Putin smonta l’Accademia delle ScienzeMa non i professori, che gridano: libertà addio
domenica 2 marzo 2014
Guerra Fredda culturale & faccia di tolla
Cioè: non ci si preoccupa della catastrofe dell'università italiana ma si piange per l'autonomia dell'Accademia delle Scienze russa... [SGA].
Putin smonta l’Accademia delle ScienzeMa non i professori, che gridano: libertà addio
Putin smonta l’Accademia delle ScienzeMa non i professori, che gridano: libertà addio
di Nuccio Ordine Corriere La Lettura 2.3.14
Forse
quel cerchio rimasto spento il 7 febbraio scorso a Sochi, durante la
cerimonia di inaugurazione della XXII edizione dei giochi olimpici
invernali (e poi bissato, con una certa autoironia, alla cerimonia di
chiusura), avrebbe potuto essere considerato un simbolico annuncio in
mondovisione: nei cieli di Russia non brillerà più la luce di un’antica
istituzione della ricerca scientifica e umanistica. La prestigiosa
Accademia russa delle Scienze — fondata a San Pietroburgo nel 1724 da
Pietro il Grande —– era riuscita, nel corso dei secoli, a sopravvivere
ai sussulti della storia, sfuggendo anche alle turbolenze del periodo
sovietico. Ma nella scorsa estate un’improvvisa riforma, voluta dal
presidente Vladimir Putin e tenuta segreta fino all’ultimo momento, ha
minato alla base la sua autonomia.
In tempi rapidissimi, infatti, la
Duma ha approvato la nuova legge con cui l’Agenzia federale degli Enti
scientifici eredita dall’Accademia gli istituti di ricerca, con i
relativi collaboratori scientifici, e tutti i diritti di proprietà
(terreni ed edifici, apparecchiature scientifiche). Nel giro di pochi
mesi — dal 1° luglio, quando si discute per la prima volta il disegno
legislativo, al 27 settembre, quando Putin rende esecutiva la riforma —
migliaia di accademici hanno visto crollare un’istituzione che aveva
dato alla Russia parecchi premi Nobel in varie discipline.
A nulla
sono valse le pubbliche proteste organizzate (e puntualmente vietate
dalla polizia) a Mosca, a San Pietroburgo, a Novosibirsk, a
Ekaterinburg, a Vladivostok e finanche in diverse località degli Urali e
del Caucaso. E nella totale indifferenza sono cadute le ventiduemila
firme raccolte contro la riforma e le lettere di disapprovazione inviate
da diverse singole accademie (tra cui anche quella Britannica e quella
dei Lincei), dall’Unione internazionale delle Accademie,
dall’International Mathematical Union, dall’Associazione delle Società
filosofiche e da altri prestigiosi enti di ricerca internazionali.
Settantadue autorevoli membri dell’Accademia (fondatori del «Club 1°
luglio», pubblicamente sostenuto da oltre duemila scienziati
«resistenti») hanno alzato il tiro, dichiarando la loro rinuncia a far
parte della nuova istituzione disegnata da Putin. Tra questi, anche due
brillanti studiosi di fama mondiale, il fisico Vladimir Zakharov e lo
storico dell’antichità Askold Ivantchik, che hanno accettato di
illustrare la loro posizione a «la Lettura».
«Siamo di fronte a una
riforma senza precedenti — spiega Ivantchik — tenuta nascosta
addirittura al presidente dell’Accademia, che ne è venuto a conoscenza
solo la notte prima della diffusione ufficiale del disegno di legge. Non
sono state rispettate neanche le regole che prevedono la pubblicazione
di una legge almeno due mesi prima della discussione in Parlamento, per
consentire un dibattito pubblico. Luciano Maiani, ex direttore del Cern,
ha giustamente osservato che l’unica analogia nella storia moderna
richiama lo svuotamento, imposto da Mussolini, dell’Accademia dei
Lincei, che fu assorbita, comprese le proprietà, dalla fascista
Accademia d’Italia…». «Di fatto — aggiunge Ivantchik — si tratta di un
disegno che vuole asservire l’Accademia al potere politico. Gli istituti
di ricerca dovranno essere subordinati all’Agenzia federale degli Enti
scientifici (la cui sigla in russo è Fano, ndr ), che si presenta come
un’istituzione governata da burocrati, incapaci di capire tanto le
esigenze della ricerca scientifica quanto le necessità che riguardano la
vita dei colleghi scienziati. Perdere l’autonomia amministrativa
significa perdere automaticamente la libertà di autogestione degli
istituti. Adesso spetterà alla Fano nominare i nuovi direttori e imporre
un severo controllo su programmi, progetti, rendiconti. E temiamo anche
di perdere molti dei preziosi palazzi storici in cui sono alloggiati
gli istituti nel centro di Mosca: saremo trasferiti nelle periferie per
lasciare posto a speculazioni immobiliari? ».
Le stesse
preoccupazioni nutre il grande scienziato Vladimir Zakharov, insignito
della prestigiosa medaglia Dirac nel 2003. «Per chi detiene il potere —
osserva Zakharov — la scienza dovrebbe essere al servizio dei burocrati e
degli imprenditori. Chi fa ricerca, insomma, viene equiparato a un
barbiere. Ogni nostro progetto dovrebbe essere orientato esclusivamente
al profitto e al mercato. Ma quando il potere pretende di imporre la sua
volontà, si può arrivare a distruggere anche la scienza migliore, come è
accaduto nella Germania nazista. L’intera esperienza mondiale ci
insegna che lo sviluppo della ricerca è possibile solo in un sistema
autogestito dagli stessi scienziati, in un sistema dove vige la
libertà…».
Per questi motivi, riprende Zakharov, «non è possibile
immaginare uno sviluppo della ricerca scientifica in Russia all’interno
di un ente gestito da amministrativi che obbligheranno tanti colleghi a
perdere tempo nella compilazione di programmi e rendiconti. Purtroppo
spetterà solo a loro giudicare e distinguere quale progetto sarà
efficiente e quale invece no. Adesso per noi scienziati si apre uno
scenario molto complicato…».
Anche l’Istituto di Filosofia
dell’Accademia alza la voce, attraverso le dichiarazioni del suo
direttore, Abdusalam Guseinov, illustre studioso di etica: «L’Accademia —
dice a “la Lettura” — non è più la repubblica autonoma degli eruditi
che vi lavorano, così come l’aveva fondata Pietro il Grande. Se finora
la riflessione teorica e la libera ricerca disinteressata erano stati al
centro della nostra attività, adesso ogni progetto sarà piegato a fini e
interessi pragmatici. Con questa riforma, l’Accademia non sarà più
protagonista del suo sviluppo: viene declassata a essere un osservatore
passivo, privo di strumenti per incidere veramente sul suo destino. Ho
l’impressione che il governo abbia ridotto noi accademici a generali
senza armata, a un club di gentiluomini che ha perduto la sua identità
scientifica…».
Ma Guseinov, Zakharov e Ivantchik non disperano.
Adesso, calato il sipario sull’Olimpiade invernale, sarà molto
importante attirare l’attenzione dei media internazionali per squarciare
il velo del silenzio. E, in ogni caso, la protesta continuerà. Perché
questa è la volontà di migliaia di scienziati russi decisi a lottare,
fino in fondo, per la loro indipendenza e per una ricerca libera da ogni
asservimento al potere politico.
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