venerdì 30 maggio 2014

Il consueto gioco dei due carabinieri nella sinistra italiana: quello cattivo che vuole entrare nel PD e quello buono che ci si vuole solo alleare

Era ampiamente prevedibile - e in fatti è stato previsto - che la lista Tachipirinas avrebbe portato solo guai facendo arretrare la discussione di almeno 3 anni  [SGA].


Con i Democratici o con Tsipras? Aria di guerra in Sel

Il capogruppo Migliore: «Partito unico col Pd», Fratoianni: grave errore
Vendola cerca una sintesi: «Prima vediamo se Renzi ribalta l’agenda europea» l’Unità 29.5.14

Nonostante il quorum superato dalla lista Tsipras, per Sel questo dopo elezioni ha un sapore particolarmente amaro. Domani si riunirà la direzione, e si annuncia battaglia tra le due anime che si combattono, più o meno sotterraneamente da mesi, da quando è nato il governo Renzi. 
L’anima “governista” è guidata dal capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, critico con la scelta della lista Tsipras e più propenso aun ritorno al dialogo col Pd. Ieri in un’intervista ha proposto di costruire un «soggetto unitario di sinistra», che metta insieme Sel e i democratici. Per Migliore, insomma, l’epoca dell’opposizione al governo sembra tramontata. «Su molte battaglie di Renzi c’è l’impronta delle nostre battaglie, ad esempio contro l’austerity. Dobbiamo togliere gli alibi a chi vuole escluderci ». Per Migliore, infatti, dopo il crollo di Scelta civica e il magro risultato di Ncd «è possibile passare dalle “piccole intese” a un governo davvero politico». Una linea che, evidentemente, non convince chi ha puntato sulla lista Tsipras come embrione di un nuovo soggetto di sinistra, sull’esempio di Syriza e della Linke tedesca. Tra i promotori della lista, infatti, c’è chi come Barbara Spinelli ha un giudizio molto duro sul Pd renziano, definito «una nuova Dc», rispetto a cui la sinistra deve essere fieramente alternativa, in Italia e in Europa. 
Il bivio è cruciale e riguarda la natura stessa di Sel, le sue prospettive, la sua stessa sopravvivenza. Con Migliore ci sono 15-16 deputati su un totale di 40. Ma c’è chi porta l’asticella fino a 19. Insomma, un gruppo diviso praticamente a metà. Che rischia molto, se anche un giornale amico come il manifesto parla esplicitamente di «aria di divorzio». Domani ci sarà una prima discussione, non sono previsti strappi a brevissimo termine e certamente non li vuole Nichi Vendola, che si sta battendo per tenere tutti insieme, e trovare una sintesi. «Non vogliamo una sinistra di testimonianza, ma non firmiamo neppure cambiali in bianco», spiegano fonti vicine al governatore pugliese. L’intervista di Migliore viene giudicata «intempestiva», e anche rischiosa. «Non si può immaginare una resa della sinistra al governo. Renzi ha detto cose giuste contro l’austerity, vediamo se riesce a cambiare l’agenda europea, senza fughe in avanti». Il risultato della lista nelle grandi città, col 10% a Firenze