martedì 8 aprile 2014

Materialismo e temporalità plurali? Il libro di Vittorio Morfino


 A prescindere dall'ontologia della temporalità, nella quale non sono molto ferrato, so per certo che nella storia contemporanea la contestazione della linearità del tempo si associa solitamente 
alla delegittimazione non solo dell'idea di progresso, ma delle implicazioni politiche di questa idea.

Vittorio maneggia dunque una faccenda delicata come la dinamite. Perché proprio la contestazione di ogni possibilità di riunificare temporalità diverse ha costituito un percorso importante del postmodernismo. In questo senso, il suo riferimento ai movimenti sociali alla Occupy non mi tranquillizza. Ma vedremo il libro [SGA].

Tem­pora Multa. Il governo del tempo
, a cura di Vit­to­rio Mor­fino, Mime­sis, pp.322, euro 26



L’imprevedibilità delle ore
Saggi. Il libro «Tempora Multa. Il governo del tempo», a cura di Vittorio Morfino, scardina l'idea che esista solo una temporalità lineare 

 Anastasia Barone, il Manifesto 8.4.2014 


È pos­si­bile supe­rare la dico­to­mia che, tra­di­zio­nal­mente, vede con­trap­po­ste una con­ce­zione ciclica del tempo, attri­buita al pen­siero greco, a quella lineare, che soprag­giunge con l’avvento del pen­siero cri­stiano? Oltre la sto­ria come linea orien­tata verso un fine (mes­sia­nico o rivo­lu­zio­na­rio che sia), c’è solo l’eterno ritorno dell’uguale? La rac­colta d’interventi inti­to­lata Tem­pora Multa. Il governo del tempo (a cura di Vit­to­rio Mor­fino, Mime­sis, pp.322, euro 26) sem­bra dire di no. I vari saggi del libro si pro­pon­gono di rin­trac­ciare una sot­ter­ra­nea linea alter­na­tiva, rima­sta mar­gi­nale e nasco­sta: quella delle tem­po­ra­lità plu­rali. Non una reduc­tio ad unum dei tempi secon­dari rispetto a uno prin­ci­pale, non un tempo omo­ge­neo in cui ogni sin­golo momento è espres­sione della tota­lità della sto­ria, bensì una plu­ri­vo­cità di tempi, una poli­rit­mia che stra­volge la filo­so­fia clas­sica della sto­ria e che ripensa la tem­po­ra­lità dei pro­cessi poli­tici e dei suoi «sog­getti». Vit­to­rio Mor­fino, nella sua pre­fa­zione, indi­vi­dua una pos­si­bile «tra­di­zione mate­ria­li­sta» in grado di riflet­tere le tem­po­ra­lità plu­rali. Un fil rouge che pas­se­rebbe dalla plu­ra­lità dei mondi epi­cu­rea, alla lucre­ziana tex­tura rerum in cui «ogni con­giun­zione di atomi ha un pro­prio ritmo, pur non esi­stendo iso­la­ta­mente, ma intrec­ciata a innu­me­re­voli altri». L’eredità di que­sto assunto con­cet­tuale sarebbe poi rac­colta dal Machia­velli dei Discorsi, in cui la sto­ria di Roma e la sua gran­dezza sono pen­sate «alla luce del pri­mato della mate­ria sulla forma, del caso e del con­flitto sulla forma mista cui ha dato luogo, a par­tire dalla plu­ra­lità di forze che sot­tende l’unità». Pro­se­guendo poi nel trat­teg­gio di que­sta linea sot­ter­ra­nea, Mor­fino deli­nea l’ingresso dell’acutissimo fio­ren­tino nella biblio­teca di Spi­noza. Quest’ultimo, dun­que, lungi dall’essere il filo­sofo à la Hegel, inca­pace di pen­sare la sto­ria e il tempo, diventa colui che fa della cono­scenza sub spe­cie aeter­ni­ta­tis qual­cosa che rela­ti­vizza, che esi­bi­sce il tes­suto rela­zio­nale e quindi