domenica 2 marzo 2014
"Ontologia digitale": mai più senza!
Il nuovo pensiero è ambizioso: passare da una visione cosmica fondata
sulla materia a una visione cosmica fondata sull’informazione Che cos’è allora la natura?
di Pietro Greco l’Unità 2.3.14
IN
PRINCIPIO FU IL BIT. SÌ, IL QUANTO D’INFORMAZIONE. L’ATOMO DELLA
COMPUTAZIONE. Poi furono la materia e l’energia. E finalmente dopo il
Bit Bang, la grande esplosione informatica, prese forma il nostro
universo, occupando tutti gli spazi di libertà lasciati dal programma.
È
questa l’idea archetipica che vanno proponendo da alcuni anni fisici,
come Seth Lloyd ed Edward Fredkin; matematici, come Gregory Chaitin; e
fisici matematici, come Stephen Wolfram. Ed è questa la trama
fondamentale di Bit Bang, il libro che Giuseppe O. Longo, informatico e
scrittore, ha scritto insieme ad Andrea Vaccaro, filosofo e teologo, per
ricostruire «la nascita della filosofia digitale » (Edizioni Maggioli;
pagg. 217; euro 18,00; 2014). Quelle che tutte queste persone (e altre
ancora) propongono sia sul piano fisico sia sul piano filosofico è un
vero e proprio cambio di paradigma. Passare da una visione cosmica
fondata sulla materia e sull’energia – anzi, per dirla con Albert
Einstein, sulla materia/energia – a una visione cosmica fondata
sull’informazione. E proprio come l’universo fisico è fondato sul quanto
di materia/energia, ovvero su una quantità discreta e indivisibile,
così l’universo informatico è (sarebbe) fondato sul bit, ovvero su una
quantità discreta e indivisibile di informazione.
Attenzione,
avvertono i nostri, la nuova filosofia è ambiziosa. Molto ambiziosa. Non
dice, infatti, che la natura può essere interpretata in termini di
filosofia digitale. Dice che la natura è digitale. E il bit è l’arché,
il principio primo. La nuova (ma, a ben vedere, non poi così nuova)
filosofia è ambiziosa perché cerca di rispondere alle tre domande
fondamentali poste da Gregory Chaitin: cos’è la natura? Qual è la legge
del divenire? Perché l’essere (ma Chaitin scrive Essere) invece del
nulla (il Nulla, secondo il matematico americano).
Le tre domande
non sono originali. È da qualche millennio che l’uomo se le pone e cerca
una risposta. Ma, come spiegano Longo e Vaccaro, sono le risposte a
essere originali. E a proporsi come le tre colonne su cui poggia
l’intera filosofia digitale. La prima colonna è quella dell’«ontologia
digitale». Il bit è il fondamento di tutte le cose. È il fondamento
della realtà cosmica. È la pasta del mondo. «It from bit», come diceva
un altro grande fisico teorico, John Archibald Wheeler. La materia viene
fuori dall’informazione. Ma poiché il bit – il quanto di informazione –
è uno stato binario che può essere rappresentato da una cifra binaria, 0
o 1, qual è, sul piano ontologico. La differenza tra la nuova filosofia
digitale e l’antica filosofia di Pitagora, secondo cui tutto è numero?
Beh, spiegano Longo e Vaccaro, la differenza è che i numeri di Pitagora
rappresentano una realtà statica, mentre quello digitale è un universo
dinamico. «From bit to it», dall’informazione nasce (continuamente) la
cosa.
Di qui la seconda domanda (qual è la legge dinamica che
governa l’universo dei bit) e la seconda colonna della nuova filosofia:
l’evoluzionismo digitale. La legge dinamica che governa l’universo dei
bit è la computazione. Tutto computa. E tutto nasce dalla computazione.
Di più, sottolineano Longo e Vaccaro: «tutto e frutto della computazione
e tutto può essere trasformato in un dispositivo computante ». Ovvero
in un computer. Ne deriva che l’universo intero è un Grande Computer.
Con un coté in apparenza paradossale. A 13 miliardi e più dalla sua
nascita, il Grande Computer ha computato la nascita dei Piccoli Computer
grazie ai quali la sua esistenza è stata scoperta dall’uomo (che è, nel
medesimo tempo, un altro prodotto della computazione e un altro
dispositivo computante). L’idea di un universo Grande Computer può
apparire come una vistosa concessione al determinismo (e anche
all’Intelligent Design). Ma, come è stato dimostrate da quegli oggettini
virtuali computanti che sono gli automi cellulari, il Grande Computer
pone dei vincoli alla creatività della computazione, non impone un unico
percorso predeterminato.
La terza domanda – perché c’è qualcosa
invece del nulla? – spalanca all’ultima colonna della nuova filosofia:
la «metafisica digitale». Una metafisica molto forte. Perché gli
algoritmi dell’universo computazionale sono immateriali, proprio come le
idee di Platone. Cosicché il mondo della filosofia digitale è quanto di
più vicino esiste, sostengono ancora Longo e Vaccaro, al mondo delle
idee di Platone. Con un elemento aggiuntivo, però. Mentre dal mondo
delle idee di Platone scaturiscono tutte le cose esistenti nel mondo
materiale, dal mondo dei bit di Ed Fredkin e degli altri scaturiscono
tutte le cose di tutti i mondi possibili.
La filosofia digitale nata
dal Bit Bang e ricostruita con accuratezza da Giuseppe O. Longo e
Andrea Vaccaro non si esaurisce certo in queste brevi proposizioni.
Tuttavia queste brevi proposizioni spalancano già a una considerazione.
La filosofia digitale propone l’informazione come principio primo del
cosmo. In altri termini sostiene che la realtà è informazione. E il
divenire è computazione. Si propone, dunque, non come una potente
costruzione matematica che interpreta bene la natura. Ma come una teoria
scientifica realista, che descrive la natura così com’è. Tuttavia
sembra ancora mancare l’elemento che trasforma un’ipotesi scientifica in
una teoria validata: la prova empirica.
La filosofia digitale è un
nuovo paradigma molto stimolante. E, non a caso, è stata fatta propria
da scienziati e filosofi di grande qualità intellettuale. Ma, per quanto
stimolante resta, per ora, un’ipotesi. Non abbiamo ancora la prova che
in principio fu effettivamente il bit.
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