e il 9%a Bologna viene interpretato come promettente. E dunque quell’esperienza non può essere archiviata con un tratto di penna. «Ora bisogna analizzare i risultati, discutere tra noi, senza fretta». «Se Renzi ribalterà l’agenda di governo europeo, trasformeremo i nostri dissensi in consensi», dice Vendola ai microfoni, ed è ancheun modo per prendere tempo, per allontanare lo spettro di una discussione fratricida trai suoi parlamentari. Il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni non usa giri di parole: «Non condivido l’idea di Migliore di un partito unico col Pd. Dobbiamo avanzare una proposta politica a tutti quelli che hanno guardato alla proposta di Tsipras per dare corpo ad una sinistra forte e innovativa, non settaria e non minoritaria». 
Con lui c’è l’altra metà del gruppo parlamentare, con personalità come l’ex leader Fiom Giorgio Airaudo e il gruppo dei deputati pugliesi. Sul tavolo c’è anche la collocazione europea. Mesi fa Sel chiese l’adesione al Pse, poi c’è stata la scelta di Tsipras validata dal congresso. Ora la questione si riapre. Spinelli insiste per l’adesione al gruppo di sinistra del Gue, e Fratoianni conferma questa opzione, «non possiamo certo partecipare in Europa alle larghe intese tra Pse e Ppe». Ma in molti non ne cogliono neppure sentir parlare. Il voto sul decreto degli 80 euro, nei prossimi giorni, potrebbe essere un primo spartiacque decisivo. Tra i 7 senatori di Sel c’è chi vorrebbe dare un segnale subito, votando sì a un provvedimento che convince perché «dà dei segnali nel segno della redistribuzione». Anche alla Camera, dopo il provvedimento arriverà successivamente, c’è chi non vuole votare no. Come Ileana Piazzoni, che viene dai Ds e l’ipotesi di un nuovo soggetto della sinistra radicale lo vede come fumo negli occhi: «Se ci sarà una costituente con gli altri partner della lista Tsipras io non ci sarò. Mi spiace, ho già dato con la Sinistra Arcobaleno. E poi io sono stata eletta con “Italia bene comune”, una coalizione che vedeva insieme Pd e Sel per una sinistra di governo». Per Piazzoni, tuttavia, una marcia indietro non è facile: «C’è stata una campagna elettorale nel segno di Tsipras, molti militanti si sono mobilitati con entusiasmo. Come si fa a dire “abbiamo scherzato”?». 
Una delle soluzioni all’orizzonte è la scissione di una fetta di deputati e la nascita di un nuovo gruppo che entri nel solco della maggioranza. Magari con l’apporto di alcuni ex M5s come Adriano Zaccagnini. In Transatlantico se ne parla già. Il giovane deputato Arturo Scotto, insieme a Ciccio Ferrara, s’iscrive tra i pontieri. E spiega a l’Unità: «Nonci saranno scissioni. Dobbiamo costruire una sinistra nuova e con un orizzonte di governo, autonoma dal Pd ma dentro il socialismo europeo. Il Gue sarebbe una vecchia ridotta radicale, ma non ha senso parlare di fusione col Pd: dobbiamo incalzare Renzi sui contenuti con pazienza. Vendola ha ragione».




