domenica 7 settembre 2014

Grossman e noi: Guerra Fredda culturale infinita


Una guerra nella quale la sinistra è in prima fila contro la propria stessa storia [SGA].

Vasilij Grossman, il libro venuto dal futuro
Lo scrittore russo moriva 50 anni fa. In Vita e destino ha narrato il Lager e il gulag, ma anche la violenza e l’ipocrisia al potere, la forza degli eroi umiliati, le vittime che diventano carnefici: anticipando temi del nostro secolodi Gianni Riotta La Stampa 7.9.14

Alla fine degli Anni Cinquanta, mentre gli intellettuali snob piagnucolano la morte del Romanzo a Milano e New York, un gigante russo, solo, poverissimo, malato, senza salario e editore, stende il capolavoro della letteratura del XX secolo, disperando di vederlo mai stampato. La vita e il destino di Vasilij Semënovic Grossman, autore del romanzo monumentale e leggendario Vita e destino (Adelphi), sarebbero da soli trama struggente e simbolica, ma il suo lavoro titanico, tra persecuzione sovietica e solitudine, testimonia del coraggio morale di un artista.
Nato a Berdicev in Ucraina il 12 dicembre 1905, Grossman muore a 58 anni, il 14 settembre 1964, roso dal cancro allo stomaco, senza cure, senza sostegno, certo che il suo romanzo non vedrà la luce. Glielo assicura il Gran Censore del Pcus, Mikhail Suslov («Il tuo libro non potrà esser pubblicato neppure fra 300 anni…»), e gli agenti del Kgb, apparato di repressione che l’ex agente Vladimir Putin riabilita a Mosca, sequestrano nella dacia, la villetta di Grossman, manoscritti, note, perfino i nastri della macchina da scrivere. Una copia singola è affidata a un amico, occultata in un armadio da Semyon Lipkin, trafugata dallo scrittore satirico Voinovich, microfilmata dal fisico dissidente Andrej Sacharov, contrabbandata in Svizzera per la trascrizione degli attivisti Etkind e Markish.
Nulla nella vita di Grossman lasciava prevedere il destino avventuroso e tormentato. Dall’Ucraina della famiglia ebrea, va a lavorare nel Donbass, l’area industriale teatro della guerra 2014 tra russi e ucraini. Decide però di dedicarsi alla scrittura, i suoi racconti attraggono l’attenzione del patriarca delle lettere Gorky e le lodi di Bulgakov, genio sperimentale del Maestro e Margherita. Il timidissimo scrittore, con gli occhiali di tartaruga e i modi ben educati, viene apprezzato nei circoli della capitale, ma sono gli anni terribili delle purghe, l’era di Yezhov, capo della Nkvd, i cui agenti in giacca di cuoio arrestano milioni di innocenti di notte, finendoli poi, dopo grotteschi processi e torture orrende, con un colpo di pistola alla nuca. Così cadono il poeta Mandel’štam, il figlio della poetessa Akhmatova, lo scrittore Babel’, che pure era amico della moglie di Yezhov, e una generazione di contadini, intellettuali, operai, quadri. Il timido Grossman, quando l’ex marito della sua nuova compagna, Olga Mikhailovna, viene arrestato – e lei con lui secondo tragica usanza russa –, non esita a scrivere a Yezhov, chiedendo la liberazione della donna e facendosi affidare i figli. Bastava molto meno per finire al gulag o nella fossa comune. Grossman la scampa, dando la prima prova di coraggio.
