Corriere 7.3.14
C’è un manoscritto a Mosca intitolato «Corso di base. Introduzione alla filosofia antica». Contiene 15 lezioni tenute agli studenti del secondo anno nel semestre autunnale 1908, presso l’Accademia Teologica. È conservato nell’archivio della famiglia Florenskij. Una parte di esse apparirà sul «Bogoslovskij vestnik» nel 1913 con il titolo «I limiti della gnoseologia. L’antinomia fondamentale della teoria della conoscenza». Ora, curato da Michele di Salvo, esce in italiano questo lungo e fascinoso frammento di Pavel Florenskij con il titolo L’infinito nella conoscenza (Mimesis, pp. 68, e 4,90). Nella breve e densa introduzione si nota che la questione conoscitiva ebbe un ruolo di rilievo tra gli interessi di questo filosofo e matematico, tanto da costituire la coordinata di riferimento della sua opera maggiore, «La colonna e il fondamento della verità». Florenskij era convinto che ogni nostro pensiero «tocca l’infinità della conoscenza» e che in ogni atto del quotidiano si riflette l’eterno. Egli cercava quella «verità vivente» che non rifiuta l’invisibile. E che Platone aveva insegnato.
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