Sel, sui dissidenti cala il gelo.  Il nodo del rapporto con il governo Con Renzi o con la costituente della lista Tsipras?

Migliore guasta la festa dell’Altra Europa: «Ora un soggetto unitario con il Pd»
Il movimento di Vendola verso la rottura. Bocche cucite fino alla riunione di presidenza «No comment» degli altri. Il casus belli sarà il voto sugli 80 euro
di Daniela Preziosi il manifesto 28.5.14 

Capan­nelli dei depu­tati di Sel si rag­gru­mano, si scom­pon­gono, si ricom­pon­gono in un Tran­sa­tlan­tico ancora sotto l’effetto del Renzi-boom, il 40,8 per cento del Pd che sta già «ren­ziz­zando» l’emiciclo, una forza cen­tri­peta che attira ogni cosa verso il pre­mier. Non siamo alla scis­sione, anzi la scis­sione guai a nomi­narla, è una «pro­fe­zia inte­res­sata», «un’entrata a gamba tesa nel nostro dibat­tito interno» da parte dei cro­ni­sti. E allora è almeno un divor­zio, quello che già si vede all’orizzonte nel movi­mento di Ven­dola. E per una volta viene dopo una vit­to­ria, quella della Lista Tsi­pras, che con­tro tutti i pro­no­stici dome­nica ha acciuf­fato il 4, 03 per cento. La rot­tura non è con­su­mata, ma ormai non sem­bra evi­ta­bile. Per­ché se ieri su Repub­blica il capo­gruppo di Sel alla camera Gen­naro Migliore pro­po­neva di «costruire in Ita­lia un sog­getto uni­ta­rio di sini­stra, rego­lato dalla demo­cra­zia interna, che possa far vivere le aspet­ta­tive di cam­bia­mento. Senza restare cia­scuno, Pd e Sel, nel pro­prio con­te­ni­tore», sul mani­fe­sto la depu­tata Ileana Piaz­zone andava oltre: «Vogliono fare un nuovo sog­getto a sini­stra: io non ci sto, ma non voglio fare nean­che la parte di quella che si mette di tra­verso». In entrambi i casi sono pro­po­ste in rotta di col­li­sione con il co-working delle sini­stre unite nella lista Tsipras.
Il dis­senso era ampia­mente annun­ciato, si era già con­tato al con­gresso nello scon­tro fra pro-Schulz e pro-Tsipras, e poi in una suc­ces­siva dire­zione del feb­braio scorso. Poi i dis­si­denti, sareb­bero una quin­di­cina di depu­tati, ave­vano tenuto disci­pli­na­ta­mente le boc­che cucite durante la cam­pa­gna elet­to­rale, per evi­tare l’accusa di sabo­tag­gio. Ma ora la casa ven­do­liana va in fibril­la­zione. «Dichia­ra­zioni intem­pe­stive, a bal­lot­taggi in corso in mezza Ita­lia», è una delle obie­zioni dei con­trari. I favo­re­voli invece: «Non si può non ren­dersi conto che dopo il 40,8 per cento è cam­biato tutto», rigo­ro­sa­mente a tac­cuino chiuso. «Quello che dice Gen­naro non è pere­grino, stanno cam­biando la linea del con­gresso con pic­cole suc­ces­sive furbizie».
