Ora poi è uscito anche un volumone, la prestigiosa rivista di filologia classica fondata da Ettore Paratore - Rivista di cultura classica e medievale la quale ha dedicato un numero monografico al tema «La Scandinavia e i poemi omerici». Ovvero alla tesi di Vinci. Che ne esce potentemente arricchita di ragioni. Infatti ci si rende conto, ormai in diverse discipline, che è da buttare il vecchio paradigma per cui la culla della civiltà sarebbe stata l’area che va dalla Mesopotamia, all’Egitto e all’Egeo. Sir Colin Renfrew, professore a Cambridge, ha scritto: «Molti di noi erano convinti che le piramidi d’Egitto fossero i più antichi monumenti del mondo costruiti in pietra, e che i primi templi fossero stati innalzati dall’uomo nel Vicino Oriente, nella fertile regione mesopotamica. Si riteneva anche che là, nella culla delle più antiche civiltà, fosse stata inventata la metallurgia e che, successivamente, le tecnologie per la lavorazione del rame e del bronzo, dell’architettura monumentale e di altre ancora, fossero state acquisite dalle popolazioni più arretrate (…) per diffondersi poi a gran parte dell’Europa e al resto del mondo antico. Fu quindi un’enorme sorpresa», sottolinea, «quando ci si rese conto che tutta questa costruzione era errata. Le tombe a camera megalitiche dell’Europa occidentalesono oraconsiderate più antiche delle piramidi (...). Sembra inoltre che in Inghilterra Stonehenge fosse completato e la ricca età del Bronzo locale fosse ben attestata, prima che in Grecia avesse inizio la civiltà micenea. In effetti Stonehenge, struttura straordinaria ed enigmatica, può a ben diritto essere considerato il più antico osservatorio astronomico del mondo. E così ogni assunto della visione tradizionale della preistoria viene contraddetto». Lo studioso inglese conclude: «Le nuove datazioni ci rivelano quanto abbiamo sottovalutato quei creativi “barbari” dell’Europa preistorica, i quali, in realtà, innalzavano monumenti in pietra, fondevano il rame, creavano osservatori solari e facevano altre cose ingegnose, senza alcun aiuto dal Mediterraneo orientale».
lunedì 31 marzo 2014
Ulisse & Katzenger
Incredibile [SGA].
Ulisse se ne andava a spasso tra Danimarca e Finlandia
La rivoluzionaria tesi di Felice Vinci, a 19 anni dalla formulazione, sta ottenendo sempre più consensi. Anche dal mondo accademico
Antonio Socc'mel, mar 2014 Libero
Da pagina 1 diventato materia di studio al Department of Classics del Bard College di New York. Nello stesso periodo veniva recensito su ARION. A Journal of Humanities and the Classics dell'Università di Boston. Naturalmente la Scandinavia e la Grecia si sono dimostrate molto interessate alla nuova tesi. Infatti nel 2007 nella finlandese Toija (avete capito bene: il paese che sorge dove anticamente - per Vinci - sorgeva Troia) si è tenuto un importante simposio scientifico sulle tesi di Vinci. E un altro è stato realizzato nella stessa località il 23 e 24 luglio 2011. Nel marzo 2008 Vinci fu invitato anche ad Atene all’International Conference on Mediterranean Studies, promossa dall’Athens Institute for Education and Research. Pure l’Università di Roma gli ha dedicato un convegno nel 2012. Perché nel frattempo diversi studiosi italiani si erano “allertati” su quella che potrebbe rivelarsi una delle più straordinarie scoperte archeologico-letterarie di tutti i tempi. [web] Il Baltico all’inizio del II millennio a.C. ricostruito tramite i poemi omerici
Non c’è solo la Calzecchi Onesti che giudica «convincenti» le ipotesi di Vinci e lealmente invita ad approfondirle ed eventualmente ad accettare «cambiamenti che sconvolgono le nostre idee». Ma si è mostrato interessato - per esempio - un grande critico letterario del calibro di Pietro Boitani, che partecipò al simposio di Toija del 2007. E un autorevole geografo come Claudio Cerreti sul Bollettino della Società Geografica Italiana, a proposito del libro di Vinci, scriveva: «L’autore propone una serie di ipotesi molto ragionevoli e molto razionalmente esposte, inanellando una serie impressionante di indizi (...). Libro stupefacente e spesso molto godibile». Addirittura entusiastico appare poi il consenso di un altro importante critico letterario come Edoardo Sanguineti che, in un articolo di qualche anno fa, dopo aver passato in rassegna le ragioni di Vinci, concludeva: «Non Omero, ma tutta la civiltà greca delle origini, e tutti i miti classici, ci sono arrivati di là, tra Circolo Polare Artico e Mare del Nord, da Helsinki e dintorni. L’archeologia avrà l’ultima parola, ma, per intanto, non intendo taciteggiare, astenendomi dal confirmarecome dal refellere. Non refello niente, e scommetto che il Vinci può vincere».