Quando poi Hitler attacca la Russia nel 1941, l’intellettuale che non ha mai imbracciato un fucile si arruola e scrive per il giornale dell’esercito. Sfugge per un soffio all’avanzata tedesca, vede Berdicev cadere nelle mani naziste, saprà dopo che la mamma è stata giustiziata, con migliaia di ebrei, nei pogrom. Dalla ritirata dell’Armata Rossa, all’assedio e la controffensiva di Stalingrado, 1942-1943, fino alla battaglia di Kursk, il più grande duello di carri armati della storia, alla liberazione del Lager di Treblinka e la caduta di Berlino 1945, Grossman è in prima linea l’inviato più amato dai soldati. All’ombra di una tenda, accanto a un falò di campo, tra le barelle degli ospedali, vede i soldati, macilenti, stanchi, leggersi a vicenda gli articoli che firma, senza propaganda, fermandosi su un vecchio profugo fiero, una bambina senza casa, la solidarietà di chi divide il rancio congelato. In una pagina, oggi raccolta da Adelphi, fa la storia del mulo italiano, sopravvissuto alla rotta dell’Armir, che si innamora di una cavallina russa e, tra le risate dei soldati, nitrisce felice nella steppa, fiaba nell’orrore.
Tornata la pace, Stalin perseguita gli ebrei. Il Libro nero di denuncia dei pogrom nazisti, scritto con Il’ja Erenburg (Mondadori), viene censurato e Grossman si vede isolato, ridotto a tradurre dall’armeno il libro di uno scrittorucolo (non conosce la lingua, si fa aiutare da una versione interlineare). Ma non si amareggia, senza livore si impegna su Vita e destino, racconti e reportage, Tutto scorre, La cagnetta, II bene sia con voi! (Adelphi, anche ebook).
Vita e destino è libro del futuro, già del XXI secolo nel contenuto, mentre la forma del romanzo tradizionale tiene testa a Guerra e pace di Tolstoj. Perché nel dar conto della vita del fisico Viktor Štrum, isolato e poi salvato da Stalin con una telefonata, Grossman racconta il totalitarismo, Lager e gulag in un romanzo, Levi con Solzenicyn, ma anche la violenza e l’ipocrisia al potere, la viltà di chi si piega, umano, la forza degli eroi umiliati, i mostri persecutori e le vittime sacrificali, il passaggio repentino, per un caso bizzarro, da un ruolo all’altro. Nel secolo delle masse che cozzano tra loro, Grossman, cronista e scrittore, si ferma sull’individuo dolente e irriducibile, e vive nel nostro tempo, stagione di persone libere, contro l’orrore dell’intolleranza.
Fermatevi, in questo anniversario di mezzo secolo, sulla pagina in cui una mamma, con la sola forza del suo amore, si sforza di levare il figlio caduto in battaglia dall’umile fossa di terra, come Gesù con Lazzaro. La battaglia tra amore e morte, famiglia e mondo terribile, è la morale di Grossman, senza la cadenza solenne di Beethoven che talvolta echeggia in Tolstoj, ma con leggerezza, ironia, sorriso. Dalle ceneri e i roghi del Novecento, con «onore senza gloria» secondo la massima di Benjamin, Vasilij Grossman indica una strada semplice e formidabile: noi persone, la nostra famiglia, la vita domestica, gli amici a cena siamo il luogo profondo delle libertà e delle fedi; nei sentimenti, l’amore, gli affetti, è il vero Sole dell’Avvenire. Augurare il bene al viandante sconosciuto come i contadini in Armenia è manifesto di emancipazione che sopravvive a Lenin, Stalin e ai loro epigoni di un secolo tragico, riscattato dal romanzo che neppure nel 2314 poteva esser pubblicato.