Ileana Piaz­zoni, ’miglio­ri­sta’ dichia­rata: «Non capi­sco la linea di Sel: se dopo la lista Tsi­pras non si fa una costi­tuente di sini­stra, che l’abbiamo fatta a fare la lista uni­ta­ria? Per eleg­gere tre euro­de­pu­tati? Ma se si fa, sarebbe il cam­bio di linea rispetto al con­gresso». Quindi chie­dete un con­gresso? «Nean­che per sogno. Sta a loro fare una pro­po­sta sul futuro». State trat­tando con il Pd? «Par­liamo con tutti i dem, ma il pro­blema non è il Pd ma la col­lo­ca­zione rispetto al governo. Non si può non rico­no­scere un ten­ta­tivo rifor­ma­tore in Renzi». Nicola Fra­to­ianni, coor­di­na­tore di Sel e ultrà dell’operazione Tsi­pras sil­laba un «no com­ment, ci con­fron­te­remo alla riu­nione di pre­si­denza di venerdì». Dalla sua parte vige la con­se­gna del silen­zio. Ma tira aria gelida. E c’è chi vede in que­sto silen­zio per­sino un invito ai dis­si­denti di levare il disturbo.
Anche Nichi Ven­dola non com­menta. Lui che a con­gresso si era bat­tuto come un leone per evi­tare la rot­tura fra i suoi, cerca anche sta­volta quella che nei par­titi si chiama «la sin­tesi». «Se Renzi riu­scirà a ribal­tare l’agenda di governo dell’Europa tra­sfor­me­remo le nostre cri­ti­che e i nostri dis­sensi in con­senso». Non sono pre­ci­sa­mente i toni che i garanti della lista usano nei con­fronti del pre­mier («Il Pd è una nuova Dc», ha detto lunedì Bar­bara Spi­nelli), ma lo si potrà misu­rare meglio sabato pros­simo, all’assemblea dei can­di­dati della lista, dove sarà lan­ciata la pro­po­sta di «andare avanti»: ma i modi di que­sto «andare avanti» sono tutto per Sel. Cele­ste Costan­tino, che pure non era fra gli entu­sia­sti di Tsi­pras chiede «calma, discu­stiamo, è chiaro che la stra-vittoria di Renzi cam­bia tutto, ma io non voglio restare schiac­ciata fra due posi­zioni pre­sunte. Nes­suno sta chie­dendo lo scio­gli­mento di Sel. Abbiamo fatto l’esperienza della lista, abbiamo vinto, pos­siamo vedere que­sto pro­cesso dove porta prima di dichia­rarlo chiuso?».
Ma il ciclone Renzi non può non porre dei pro­blemi, nei capan­nelli si ragiona «nei col­legi i nostri com­pa­gni sono con­fusi, non si può soste­nere che in quel 40,8 per cento non ci sia anche un po’ della nostra sini­stra». La replica è «ma ora che Grillo è in crisi dob­biamo essere un rife­ri­mento per quelli che lo abban­do­nano. Alleanze con il Pd? Ripar­lia­mone nel 2018».
Venerdì, alla riu­nione della pre­si­denza, ci sarà il primo round del con­fronto. Il 14 giu­gno l’assemblea nazio­nale, che però è com­po­sta a stra­grande mag­gio­ranza da pro-Tsipras, qual­siasi cosa oggi voglia dire: tutti i pro-Tsipras esclu­dono «un ritorno alla vec­chia Rifon­da­zione e alla sini­stra identitaria».
L’ora della verità però potrebbe arri­vare anche prima sul decreto degli 80 euro, che scade il 23 giu­gno. Pre­sto andrà al voto del senato, dove però dei sette sena­tori nes­suno al momento sarebbe sulla linea di Migliore. Poi alla camera, dove invece sareb­bero una quin­di­cina quelli che dichia­rano di non essere dispo­ni­bili a votare no. La media­zione potrebbe essere la scelta dell’astensione. Ma non è nean­che detto che i ’miglio­ri­sti’ siano dispo­ni­bili ad accettarla.


