sabato 25 gennaio 2014
Scalfareide n. 2: ancora su "L'intellettuale dilettante"
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Idee e o caciocavalli?
Il pensiero confuso di Scalfari filosofo Lo studioso Bucci, che ha scoperto i plagi di Galimberti, stronca l’opera del Fondatore
di fd’e il Fatto 25.1.14
Il
pensiero debolissimo di ES, al secolo Eugenio Scalfari. “Intellettuale
dilettante” che celebra senza sosta “la festosa incoerenza delle idee”.
Dopo aver colpito un altro pilastro “repubblicano”, nel senso editoriale
di Umberto Galimberti e dei suoi plagi, lo studioso Francesco Bucci si
sottopone a uno sforzo titanico: passare in rassegna il pensiero
filosofico di Scalfari nelle varie produzioni del Fondatore, che già dai
titoli vola altissimo: Incontro con Io, Alla ricerca della morale
perduta, Attualità dell’Illuminismo, L’uomo che non credeva in Dio, Per
l’alto mare aperto, Scuote l’anima mia Eros.
Il risultato è spietato
ed esilarante allo stesso tempo, e rigorosamente scientifico. Nonostante
l’impegno, le citazioni e l’analisi, ES, come viene definito
dall’autore, s’imprigiona da solo in una gabbia di “intima
contraddittorietà” e “complessiva insensatezza”. Il cruccio scalfariano è
la fine della modernità. Il suo punto di partenza è “un crocianesimo di
risulta”. E qui il Filosofo Fondatore incappa nel primo scoglio. Si
professa illuminista e crociano ma “come può un illuminista come Es non
solo amare Croce, ma sposarne addirittura lo storicismo? ”.
BUCCI
SCAVA a fondo nelle opere scalfariane, da poco raccolte addirittura in
un prestigioso Meridiano, e sulla questione della modernità scolpisce
uno strepitoso quadro sinottico. Nel conto totale, e muovendosi con
disinvoltura da un sentiero all’altro, ES si smentisce e contraddice con
ben sette date fissate per l’inizio della modernità. Una volta è il XV
secolo con la negazione della metafisica (Rinascimento), un’altra ancora
è il XVI secolo con il relativismo (Montaigne). Poi, in un vortice
caotico più che speculativo: XVI-XVII secolo raffigurazione dell’io
cangiante (Shakespeare) ; XVII secolo gnoseologia razionalista
(Cartesio) ; XVII secolo scienza (Galileo) ; XVII secolo romanzo
(Cervantes) ; illuminismo (Diderot, Voltaire).
La modernità comincia
per sette volte nella storia dell’umanità. Come se ci fossero sette
Natali, anziché uno solo, per i cattolici. Comincia per sette volte e
termina in sei modi diversi. Non solo. Ma avrebbe, la modernità, pure
tre culmini (Montaigne, l’illuminismo e Leopardi) e un baricentro
(Goethe). Scalfari è un instancabile pensatore omnibus che mischia e
confonde il relativismo e il realismo, esalta Platone ma dimentica
Aristotele, s’impegna finanche a moralizzare l’impossibile, cioè
Nietzsche. I suoi testi sono tra “il diario spirituale adolescenziale,
con cui spesso i giovani dialogano con loro stessi ponendosi le eterne
domande prive di risposta, e la tesina scolastica”. L’altro cruccio del
Filosofo Fondatore, FF, è la morale e qui il compito, nota Bucci, è
“proibitivo”. Un obiettivo fallito dalle “menti dei massimi pensatori
dell’umanità”. Ma Scalfari non demorde. La sua fortuna è che “un
dilettante che diletta solo se stesso”. FF. ES. che mi hai portato a
fare sopra alla filosofia se non me la spieghi?
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