
Gian Piero Piretto:
Memorie di pietra, Raffaello Cortina, pagine 272, e 25
Risvolto
I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati.
Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici,
atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra
mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche
vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di
cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati
affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue
svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono,
per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre
a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche
della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti
nel volume riguardano Italia, Germanie (ddr e Terzo Reich),
Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord,
Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini
stupefacenti, che coinvolgono architettura, cinema, antropologia,
filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane.
I
totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati.
Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici,
atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra
mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche
vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di
cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati
affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue
svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono,
per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre
a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche
della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti
nel volume riguardano Italia, Germanie (ddr e Terzo Reich),
Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord,
Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini
stupefacenti, che coinvolgono architettura, cinema, antropologia,
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Architettura totalitaria
Cattedrali profane per il culto del potere Costringere il cittadino suddito a interiorizzare le indicazioni dell’ideologia nella quale è immerso
di Marcello Flores Corriere La Lettura 14.9.14
L’arte
monumentale, soprattutto quella del Novecento, ci appare
indissolubilmente legata alla stagione dei regimi totalitari, tanto che
proprio sull’anti-monumentalità si è fondata largamente la costruzione
di memoriali dedicati alle vittime dei totalitarismi. È anche vero,
tuttavia, che non sono state solo l’arte e l’architettura dei
totalitarismi a far ricorso alla monumentalità come cifra privilegiata.
Eppure la monumentalità totalitaria continua a mantenere — anche nelle
vestigia spesso abbandonate che ne rimangono dopo la fine di quei regimi
— una sua profonda originalità, che non può ridursi soltanto alla
scelta estetica, per quanto forte e incisiva.
Questo non solo perché
l’arte totalitaria, nella prima metà del Novecento, ha in qualche modo
dialogato incessantemente, sia pure spesso in negativo, con le correnti
artistiche contemporanee; ma soprattutto perché le sue Memorie di
pietra, come recita il titolo di un bel libro curato da Gian Piero
Piretto (Raffaello Cortina, pagine 272, e 25), sono state create non
soltanto come autorappresentazione statica del potere ma come elementi
dinamici di un percorso di propaganda, indottrinamento, appartenenza
identitaria, educazione, ricerca di consenso con cui i regimi totalitari
hanno interagito con le masse sulle quali avevano costruito il proprio
dominio.
Il monumento totalitario non appartiene soltanto alla
schiera degli oggetti intenzionalmente piegati a fini celebrativi,
commemorativi, propagandistici, ma è parte di un discorso di costruzione
ideologica che intendeva interagire con l’esperienza e la storia
passata (come ci spiegano i due saggi sul fascismo inclusi nel volume:
uno sull’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto, l’altro sulla
riformulazione della memoria della Grande guerra attraverso i sacrari).
La grandiosità monumentale, per i regimi totalitari, è il segno della
volontà di scrivere e modificare la storia, e solo in quest’ottica
rivolta al passato e al futuro ha senso la celebrazione del potere. Il
confronto tra il saggio sul nazismo e quello sul mausoleo sovietico a
Berlino, voluto da Stalin per celebrare la vittoria, testimonia quanto
questa progettualità complessiva rivolta alla costruzione dell’uomo
nuovo renda strumentalmente potente la monumentalità estetica
privilegiata.
Una monumentalità che si manifesta a volte
nell’eccessiva ripetitività e richiamo di elementi che, presi per sé,
potrebbero anche non apparire così grandiosi. Dietro questi memoriali,
edifici, sacrari, sculture non vi è solo un regime che si autoglorifica,
ma la scelta di costringere il cittadino-suddito, che vi si trova
immerso spesso nella sua quotidianità, a interagire emotivamente con il
potere e a interiorizzare le sue indicazioni ideologiche.
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