo la visita di Molotov (a Berlino), il 18 dicembre 1940». Mentre i sovietici prendevano tempo perché più impreparati, i tedeschi si affrettavano a sferrare l’offensiva, che scattò il 22 giugno 1941. Sappiamo con sicurezza, confermata anche dalle memorie del dirigente sovietico Jakov Ermolaevic Cadaev, che Stalin, nonostante le cortesie diplomatiche, sapeva delle intenzioni bellicose dell’alleato e si preparava a sua volta. L’attacco nazista tuttavia avvenne troppo presto, ma il dittatore sovietico seppe reagire. Conclude Cinnella: «La guerra razziale condotta da Hitler sul suolo russo fu la manna dal cielo per il crudele e isolato regime di Stalin, il quale poté prima chiamare a raccolta i propri schiavi (atterriti da una prospettiva d’un giogo peggiore di quello sotto cui languivano) e, poi, presentarsi al mondo intero come il salvatore dell’umana civiltà dalla barbarie nazifascista». 

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