Norberto Bobbio (1909-2004)
Lo storico Massimo Salvadori: «Memoria, appartenenza etnica, interessi geopolitici un mix pericoloso con implicazioni che vanno ben oltre la Crimea»
«Dietro la crisi, il sogno di un grande Stato nazionale»
intervista di Umberto De Giovannangeli l’Unità 2.3.14
«Da quando è salito al potere, Vladimir Putin ha costantemente perseguito, fin qui con successo, l’obiettivo di dar vita ad uno Stato nazionale russo, che è tutt’altra cosa da ciò che è stata l’Unione sovietica. Gli eventi che investono drammaticamente la Crimea non sono estranei a questo disegno. Con un’avvertenza, però: quanti, anche in Europa, parlano dei diritti dei cittadini ucraini, non possono dimenticare o mettere tra parentesi il fatto che non solo in Crimea ma anche in Ucraina esiste una cospicua parte della popolazione russa, la quale non ha nessuna intenzione di accettare una Ucraina unitaria in senso occidentale, e al limite parte dell’Unione europea». A sostenerlo è uno dei più autorevoli storici italiani: il professor Massimo Salvadori.
La «guerra di Crimea», la «battaglia di Sebastopoli». Sembravano pagine, tragiche, consegnate ai libri di storia. Invece, la storia sembra ripetersi. È così?
«La storia non si ripete mai propriamente ma lascia eredità che condizionano in maniera molto significativa il presente di vari Paesi. Una considerazione che sembra trovare conferma in quello che sta avvenendo oggi in Crimea, nel quadro della gravissima crisi in cui è precipitata l’Ucraina. E qui la storia può darci una mano». In che senso, professor Salvadori? «Per cercare di capire il presente vi sono, a mio avviso, due fatti da cui non si può prescindere; il primo, è che la Crimea è stata unita all’Ucraina nel 1954 da Kruscev, e che il Paese è diviso da una profondissima diversità etnica, perché quasi il 60% della popolazione ucraina è composta da russi e solo il 25% da ucraina, e il restante 15% da altre minoranze. Di fronte alla minaccia di scissione dell’Ucraina, la Crimea, che oltre tutto è una repubblica autonoma, risente profondamente del rapporto con la Russia, e la popolazione russa in Crimea chiede protezione a Putin. Ma non si tratta soltanto della presenza di una maggioranza di popolazione russa. Nel leggere le mosse del leader del Cremlino va tenuto conto anche del fatto che Mosca ha interessi talmente importanti nella regione, si pensi soltanto alla presenza della sua flotta del Mar Nero, tali da fare della Crimea un fronte strategica, un bastione irrinunciabile. Per non parlare poi della partita del gas che si gioca in quell’area».
E l’Europa? Quale ruolo dovrebbe giocare in questa drammatica vicenda?
«L’Europa dovrebbe giocare un ruolo importante, perché l’Ucraina è una zona di rilievo strategico non solo per la Federazione Russa e gli Stati Uniti ma per l’Unione stessa. Il punto è che quando scoppiano crisi di questa rilevanza, l’Ue torna a manifestare una cronica debolezza per il fatto di non avere una politica estera comune degna di questo nome. Di conseguenza, non si può dubitare che i due soggetti che pesano e peseranno maggiormente nella crisi ucraina, sono e saranno Mosca e Washington».
All’inizio della nostra conversazione, lei ha fatto riferimento al disegno di Putin di fondare la potenza dello Stato nazionale russo...
«Non v’è dubbio che la popolazione russa dell’Ucraina sia attratta dal richiamo del progetto putiniano. D’altro canto, va ricordato che di fronte alla parte di popolazione di origine russa che vive in Ucraina, sta un’altra componente della popolazione che è tradizionalmente ostile alla dominazione e all’influenza della Russia. Basti menzionare il fatto che durante la Seconda guerra mondiale, moltissimi ucraini accolsero i nazisti, in un primo momento, come liberatori dalla tirannide sovietica, salvo poi mutare atteggiamento di fronte alla schiavizzazione loro imposta dai conquistatori che consideravano quella ucraina una popolazione inferiore destinata al servaggio agrario. Da questo punto di vista, memoria storica, appartenenza etnica, interessi geopolitici compongono un mix altamente pericoloso con implicazioni che vanno ben oltre la Crimea».
Siamo dunque di fronte a un vicolo cieco.
«Indubbiamente siamo di fronte a una situazione carica di contrasti esplosivi, che pone tanto la Russia quanto gli Stati Uniti e l’Unione europea di fronte a compiti di estrema difficoltà che rendono fortemente ipotizzabile che l’Ucraina possa andare incontro a una divisione territoriale e politica che pure nessuno dice, pubblicamente, di volere».
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