venerdì 7 marzo 2014

Il prete reazionario Florenskij e la resurrezione dei morti

L'infinito nella conoscenza
Pavel Florenskij: L’infinito nella conoscenza, Mimesis, pp. 68, e 4,90

Risvolto

Il pensiero occidentale razionalista ha spezzato il rapporto creativo e contemplativo tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile. Eppure è la stessa possibilità della conoscenza a richiedere questo legame, perché “qualunque nostro pensiero tocca l’infinità della conoscenza”. E così, già nel quotidiano, è presente l’eterno. Con argomentazioni logiche e gnoseologiche, e con illuminanti riflessioni sul pensiero matematico di Cantor, Florenskij difende l’imprescindibile costituzione simbolica di ogni atto umano. 


Florenskij, lezioni di invisibile

Corriere 7.3.14


C’è un manoscritto a Mosca intitolato «Corso di base. Introduzione alla filosofia antica». Contiene 15 lezioni tenute agli studenti del secondo anno nel semestre autunnale 1908, presso l’Accademia Teologica. È conservato nell’archivio della famiglia Florenskij. Una parte di esse apparirà sul «Bogoslovskij vestnik» nel 1913 con il titolo «I limiti della gnoseologia. L’antinomia fondamentale della teoria della conoscenza». Ora, curato da Michele di Salvo, esce in italiano questo lungo e fascinoso frammento di Pavel Florenskij con il titolo L’infinito nella conoscenza (Mimesis, pp. 68, e 4,90). Nella breve e densa introduzione si nota che la questione conoscitiva ebbe un ruolo di rilievo tra gli interessi di questo filosofo e matematico, tanto da costituire la coordinata di riferimento della sua opera maggiore, «La colonna e il fondamento della verità». Florenskij era convinto che ogni nostro pensiero «tocca l’infinità della conoscenza» e che in ogni atto del quotidiano si riflette l’eterno. Egli cercava quella «verità vivente» che non rifiuta l’invisibile. E che Platone aveva insegnato.
 

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