giovedì 5 dicembre 2013

Una nuova edizione per la Critica della ragion cinica


Critica della ragion cinica
Tra Sloterdijk e Zizek sembra esserci una bella gara [SGA].

Peter Sloterdijk: Critica della ragion cinica (1983), a cura di Andrea Ermano e Mario Perniola, Raffaello Cortina

Risvolto
“Cinismo” è oggi sinonimo di insensibilità, di un’amara disponibilità a farsi complice di qualsiasi cosa a qualunque prezzo. Ben altra natura possedeva il cinismo degli antichi, o quello che Nietzsche chiamava cynismus, una forma estrema di autodifesa che opponeva alla minaccia dell’insensatezza sociale un nucleo irriducibile di sopravvivenza, la sfrontatezza vitale di una filosofia vissuta. Se il cynicus Diogene viveva in una botte, il “cinico” moderno aspira invece al potere e al successo. Critica della ragion cinica parte da questa contrapposizione per rileggere l’intera storia della filosofia, sottoponendo a una serrata analisi il rapporto tra intellettuali e apparati di potere e il relativo strascico di sangue e ideologie.
Dalle esilaranti frecciate di Diogene contro Platone alla rivisitazione del Grande Inquisitore dostoevskijano, da Nietzsche e Heidegger alle drammatiche parabole della repubblica di Weimar e della rivoluzione russa, Sloterdijk mette a nudo i rischi estremi della falsa coscienza. Sostenuto da una inesauribile e travolgente forza satirica, intreccia provocatoriamente storia del pensiero e costumi sessuali, moda. arte, ideologia e mass media. E dopo aver tracciato una lucida diagnosi della catastrofe politico-morale del nostro tempo, ci indica una possibile terapia, attraverso il coraggio sereno e consapevole di un nuovo cynismus.
Quest’opera è stata accolta da Jürgen Habermas come un “capolavoro di letteratura filosofica”.


La rivincita del pensiero selvatico sulle idee che disprezzano la carne
Diogene contro Platone in un saggio del filosofo Sloterdijk
di Giulio Giorello Corriere 4.12.13


Quando Platone disse che l’uomo non era altro che «un animale bipede implume», Diogene di Sinope (413-323 a.C.) gli portò un pollo spennato: «Ecco l’uomo platonico!». Così racconta un altro Diogene (Laerzio, III secolo d.C.) nelle sue Vite dei filosofi . Platone non gradì, e definì sprezzantemente Diogene «un Socrate impazzito». E sappiamo come l’autore della Repubblica r accomandasse la segregazione dei folli che potevano anche venir uccisi dopo qualche anno se si ostinavano... a non rinsavire. 