genea­lo­gico di ogni cosa sin­go­lare, il suo essere ritmo tra i ritmi. Infine, que­sto pen­siero arriva «car­si­ca­mente» fino a Dar­win, che respinge l’idea di un tempo unico come legge dell’evoluzione della spe­cie. Una «tra­di­zione mate­ria­li­sta» sui gene­ris, dun­que, che pure for­ni­sce, secondo gli autori della rac­colta, gli stru­menti neces­sari per pro­se­guire nella ricerca. Augu­sto Illu­mi­nati, ad esem­pio, ana­lizza il tema della tem­po­ra­lità nella con­cet­tua­liz­za­zione rous­seau­viana della volonté gene­rale che ha il com­pito di garan­tire la durata, la sta­bi­lità del sem­pre, per con­trap­po­si­zione alla flut­tua­zione nel tempo pro­pria della volonté de tous. Luca Basso, invece, mette a con­fronto le dif­fe­renti pro­spet­tive che emer­gono da due punti di vista sulla Rivo­lu­zione Fran­cese: quello dell’abate Sieyes e quello di Marx. E una forma di plu­ra­lità della tem­po­ra­lità è ritro­vata da Peter Tho­mas anche nella rifles­sione gram­sciana. Così, nei Qua­derni del car­cere si ritro­vano spunti impor­tanti per pen­sare la natura frat­tu­rata del tempo sto­rico e lo stesso indi­vi­duo come sito archeo­lo­gico in cui i pro­cessi sto­rici hanno lasciato tracce infi­nite. E ancora, Nicola Mar­cucci deli­nea l’influenza che la rifles­sione sulle tem­po­ra­lità plu­rali ha avuto nei post­co­lo­nial stu­dies, e come l’ideologia del tempo unico e pri­ma­rio abbia for­te­mente con­no­tato impe­ria­li­smo e colo­nia­li­smo. Il tema della tem­po­ra­lità plu­rale risulta tanto più rile­vante quanto più lo si con­fronta con la scarsa impor­tanza che esso ha potuto avere all’interno del dibat­tito mar­xi­sta, rima­sto spesso inca­gliato in un’interpretazione scolastica-ortodossa che fa del tempo una lunga linea del pro­gresso verso il comu­ni­smo. Che signi­fi­cato ha allora, oggi, inter­ro­garsi sulla tem­po­ra­lità plu­rale? È Vit­to­rio Mor­fino a offrirci un’esplicita quanto pole­mica rispo­sta nel suo arti­colo Sul non con­tem­po­ra­neo – Marx, Bloch, Althus­ser. «Signi­fica rinun­ciare a un sog­getto col­let­tivo pieno e pren­dere le distanze dall’idea che, dal Mani­fe­sto a Sto­ria e coscienza di classe fino agli ultimi scritti negriani, ha attra­ver­sato e forse domi­nato la tra­di­zione mar­xi­sta secondo cui il sog­getto col­let­tivo emer­ge­rebbe dalla strut­tura sociale stessa in un farsi sog­getto della sostanza». Se vol­giamo lo sguardo ai movi­menti sociali che stanno attra­ver­sando negli ultimi anni l’area euro­me­di­ter­ra­nea, dalla Spa­gna alla Gre­cia, pas­sando per i movi­menti Occupy, fino alla Tur­chia e al Bra­sile non pos­siamo non com­pren­dere l’urgenza di una rifles­sione sulla tem­po­ra­lità di cui que­sti movi­menti si nutrono e che essi stessi isti­tui­scono. Lo stesso sce­na­rio dei movi­menti ita­liani sta impo­nendo que­sta rifles­sione sem­pre più urgente. Non esi­ste un’ora «x» per la rivo­lu­zione, ma esi­stono tem­po­ra­lità spe­ci­fi­che, a volte dif­fi­cili da com­pren­dere e da con­net­tere, ma arti­co­late in movi­menti poli­rit­mici e poli­sin­fo­nici, che si costrui­scono all’interno degli stessi pro­cessi di rivolta, al di là di ogni confine.

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