sabato 25 gennaio 2014
Luciano Canfora, ovvero predicare bene e razzolare male
"...
in realtà prima del profilarsi del movimento operaio organizzato i
partiti non erano che un unico partito suddiviso in correnti più o meno
concorrenti e orientate egli precisava da «una forza direttiva
superiore»: che potrebbe essere talvolta anche un grande giornale in
quanto portavoce accreditato e rispettato delle forze dominanti della
società. Forse siamo daccapo arrivati a quel punto".
E' da quel
dì che siamo in queste condizioni e Renzi ha solo tirato le somme.
Canfora poteva dunque pensarci prima e fare altre scelte, invece di coprire sempre e comunque il PD [SGA].
L’incontro al Nazareno il punto più basso del Pd
di Luciano Canfora l’Unità 24.1.14
CARO DIRETTORE, NON ERA PREVEDIBILE CHE IL NEO SEGRETARIO PD SI ASSUMESSE IL RUOLO DI PORTAVOCE DEL CAVALIERE.
Lo
ha invece dichiarato candidamente egli stesso quando ha detto: «Io
avrei voluto reintrodurre nella legge elettorale le preferenze, ma Lui
non ha voluto!».
Ed ora forse meglio si comprende quell’inverosimile
«ringraziamento» al Cavaliere per essersi presentato di persona alla
sede del Pd. È forse la prima volta nella storia della lotta politica in
Italia per adottare il titolo del bel libro di Alfredo Oriani che un
capopartito si attiene agli ordini del leader del partito avverso. Non
paia eccessivo dire «si mette agli ordini» giacché la questione delle
preferenze non è solo rilevante in sé nonché rivelatrice della cultura e
forma mentis anti-liberale del cavaliere, ma si è trasformata, grazie
al niet di lui accolto supinamente dal neosegretario Pd, in uno schiaffo
alla Consulta.
Quale regalo maggiore poteva farsi a chi da vent’anni martella contro la magistratura di ogni ordine e grado?
La
gravità di quel che è accaduto potrebbe forse indurre il Pd a
riconquistare la propria dignità, dopo aver raggiunto il punto più basso
della sua parabola nel momento in cui ha affidato a un indistinto
gruppo di elettori di ogni provenienza l’elezione del proprio segretario
politico. Prima che sia troppo tardi e la struttura stessa di quel
partito venga travolta dopo essere stata umiliata.
Si è detto da
ultimo che, nell’ambito dell’indistinto elettorato cui è stato affidato
il compito di scegliere il segretario politico del Pd, un apporto
rilevante sia venuto proprio grazie alla candidatura del sindaco di
Firenze dagli elettori «cinque stelle», e che ciò vada salutato come un
positivo allargamento della (futura) base elettorale del Pd. A questo
punto ammesso che la cosa risponda a verità quei (futuri) voti sono già
persi. L’operazione di svendita della segreteria si è dunque risolta
rapidamente in una perdita secca.
Osservò Antonio Gramsci nei
Quaderni del carcere, riflettendo sulla lotta politica non soltanto
italiana tra Otto e Novecento, che in realtà prima del profilarsi del
movimento operaio organizzato i partiti non erano che un unico partito
suddiviso in correnti più o meno concorrenti e orientate egli precisava
da «una forza direttiva superiore»: che potrebbe essere talvolta anche
un grande giornale in quanto portavoce accreditato e rispettato delle
forze dominanti della società.
Forse siamo daccapo arrivati a quel punto.
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