martedì 13 maggio 2014
Una vecchia intervista di Enzo Biagi ad Hans Baur
L’incontro con il generale Hans Baur fedelissimo del Fürer: fu con lui fino all'ultimo giorno di vita
Nel 1983 gli era ancora legato: "Il miglior capo che uno potesse desiderare" Tra amici, nemici, complotti, confidenze da uomini, paura speranza e ricostruzioni dubbie "Sullo sterminio degli ebrei probabilmente il vero responsabile è Himmler, che ha fatto tutto di sua iniziativa"
intervista di Enzo Biagi il Fatto 11.5.14
Generale Hans Baur, quando ha incontrato per la prima volta Adolf Hitler?
Negli
anni Venti sono andato a una sua riunione e mi ha colpito. Gli ho
parlato per la prima volta nel 1932. Allora prestavo servizio sulla
linea aerea per Roma. Durante un rientro sono atterrato a Monaco e mi è
stato detto: “Signor Baur, il signor Hitler vorrebbe noleggiare un
aereo”. È stato un incontro molto cordiale. “Tra poco avremo le
elezioni. La propaganda elettorale ha senso unicamente se è immediata”,
mi ha detto. Il Reich tedesco era molto esteso e percorrendolo in
automobile o in ferrovia, nel caso migliore, Hitler avrebbe potuto
partecipare solo a poche riunioni. Noleggiando un aereo era possibile
presenziare a quattro o cinque comizi in ventiquattro ore. Siamo
riusciti a essere presenti su centottantatre piazze. “Se andrò al
potere, costituirò un corpo di aviatori governativi e lei sarà il capo”,
mi disse alla fine del grande tour. Così è stato.
Quali altre personalità politiche ha trasportato durante la sua carriera?
Durante
la guerra dovevo prelevare i feldmarescialli dal fronte per portarli
dal Führer e poi tutti i capi di Stato, alcuni esempi: il vice primo
ministro rumeno Antonescu; re Boris, lo zar bulgaro; Horty il reggente
del Regno d’Ungheria, il finlandese Mannerheim; il Nunzio apostolico
Pacelli, che poi è diventato Papa Pio XII.
Lei ha avuto a bordo Benito Mussolini?
Sì,
e non soltanto una volta, molte. Mussolini era lui stesso pilota, ma
gli aerei Condor che avevamo in dotazione erano troppo per lui. Il
Condor gli piaceva molto, e Hitler mi ha detto: “Vorrei regalarne uno al
Duce”, e io gli ho risposto: “Non lo faccia perché poi qualunque cosa
accada lei ne sarà responsabile. Per portare un aereo di questo tipo uno
deve essere veramente un buon pilota. Il Führer aveva una grande stima
di Mussolini”.
Generale Baur, com’era il suo rapporto con Hitler?
Hitler
era il miglior capo che uno potesse desiderare. Dopo le elezioni del
’33 che lo hanno nominato Cancelliere, mi ha detto: “Lei ha svolto il
suo compito in modo eccellente, e la mia casa sarà aperta per lei giorno
e notte, può andare e venire quando vuole. È stato così. A Berlino ero
solo perché la mia famiglia viveva nel Sud, e tutte le volte che mi
trovavo in città pranzavo e cenavo con Hitler.
Come era la vita nella Cancelleria del Reich durante la guerra?
La
vita di Hitler, durante la guerra, era molto dura, e c’è da stupirsi
che l’abbia sopportata per sei anni. Due riunioni al giorno: la prima a
mezzogiorno dove si discuteva della situazione militare, l’altra era a
mezzanotte e non finiva mai prima delle tre o delle quattro del mattino.
Dormivo due o tre ore a notte: non era un problema.
Lei ricorda del Führer i momenti in cui è apparso particolarmente provato o quelli in cui
era contento?
Le
sconfitte erano i momenti peggiori, la vittoria, invece, lo eccitava.
Quando si trovava in una cerchia ristretta di persone, era un buon
compagno, parlava liberamente e si curava molto di coloro che gli
stavano attorno. Ricordo che allora mi ero appena sposato, e se una sera
non mi presentavo a cena mi chiedeva dove ero stato e mi diceva che le
berlinesi erano belle ragazze, e non voleva che tradissi mia moglie.
Cosa accadeva nel bunker durante le ultime settimane?
Si
trattava di un rifugio relativamente molto piccolo, la camera del
Führer misurava due metri per tre, un piccolo divano per due persone.
Davanti alla sua stanza c’era un locale che fungeva da sala da pranzo
dove prendevamo i pasti.
Come ha vissuto la morte della famiglia Goebbels?
È
stata una vera e propria tragedia. Ricordo che il 15 aprile 1945
passeggiavo nel giardino della Cancelleria, guardavo gli allestimenti
per la difesa: cannoni e mortai, ero con il Führer, improvvisamente è
arrivata frau Magda, la moglie di Goebbels. Hitler le si è avvicinato:
“Cara signora, mio Dio, lei è ancora a Berlino? Le metto subito a
disposizione la mia casa di Berghof in Baviera, sulle Alpi, là non può
accadere nulla a lei e ai suoi bambini. Andatevene, questa è ormai solo
una trappola per topi”. La signora Goebbels supplicante: “Mein Führer,
devo rivolgerle una richiesta, per favore, mio marito è il sindaco della
capitale, se davvero i russi dovessero entrare lui cadrà assieme alla
città. La vita non ha scopo alcuno per me senza di lui. Non ho messo al
mondo i miei sei bambini perché vengano portati in giro per Unione
Sovietica come attrazione da baraccone, come i figli del propagandista
Goebbels. Vorrei pregarla di lasciarmi stare accanto al mio sposo”. Da
quel momento in poi anche la signora Goebbels ha alloggiato nel bunker
con i bambini. Negli ultimi giorni piangeva spesso, diceva: “Questa vita
è molto difficile per una mamma”. Quello che è accaduto l’ho saputo da
Voss. L’ammiraglio era solo e stava mangiando. Improvvisamente è entrata
Frau Magda che gli ha chiesto: “Ha visto un medico entrare nella camera
dei bambini?”. Voss ha risposto: “Sì, è appena passato qualcuno con un
camice bianco”. La signora è andata anche lei nella camera, dopo mezzora
è tornata dall’ammiraglio e ha detto: “Per noi sarà più facile morire,
abbiamo superato il peggio”. In quel momento i bambini erano stati
uccisi. Goebbels è rimasto fino alla fine, fino alla morte del Führer si
è occupato di tutto. Posso dire semplicemente che non era soltanto un
grande propagandista, era anche un uomo d’animo forte, degno di tutto il
rispetto.