Nella sua Critica della ragion cinica (1983), che oggi appare in una rinnovata edizione italiana a cura di Andrea Ermano e Mario Perniola (Raffaello Cortina) il filosofo tedesco Peter Sloterdijk dispiega agli occhi del lettore i tanti modi in cui irrisione e irriverenza ci hanno «salvato la pelle dai più diversi tentativi di renderci migliori». Però, usare il corpo come un’idea per disfare altre idee può avere conseguenze sgradevoli se non pericolose, soprattutto perché quelli che vogliono «migliorare» i propri simili sono sempre all’erta. 
L’hanno provato sulla loro pelle le ragazze che nell’odierna Russia si sono servite delle loro nude carni per ridicolizzare insieme Chiesa e Stato, e hanno subito le condanne morali delle autorità ortodosse e quelle fisiche dei tribunali di Vladimir Putin. Al quale è mancata la souplesse di Alessandro il Grande, che, volendo conoscere Diogene e avendolo infine incontrato, si sentì chiedere da questi di non frapporsi tra lui e il sole, «poiché così gli faceva ombra»; e il re si era fatto garbatamente da parte! 
Un po’ «selvatico» Diogene doveva esserlo per davvero, se è vero che (come ci informa l’autore delle Vite ) amava «lodare quelli che pur volendo sposarsi non lo facevano, quelli che pur volendo educare i figli se ne astenevano, quelli che, preparandosi a entrare al servizio dei principi, se ne tenevano alla larga». Diogene era uno di quei filosofi che si riunivano in un ginnasio fuori di Atene, detto Cinosarge (ovvero «il cane agile»), luogo sacro a Ercole. E come è plasticamente mostrato da una scultura antica dal significativo nome di Hercules mingens , anche questi emuli del mitico eroe non disdegnavano nemmeno di fare in pubblico i loro bisogni. La scuola dei cinici doveva, nel volgere di qualche secolo, sparire dalla scena. Ma la coraggiosa difesa dei diritti della fisicità, contro le norme astratte di qualsiasi dottrina che disprezza la carne, non è finita con loro. Una variegata corrente di pensiero, che include Montaigne, Voltaire, Nietzsche, Feyerabend e molti altri, ci dice Sloterdijk, ha nelle forme più diverse esercitato l’arte di «pisciare contro il vento dell’idealismo», riabilitando il gesto, lo scherno, l’ironia contro qualunque seriosità filosofica; e per questo — aggiungo io — quei personaggi sono stati spesso malvisti dagli storici ufficiali della filosofia, che appena potevano li cancellavano dai loro manuali. 
Ma quello che gli accademici talvolta fanno male, lo fanno meglio quei «prìncipi», cioè i politici che qualsiasi Diogene si rifiuta di servire, al prezzo oggi dell’emarginazione. Come nota Sloterdijk: «Uno di questi giorni Diogene darà magari le dimissioni; forse si leggerà accanto all’entrata dell’aula che il corso del docente X è sospeso a tempo indeterminato. E poi lo troveranno nei pressi di un bidone delle immondizie. Alticcio, ridacchiante, con la mente turbata...». Chissà se prima o poi non capiterà nell’università del nostro Paese, tra tagli alla ricerca e autorità che dichiarano che con la cultura non si mangia? D’altra parte già i gerarchi di Hitler la detestavano. E Sloterdijk riporta nel volume una fotografia del 1934 in cui il capo nazista passa in rassegna una parata di mutilati di guerra, in sedia a rotelle, che lo salutano «festosamente». Chissà cosa ne avrebbe detto il filosofo Martin Heidegger? Ritengo che si possa sostituire al partito nazista qualsiasi altro nuovo padrone, che incanta le «masse» con questa o quella tecnica di persuasione. 
Infatti, anche la ragione cinica può venir rovesciata nel suo opposto. Nel linguaggio di tutti i giorni cinismo oggi vuol dire «astuzie diplomatiche, disinnesco dei concetti morali, verità mandata in ferie», come dichiarava un politico britannico. Per eludere questa trappola l’odierno erede di Diogene deve esercitare lo stesso tipo di critica che a suo tempo Kant utilizzava contro le illusioni della metafisica, pur sapendo che è sempre presente il rischio di produrre nuove metafisiche, magari peggiori delle vecchie. 
Come ha sottolineato Mario Perniola nella premessa di questa edizione, sono in gioco la nostra libertà e la nostra serenità. Sloterdijk cita la protesta dell’Ivan Karamazov di Dostoevskij: «Nel mio povero intelletto terrestre ed euclideo, io so soltanto che il dolore esiste». 
Ma noi disponiamo oggi di un’audace astronomia che esplora i cieli e di una fisica che utilizza le geometrie non euclidee per capire lo spazio e il tempo. 


Sloterdijk rivaluta il cinismo degli antichi
8 dic 2013  Libero MAURIZIO SCHOEPFLIN


Diogene di Sinope era un filosofo, abitava in una botte e faceva il mendicante. Si meritò l’appellativo di Socrate pazzo. Portando alle estreme conseguenze l’insegnamentosocratico, egli, vissuto nel IV secolo a. C., voleva dimostrare che al di fuori della virtù, che genera felicità, non c’è niente di veramente importante. Meglio vivere come cani; meglio, dunque, essere cinici, termine che deriva proprio dalla parola greca kuon, che significa cane. Ancora oggi il termine cinico ha parzialmente conservato il significato originario. Che cosa significa allora, a più di 23 secoli di distanza da Diogene, scrivere una Critica della ragion cinica ( Cortina, pp. 370, euro 29), come ha fatto Peter Sloterdijk, pensatore tedesco tra i più noti e prolifici dei nostri anni? Significa distinguere bene tra il cinismo antico e quello di oggi. Quest’ultimo, figlio dell’illuminismo che mise in discussione e finì per negare ogni valore e certezza, è una filosofia triste, prodotta da una «falsa coscienza illuminata», che fa del disincanto la nota dominante dell’ esistenza. Tuttavia, alla botte di Diogene, il neocinico preferisce la villa con piscina, perché la malinconia e il pessimismonon gli vietano di accettare i piaceri del mondo.... Nel contesto di queste riflessioni, Sloterdijk sviluppa considerazioni originali che riguardano le realtà e i personaggi più disparati: la corporeità e il dostoevskijanoGrandeInquisitore, la sessualità e il pensiero di Heidegger, la religione e la politica. Oggi domina una sorta di «realismo musone» in cerca di rispettabilità: il compito che si impone è quello di aggiungere «un poco di pepe in questa insipida minestra».      

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