martedì 8 aprile 2014

La mobilitazione di massa nella destra, l'acqua calda e il ricatto a sinistra del Fronte Stupido Antifascistista




Il Manifesto fa il suo consueto gioco: appena il sistema di potere PD traballa, lo stesso giornale che pur di diffamare Putin non si accorge del golpe Nato-fascista in Ucraina chiama a raccolta le sinistre in Italia affinché respingano unite il pericolo di un fantomatico fascismo alle porte. Questo uso strumentale dell'antifascistismo delegittima l'antifascismo vero e proprio [SGA].


Danielle Tartakowsky: 
Les Droites et la rue. Histoire d'une ambivalence, de 1880 à nos jours, La Decouverte

Risvolto
Depuis quelques années, les organisations de droite qui manifestent dans la rue semblent souffrir d'une amnésie mémorielle les empêchant de mobiliser le souvenir d'épisodes antérieurs. Ceux-ci, pourtant, ont rythmé l'histoire des droites françaises et été d'une ampleur parfois exceptionnelle. C'est notamment le cas des rassemblements catholiques contre le Cartel des gauches en 1924-1925, des très violentes échauffourées du 6 février 1934 à Paris, des manifestations du 13 mai 1958 à Alger et du 30 mai 1968 à Paris, ou encore des défilés pour la défense de l'« école libre » en 1984, qui tous eurent des conséquences importantes.
Dans cet ouvrage érudit, nourri d'épisodes oubliés, Danielle Tartakowsky s'attache à montrer que les droites françaises sont plus souvent descendues dans la rue qu'on ne le croit d'ordinaire. Elles ont contribué à l'émergence de la manifestation de rue, en ont fait un usage précoce et durable, et se sont plusieurs fois essayées à peser sur la nature du régime républicain. Elles ont ainsi créé leur propre répertoire d'action, distinct de celui des gauches, et puissamment contribué à redéfinir la place de la manifestation dans le système politique actuel.
Débutant dans les années 1880 pour s'achever avec la Manif pour tous, cette histoire témoigne du rapport des droites à leur passé manifestant, des liens mouvants que les initiateurs des actions de rue entretiennent avec la droite parlementaire, et de la place des catholiques dans cette culture. Ces derniers, en effet, ont à de nombreuses reprises investi la rue depuis la séparation des Églises et de l'État, et leur mobilisation est encore aujourd'hui une condition sine qua non pour toute manifestation d'ampleur.



La destra che occupa lo spazio pubblico 
Saggi. Dall’affaire Dreyfuss al Front National. «Les Droites et la rue» di Danielle Tartakowsky. Una importante analisi storica sull’uso della piazza da parte di estrema destra e maggioranza silenziosa

 Guido Caldiron, il Manifesto 8.4.2014 

Prima la Manif pour tous che ha mobi­li­tato per mesi milioni di per­sone in tutto il paese con­tro la legge in favore dei «matri­moni gay», quindi la rivolta fiscale dei Bon­nets Rou­ges che ha riem­pito le piazze della Bre­ta­gna, poi la Mar­cia per la vita all’inizio dell’anno che ha messo insieme in nome della lotta all’aborto la destra reli­giosa e quella poli­tica di Ump e Front Natio­nal, infine, alla fine di gen­naio, il cosid­detto «Giorno della col­lera» che ha riu­nito nella capi­tale gli oppo­si­tori più radi­cali al governo, gli estre­mi­sti neo­fa­sci­sti e i seguaci di Dieu­donné, gli inte­gra­li­sti cat­to­lici lefeb­vriani e gli iden­ti­tari che chie­dono senza mezzi ter­mini le dimis­sioni di Hollande. 


Mai, nella sto­ria più recente della Fran­cia, la piazza era stata così for­te­mente ege­mo­niz­zata dalla destra. Mai dei movi­menti e delle mobi­li­ta­zioni nati per motivi spe­ci­fici, e tra loro molto diversi, ave­vano finito per con­ver­gere in una sorta di pro­gramma comune, quello della cac­ciata della gau­che dal potere, quasi si pen­sasse che pro­prio da quelle piazze potesse arri­vare la spal­lata deci­siva alle isti­tu­zioni repub­bli­cane oggi occu­pate da una sini­stra con­si­de­rata come «abu­siva» per­ché mino­ranza nel paese. Tutto ciò, ben prima che dalle urne delle recenti ele­zioni ammi­ni­stra­tive, uscisse pla­sti­ca­mente rap­pre­sen­tata que­sta situa­zione con la vit­to­ria di Marine Le Pen e del par­tito degli eredi di Sarkozy. 
Neo­fa­sci­sti e nazionalisti 

