martedì 3 dicembre 2013

Ripubblicato un testo di Durkheim sull'esperienza religiosa


Émile Durkheim: Le forme elementari della vita religiosa, Meltemi

Risvolto

Rileggere oggi un classico come Le forme elementari della vita religiosa significa tornare, con Durkheim, sul significato e il futuro possibile della nostra identità di società moderne occidentali e, per la teoria sociale, guardare alle possibili strade che essa ha davanti. Con una dose di ambiguità mai sciolta, Durkheim gioca il rapporto tra religione e società nel doppio senso di marcia, per cui la religione crea l’unità del gruppo e, al tempo stesso, esprime la sua unità preesistente. È in virtù di questo doppio nesso tra religione e società che Le forme elementari è un trattato sugli aspetti sociali della religione e, al tempo stesso, sugli aspetti religiosi della società; un trattato, cioè, sul sacro e sulla società. La grandezza di un classico consiste soprattutto nelle domande nuove che sa porci, nella sua capacità di aprire nuovi spazi di riflessione, di immaginazione teorica e pratica. Le forme elementari si inseriva, all’inizio del Novecento, in una conversazione fatta di molte voci sulla natura e il futuro della religione che animava le scienze delle religioni, l’etnografia, la filosofia, la nascente sociologia. La sua grande eredità è nella capacità di dare vita, a sua volta, a un’altrettanto vivace e critica conversazione che dura fino ai nostri giorni, e che viene sempre di nuovo alimentata. Le forme elementari lascia molte domande in sospeso. Ma ci dice che la modernità occidentale deve sapersi ripensare, senza tradire se stessa ma con coraggio e umiltà, anziché compiacersi dei propri valori. 


CULTURE ÉMILE DURKHEIM
La ripubblicazione delle «Forme elementari della vita religiosa» e di molti altri scritti dello studioso francese segnala il rinnovato interesse per la sua opera. In particolare per la sua analisi del divino, scelto come l'ambito che svela i legami tra il singolo e il collettivo

ARTICOLO il manifesto 2013.12.03 - 10 CULTURA Massimiliano Guareschi

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