Vasilij Grossman, un angelo in volo sull'inferno sovietico
Dalle rivoluzioni di inizio Novecento alla dittatura staliniana e alla guerra. L'opera di uno scrittore ormai entrato nel pantheon della letteratura russaGiuseppe Ghini - il Giornale Ven, 12/09/2014 


Grossman, indigesto a Putin
Un autore scomodo per il nazionalismo che riabilita Stalindi Tommaso Piffer Corriere 13.9.14

A mezzo secolo dalla scomparsa, lo scrittore russo Vasilij Grossman, morto il 14 settembre 1964, non è più un autore vietato nel suo Paese, ma resta per molti versi uno straniero in patria. Non a caso è a firma italiana il convegno internazionale organizzato a Mosca dal Centro studi Vasilij Grossman di Torino, che sta completando la catalogazione e la digitalizzazione di tutte le sue opere e della letteratura secondaria in italiano, inglese e russo.
Il romanzo principale di Grossman, Vita e destino (edito in Italia da Adelphi), resta un insuperabile affresco della vita in Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale, ma anche di alcuni snodi fondamentali del XX secolo. Grossman tratteggia la comune furia ideologica di nazismo e comunismo, che nel romanzo emerge in un celebre dialogo tra il guardiano di un lager tedesco e un prigioniero, commissario dell’Armata rossa. O il dramma dell’individuo davanti al potere, che si presenta con il suo volto repressivo o con la «forza ipnotica di idee grandiose». Ma anche l’irriducibilità dell’uomo, che in ogni situazione può mantenere la sua dignità. Nelle pagine di Vita e destino , completato nel 1960, Grossman mette in scena innanzitutto il suo dramma di autore che, come i suoi personaggi, cooperò a lungo con il regime fino a quando, dopo la morte di Stalin, scrisse il romanzo che lo metteva in rotta di collisione con i vertici comunisti. Il dattiloscritto fu sequestrato dal Kgb e Grossman morì pochi anni dopo. Il volume, edito nel frattempo all’estero, uscì in Urss solo nel 1988.
Oggi in Russia il suo posto tra i grandi della letteratura resta controverso: «Dopo il crollo dell’ideologia socialista — spiega Irina Sherbakova della Fondazione Memorial di Mosca — Putin è impegnato nella costruzione di una nuova identità nazionalista, che passa attraverso la strumentalizzazione della vittoria contro il nazismo per riabilitare il mito di Stalin e della grande guerra patriottica». Ma Vita e destino è irriducibile a questa narrazione. «Lo Stalin di Grossman è un tiranno che usò la vittoria per estendere ancor più la sua dittatura su altre nazioni e sulla Russia stessa». Nel romanzo, la guerra e il Gulag sono «facce diverse di una sola tragedia» per il popolo russo, che paga un prezzo di sangue altissimo solo per ritrovarsi ancora sotto il giogo di un regime non poi così diverso da quello contro cui aveva combattuto. C’è infine il tema dell’antisemitismo (la madre di Grossman, che era ebreo, fu uccisa dai nazisti durante la Shoah) con cui la società russa fatica ancora a fare i conti.
Però oggi di Grossman si può parlare liberamente e i suoi libri si trovano in tutte le librerie di Mosca. «Nella Russia di Putin — spiega Sherbakova — Grossman non è certo censurato, si possono pubblicare libri e fare convegni. C’è un grande interesse per questo autore: Vita e destino è stato addirittura inserito tra le letture consigliate nelle scuole. Ma non è questo il punto. In un certo senso il governo oggi non ha più bisogno di censurare: a differenza di quanto accadeva fino a qualche decennio fa, non è la letteratura il veicolo principale attraverso il quale si forma la consapevolezza del popolo, e la gente ha smesso di riversarsi nelle città solo per andare a teatro come faceva un tempo. L’impatto del romanzo sarebbe stato molto più dirompente se fosse stato pubblicato, anche in forma clandestina, negli anni Sessanta. Oggi la mentalità comune la fa la televisione, che è completamente controllata dal governo».
Nel 2013 il primo canale della tv russa ha trasmesso un adattamento in dodici puntate di Vita e Destino . È stato un enorme successo, ma chi conosceva il libro è rimasto con l’amaro in bocca: ogni accenno ai campi di concentramento tedeschi e russi era sparito, lasciando spazio solo alle vicende della guerra e dell’assedio di Stalingrado. Grossman, che tanto aveva amato il popolo russo, a fianco del quale aveva combattuto come corrispondente di guerra, resta così un personaggio scomodo, lucida testimonianza di una indomabile fede nella libertà dell’individuo. In una lettera a Maksim Gorkij, lamentandosi perché uno dei suoi primi romanzi era stato bollato come «controrivoluzionario», scrisse: «Ho scritto quello che ho visto… Forse è una verità cruda. Ma la verità non può mai essere controrivoluzionaria».
 

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