Con il clima che si respira oggi a Parigi, non potrebbe giun­gere più tem­pe­stiva la pub­bli­ca­zione dell’ultimo lavoro di Danielle Tar­ta­ko­w­sky, Les Droi­tes et la rue (La Décou­verte, pp. 208, euro 18), la più ampia e arti­co­lata ana­lisi del rap­porto che le destre hanno cono­sciuto lungo l’intero arco della vicenda sto­rica tran­sal­pina con «la piazza» e le mobi­li­ta­zioni pub­bli­che. Stu­diosa dei movi­menti sociali e spe­cia­li­sta delle mani­fe­sta­zioni di piazza, si deve a lei un’importante ricerca sul valore delle cele­bra­zioni del Primo mag­gio nello svi­luppo della sini­stra fran­cese (La Parte du reve, 2005) e la con­di­re­zione dell’ampia Histoire des mou­ve­ments sociaux en France (2012), Danielle Tar­ta­ko­w­sky prende in esame una arco tem­po­rale che va dalla Terza repub­blica ai giorni nostri, par­tendo dalle mani­fe­sta­zioni nazio­na­li­ste e anti­se­mite che scan­di­rono le tappe dell’affaire Drey­fuss alla fine dell’Ottocento per giun­gere fino alle odierne mobi­li­ta­zioni di segno omo­fobo in difesa della «fami­glia tradizionale». 

A dispetto di ciò che si sarebbe por­tati a cre­dere, la sto­ria delle destre è in Fran­cia anche e soprat­tutto una sto­ria di occu­pa­zione e presa dello spa­zio pub­blico, quando non di ten­ta­tivi di uti­liz­zare le pro­te­ste popo­lari per modi­fi­care lo sta­tus quo del sistema poli­tico. Il cata­logo offerto da Tar­ta­ko­w­sky non potrebbe essere più espli­cito da que­sto punto di vista: si tratti delle «manifestations-insurrections» dei seguaci del gene­rale Bou­lan­ger prima, o di quelli dell’Action fra­nçaise di Mau­rice Bar­res poi, dei «ras­sem­ble­ments catho­li­que» che si oppo­ne­vano alle sini­stre negli anni Venti o alle marce delle leghe patriot­ti­che, para­fa­sci­ste e vio­lente, con­tro il governo del Front popu­laire negli anni Trenta, del cor­teo che attra­versò Algeri nel mag­gio del 1958, segnando l’inizio della rivolta dei pieds-noirs con­tro l’indipendenza del paese nor­da­fri­cano dalla Fran­cia, o di quello che il 30 mag­gio del 1968 rispose alle pro­te­ste stu­den­te­sche riaf­fer­mando per le vie di Parigi il soste­gno di una parte del paese al gene­rale De Gaulle. 

Per molti versi, il punto di svolta deci­sivo è pro­prio rap­pre­sen­tato dal Ses­san­totto e dalla suc­ces­siva fine del gaul­li­smo. Negli anni suc­ces­sivi emer­ge­ranno infatti, da un lato la defi­ni­tiva con­sa­cra­zione della piazza come luogo di espres­sione delle sini­stre poli­ti­che e sociali. dall’altro lato, la crisi irre­ver­si­bile di quella cul­tura nazional-patriottica che aveva tal­volta tenuto insieme con­ser­va­tori ed estre­mi­sti, la «mag­gio­ranza silen­ziosa» e i nostal­gici di Pétain, spesso all’ombra di un desi­de­rio di rivin­cita sulla repub­blica nata dalla Rivo­lu­zione che ema­nava da taluni set­tori della Chiesa cat­to­lica. Que­sto, per­lo­meno fino ad anni recenti. 

Annun­ciate spo­ra­di­ca­mente dalle pro­te­ste del ceto medio e delle pro­fes­sioni libe­rali con­tro la pre­si­denza Mit­te­rand, e poi repli­cate nelle mobi­li­ta­zioni in difesa della «scuola libera» a metà degli anni Novanta, le piazze di destra sono infatti tor­nate pre­po­ten­te­mente pro­ta­go­ni­ste nell’ultima sta­gione della poli­tica fran­cese. Quella che, non a caso, all’ombra della figura di Nico­las Sar­kozy ha pro­dotto su molti punti un avvi­ci­na­mento, quando non una con­ver­genza, tra la destra repub­bli­cana e quella estrema. 
Un amaro bilancio 

Per la sto­rica fran­cese, il bilan­cio da trarre al ter­mine della sua lunga immer­sione in vicende spesso poco note, non solo fuori della Fran­cia, non potrebbe essere per­ciò più inquie­tante. «Si tende a dimen­ti­carlo — spiega Tar­ta­ko­w­sky -, ma le mani­fe­sta­zioni di piazza fanno parte della cul­tura di alcune com­po­nenti della destra fran­cese, soprat­tutto le più radi­cali, ma non solo, visto che nel pas­sato è stato que­sto il ter­reno su cui si è misu­rata l’estrema destra delle leghe patriot­ti­che o dei monar­chici di Bar­res, ma anche i movi­menti socio­pro­fes­sio­nali del ceto medio e dei padron­cini. Da que­sto punto di vista, sia la Manif pour tous che il debutto dei Bonnets Rou­ges, s’iscrivono per­fet­ta­mente in que­sto pro­cesso di lungo corso carat­te­riz­zato dalle mobi­li­ta­zioni con­tro la sini­stra che hanno spesso avuto pro­por­zioni molto vaste e sono riu­scite a pesare anche in modo deter­mi­nante sul scelte del potere. In ogni caso, lungo l’intera sto­ria repub­bli­cana, ogni volta che la destra ha scelto la via della piazza, ha finito per pro­durre una sorta di rea­zione a catena dalle forti con­se­guenze sia in ambito sociale che politico».

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