È vero che negli ultimi giorni lei ha fatto partire un aereo con il materiale d’archivio o con i diari di Hitler?
Andò
così: verso il 20 aprile tutti i miei aerei, una dozzina, sono stati
fatti partire, questo avveniva di notte. Il Führer aveva dato ordine di
portare al Sud, a Salisburgo e a Monaco, tutto il materiale che a
Berlino avrebbe potuto essere distrutto. Il 25 aprile un aereo pilotato
dal mio attendente Arnd è partito con i documenti militari di Hitler,
insieme a quelli personali delle sue azioni, ma l’aereo non è mai
arrivato a Monaco e di Arnd non ho mai più saputo niente. Quando l’ho
detto al Führer è impallidito ed è diventato furente. Se i documenti non
fossero stati importanti non avrebbe avuto quella reazione.
Nella Cancelleria del Reich si è parlato qualche volta delle persecuzioni contro gli
ebrei?
Questa
è stata una sorpresa anche per me: quando ero in prigione i russi mi
hanno detto: “Avete ucciso milioni di israeliti”. Per me era come una
fiaba, noi non sapevamo niente di queste storie. Se davvero è successo
qualcosa, sono certo che il Führer non ne era al corrente. Probabilmente
il responsabile è Himmler, che ha fatto tutto di sua iniziativa. Di
tutto viene accusato Hitler, ma non è assolutamente vero.
Ricorda della reazione di Hitler ai tentativi di Göring e di Himmler di avviare delle trattative separate con gli Alleati?
Sì,
è stato il 25 aprile. È giunto un telegramma di Göring al Führer che
diceva: “In base alla seduta del Reichstag in data tal dei tali, io sono
stato nominato suo naturale successore. Attualmente lei si trova
accerchiato a Berlino e dispone di un potere di comando limitato, la
prego di passarmi i poteri”. Noi eravamo completamente tagliati fuori
dal mondo esterno, le notizie le apprendevamo via radio trasmesse dagli
americani. Una fra le tante diceva che Go-ring aveva iniziato delle
trattative con gli Usa. Il Führer si è molto arrabbiato. Io dormivo in
camera con Bormann e ricordo che a mezzanotte è venuto da me e mi ha
detto: “Signor Baur, legga questo dispaccio, devo cercare di farlo avere
in qualche modo a Göring”. Il testo era pressappoco il seguente:
“L’azione da lei compiuta è alto tradimento e secondo la legge tedesca
viene punita con la morte. Tenendo in considerazione il servizio da lei
prestato alla Germania mi astengo da tale punizione, ma esigo che lei mi
presenti immediatamente le sue dimissioni”. Da quel giorno in poi
Go-ring è stato escluso dalle file nazionalsocialiste.
Signor Baur, quando ha lasciato Berlino?
Proprio
alla fine. Il 30 aprile tutto era concluso e il primo maggio ce ne
siamo andati. La sera prima mi ero congedato da Hitler, mi ha fatto
chiamare e mi ha detto: “Vorrei accomiatarmi da lei”. “Mio Dio, mein
Führer, non vorrà farla finita?”, gli ho risposto. “Sì, purtroppo è
giunto il momento. I miei generali e i miei ufficiali mi hanno tradito e
venduto, i miei soldati non mi vogliono più e io stesso non me la sento
di continuare”. “Abbiamo degli aerei che possono volare per diecimila
chilometri, la posso portare dove desidera”. Mi ha risposto: “No, per me
è assolutamente fuori questione lasciare la Germania. Potremmo
resistere ancora qualche giorno, ma ho paura che poi cadrei nelle mani
dei russi, mi rinchiuderebbero in una gabbia di ferro e mi porterebbero
in giro per il mondo, quindi la faccio finita”. Durante la notte si
sparò un colpo di pistola. Come sono uscito dal bunker sono rimasto
gravemente ferito, colpito alle gambe, al petto e a un braccio, mi sono
rifugiato in una casa in fiamme, il quadro è andato bruciato con tutto
il resto che avevo in uno zaino.
Cosa è successo dopo la sua fuga dal bunker?
Ero
ferito gravemente, i russi mi hanno tenuto per sei giorni insieme agli
altri generali, senza farmi cure particolari. Ogni mattina si presentava
un commissario che mi chiedeva dove avevo portato Hitler con il mio
aereo. I russi sapevano che volava solo con me e pensavano che l’avessi
aiutato a fuggire. Poi, finalmente, hanno cominciato a curarmi: mi è
stata amputata una gamba perché, nel frattempo, era subentrata la
setticemia. Dopo sei mesi di sanatorio sono finito in un campo di
concentramento. Ero il prigioniero più felice: mentre i miei camerati si
lamentavano di tutto, io ero contento perché potevo finalmente vedere
degli alberi e non soltanto un filo di cielo.
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