Ora poi è uscito anche un volumone, la prestigiosa rivista di filologia classica fondata da Ettore Paratore - Rivista di cultura classica e medievale la quale ha dedicato un numero monografico al tema «La Scandinavia e i poemi omerici». Ovvero alla tesi di Vinci. Che ne esce potentemente arricchita di ragioni. Infatti ci si rende conto, ormai in diverse discipline, che è da buttare il vecchio paradigma per cui la culla della civiltà sarebbe stata l’area che va dalla Mesopotamia, all’Egitto e all’Egeo. Sir Colin Renfrew, professore a Cambridge, ha scritto: «Molti di noi erano convinti che le piramidi d’Egitto fossero i più antichi monumenti del mondo costruiti in pietra, e che i primi templi fossero stati innalzati dall’uomo nel Vicino Oriente, nella fertile regione mesopotamica. Si riteneva anche che là, nella culla delle più antiche civiltà, fosse stata inventata la metallurgia e che, successivamente, le tecnologie per la lavorazione del rame e del bronzo, dell’architettura monumentale e di altre ancora, fossero state acquisite dalle popolazioni più arretrate (…) per diffondersi poi a gran parte dell’Europa e al resto del mondo antico. Fu quindi un’enorme sorpresa», sottolinea, «quando ci si rese conto che tutta questa costruzione era errata. Le tombe a camera megalitiche dell’Europa occidentalesono oraconsiderate più antiche delle piramidi (...). Sembra inoltre che in Inghilterra Stonehenge fosse completato e la ricca età del Bronzo locale fosse ben attestata, prima che in Grecia avesse inizio la civiltà micenea. In effetti Stonehenge, struttura straordinaria ed enigmatica, può a ben diritto essere considerato il più antico osservatorio astronomico del mondo. E così ogni assunto della visione tradizionale della preistoria viene contraddetto». Lo studioso inglese conclude: «Le nuove datazioni ci rivelano quanto abbiamo sottovalutato quei creativi “barbari” dell’Europa preistorica, i quali, in realtà, innalzavano monumenti in pietra, fondevano il rame, creavano osservatori solari e facevano altre cose ingegnose, senza alcun aiuto dal Mediterraneo orientale».
Ora poi è uscito anche un volumone, la prestigiosa rivista di filologia classica fondata da Ettore Paratore - Rivista di cultura classica e medievale la quale ha dedicato un numero monografico al tema «La Scandinavia e i poemi omerici». Ovvero alla tesi di Vinci. Che ne esce potentemente arricchita di ragioni. Infatti ci si rende conto, ormai in diverse discipline, che è da buttare il vecchio paradigma per cui la culla della civiltà sarebbe stata l’area che va dalla Mesopotamia, all’Egitto e all’Egeo. Sir Colin Renfrew, professore a Cambridge, ha scritto: «Molti di noi erano convinti che le piramidi d’Egitto fossero i più antichi monumenti del mondo costruiti in pietra, e che i primi templi fossero stati innalzati dall’uomo nel Vicino Oriente, nella fertile regione mesopotamica. Si riteneva anche che là, nella culla delle più antiche civiltà, fosse stata inventata la metallurgia e che, successivamente, le tecnologie per la lavorazione del rame e del bronzo, dell’architettura monumentale e di altre ancora, fossero state acquisite dalle popolazioni più arretrate (…) per diffondersi poi a gran parte dell’Europa e al resto del mondo antico. Fu quindi un’enorme sorpresa», sottolinea, «quando ci si rese conto che tutta questa costruzione era errata. Le tombe a camera megalitiche dell’Europa occidentalesono oraconsiderate più antiche delle piramidi (...). Sembra inoltre che in Inghilterra Stonehenge fosse completato e la ricca età del Bronzo locale fosse ben attestata, prima che in Grecia avesse inizio la civiltà micenea. In effetti Stonehenge, struttura straordinaria ed enigmatica, può a ben diritto essere considerato il più antico osservatorio astronomico del mondo. E così ogni assunto della visione tradizionale della preistoria viene contraddetto». Lo studioso inglese conclude: «Le nuove datazioni ci rivelano quanto abbiamo sottovalutato quei creativi “barbari” dell’Europa preistorica, i quali, in realtà, innalzavano monumenti in pietra, fondevano il rame, creavano osservatori solari e facevano altre cose ingegnose, senza alcun aiuto dal Mediterraneo orientale».
Che i Greci e la loro antica civiltà, come afferma Vinci, discendano dalle genti del Baltico e della Scandinavia oggi è scoperta doppiamente clamorosa. Perché svela pure quanto il Nord e il Sud dell’Europa siano legati e frammisti e quanto sia forte e plurimillenaria l’identità culturale unitaria di questo continente, sebbene le varie tecnocrazie europee attuali si diano da fare per demolirla.
Torniamo dunque a rileggere le vicende di Troia per dimenticare la Troika, ossia quel triumvirato senza memoria e senza identità che ha imposto il suo diktat alla Grecia e a tutta l’Europa, riuscendo a far montare nel Vecchio Continente l’onda dell’antieuropeismo. La grande storia dell’Europa prevarrà sulla meschina cronaca. In modo singolare è così confermata l’intuizione di Charles Péguy secondo cui «Omeroè nuovo stamattina e niente è così vecchio come il giornale di oggi».
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