Sel pensa di entrare in maggioranza (in vista di un partito unico)

di Wanda Marra il Fatto 29.5.14

... In Parlamento è tutto un movimento. Se è per Sel, Gennaro Migliore in un’intervista a Repubblica ha annunciato che “la sfida è costruire in Italia un soggetto unitario di sinistra”. Insieme al Pd. Che è pronto ad accoglierli, tanto è vero che al Nazareno erano già a conoscenza del fatto che il capogruppo avrebbe fatto questa uscita pubblica. Così, una forza all’opposizione entrerebbe in maggioranza. Perché inglobare, depotenziare è meglio che asfaltare...


Il dibattito interno che divide Sel: c’è chi vuole entrare in maggioranza


Corriere 29.5.14



Finita la campagna elettorale a sostegno della lista Tsipras si è riaperto il dibattito interno a Sinistra e libertà: una parte pensa a rientrare nella maggioranza di governo fino all’ipotesi di fare un partito unico con il Pd. Guida la fronda il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore: «Ora è possibile un governo più politico»


Dagli ex 5 Stelle a Sel Grandi manovre al Senato

La tentazione di gruppi a sostegno della maggioranza
di Monica Guerzoni Corriere 29.5.14

ROMA — La sirena del 40 per cento è una grande seduttrice e a Palazzo Madama sono diversi i senatori disposti ad ascoltarne il canto. Grillini dissidenti, «sinistri» di Sel e anche qualche esponente senza casacca non fanno mistero di essere rimasti impressionati dalla performance elettorale di Matteo Renzi e stanno meditando piccoli o grandi passi verso i lidi di maggioranza. Prima del 25 maggio l’alleanza di governo aveva numeri risicati al Senato, sette voti appena. Ma dopo la valanga di consensi filogovernativi espressi dagli italiani, lo scenario sta rapidamente cambiando. 
Un gruppo di nuovi responsabili vedrà presto la luce. Il pallottoliere conta quattordici senatori fuoriusciti o espulsi dal M5S, guidati da Orellana e Campanella. Il cantiere è aperto da settimane e il trionfo elettorale di Renzi ha accelerato le pratiche. Si chiamerà «Democrazia attiva» oppure «Italia lavori in corso», anche se alla moglie di Campanella questo secondo nome non piace: «Dice che le ricorda la Salerno-Reggio Calabria» racconta il senatore, che nel ‘99 si iscrisse al Pds e per il quale il premier «si è mosso in maniera magistrale». Del leader democratico non gli piace «l’atteggiamento giovanilistico» e neppure l’inclinazione al blairismo. Nonostante questo spera che il governo metta in campo proposte tali da poter essere condivise: «Ascoltiamo, parliamo... E se l’atteggiamento del Pd sarà positivo si potranno fare pezzi di strada insieme». L’idea non è quella di un «supporto organico», ma di una «interlocuzione costruttiva sui provvedimenti che ci piacciono». Dal Pd vi ha cercato qualcuno? «Si, ci cercano tutti». 
Orellana è in contatto costante con il capogruppo del Pd, Luigi Zanda. È lui che tiene le relazioni con i volenterosi, quei senatori delle opposizioni che fortissimamente vogliono dare una mano per la stabilità. Manovre soft, senza grande pathos. «Chi è quel pazzo che oggi si mette a ostacolare le riforme? — sorride il democratico Nicola Latorre — Transfughi? Qui non arriva nessuno. O meglio, arrivano tutti...». Renzi, insomma, può dormire tra due guanciali. Corradino Mineo conferma: «I grillini dissidenti? Come operazione trasformistica non la conosco, ma come operazione politica va avanti da un paio di mesi». 
Anche a destra qualcosa si muove, prova ne sia l’uscita con cui Paolo Naccarato, Ncd, chiede ad Alfano e a Lupi «un gesto di grande generosità». E cioè il passo indietro di uno dei due rispetto al governo, perché al partito serve «un leader a tempo pieno». Per lui Renzi è «il grande vincitore», resterà a lungo a Palazzo Chigi e sarà «il seme decisivo di un nuovo centrodestra totalmente da reinventare». Parole che dentro Forza Italia qualcuno ha letto come l’annuncio di una uscita imminente di Naccarato da Ncd, per creare un gruppo-cuscinetto che possa attrarre eventuali senatori azzurri attratti dai lidi di maggioranza. 
«I grillini arriveranno, ma per ora in Forza Italia chi si muove è morto — prevede Riccardo Villari, grande esperto di passaggi di campo — Ncd, Udc e Scelta civica hanno cinque ministri, prima o poi Renzi si accorgerà che sono troppi». Per adesso è una suggestione, ma a Palazzo Madama c’è chi spera che un giorno il centrodestra possa essere sostituito con Sel e pezzi di Cinquestelle. A sinistra i movimenti sono vorticosi. Gennaro Migliore vuole «stare nel gorgo» e a Repubblica ha spiegato l’idea di un partito unico con il Pd: «Con il crollo di Scelta civica e il ridimensionamento di Ncd è possibile passare dalle piccole intese a un governo che sia davvero politico...». 
Scissione in vista? Domani in direzione Sel potrebbe spaccarsi. L’onorevole Ileana Piazzoni è pronta a uscire dal gruppo al seguito di Migliore e non è l’unico fra i deputati. Al Senato i sette vendoliani sono più compatti eppure c’è chi sottolinea il profilo molto istituzionale di Dario Stefàno e la gran voglia di Luciano Uras di «lavorare per il bene degli italiani». Il senatore sardo smentisce che sia in atto una operazione speculare a quella della Camera: «Io non la conosco e non intendo partecipare». Ma accetta volentieri di ragionare sul futuro: «Noi e il Pd siamo vicini, ma hanno scelto di governare con Giovanardi e Alfano... Se ci fossero cambiamenti rilevanti sotto il profilo politico discuteremo e decideremo assieme». 

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