martedì 16 settembre 2014

Il periodico contributo dell'architettura alla teoria del totalitarismo


Memorie di pietraGian Piero Piretto: Memorie di pietra, Raffaello Cortina, pagine 272, e 25

Risvolto
I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici, atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono, per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti nel volume riguardano Italia, Germanie (ddr e Terzo Reich), Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord, Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini stupefacenti, che coinvolgono architettura, cinema, antropologia, filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane.

I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici, atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono, per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti nel volume riguardano Italia, Germanie (ddr e Terzo Reich), Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord, Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini stupefacenti, che coinvolgono architettura, cinema, antropologia, filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane. - See more at: http://www.raffaellocortina.it/memorie-di-pietra#sthash.mYJ1Q6Qc.dpuf

Architettura totalitaria

Cattedrali profane per il culto del potere Costringere il cittadino suddito a interiorizzare le indicazioni dell’ideologia nella quale è immerso

di Marcello Flores Corriere La Lettura 14.9.14


L’arte monumentale, soprattutto quella del Novecento, ci appare indissolubilmente legata alla stagione dei regimi totalitari, tanto che proprio sull’anti-monumentalità si è fondata largamente la costruzione di memoriali dedicati alle vittime dei totalitarismi. È anche vero, tuttavia, che non sono state solo l’arte e l’architettura dei totalitarismi a far ricorso alla monumentalità come cifra privilegiata. Eppure la monumentalità totalitaria continua a mantenere — anche nelle vestigia spesso abbandonate che ne rimangono dopo la fine di quei regimi — una sua profonda originalità, che non può ridursi soltanto alla scelta estetica, per quanto forte e incisiva. 
Questo non solo perché l’arte totalitaria, nella prima metà del Novecento, ha in qualche modo dialogato incessantemente, sia pure spesso in negativo, con le correnti artistiche contemporanee; ma soprattutto perché le sue Memorie di pietra, come recita il titolo di un bel libro curato da Gian Piero Piretto (Raffaello Cortina, pagine 272, e 25), sono state create non soltanto come autorappresentazione statica del potere ma come elementi dinamici di un percorso di propaganda, indottrinamento, appartenenza identitaria, educazione, ricerca di consenso con cui i regimi totalitari hanno interagito con le masse sulle quali avevano costruito il proprio dominio. 
Il monumento totalitario non appartiene soltanto alla schiera degli oggetti intenzionalmente piegati a fini celebrativi, commemorativi, propagandistici, ma è parte di un discorso di costruzione ideologica che intendeva interagire con l’esperienza e la storia passata (come ci spiegano i due saggi sul fascismo inclusi nel volume: uno sull’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto, l’altro sulla riformulazione della memoria della Grande guerra attraverso i sacrari). La grandiosità monumentale, per i regimi totalitari, è il segno della volontà di scrivere e modificare la storia, e solo in quest’ottica rivolta al passato e al futuro ha senso la celebrazione del potere. Il confronto tra il saggio sul nazismo e quello sul mausoleo sovietico a Berlino, voluto da Stalin per celebrare la vittoria, testimonia quanto questa progettualità complessiva rivolta alla costruzione dell’uomo nuovo renda strumentalmente potente la monumentalità estetica privilegiata. 
Una monumentalità che si manifesta a volte nell’eccessiva ripetitività e richiamo di elementi che, presi per sé, potrebbero anche non apparire così grandiosi. Dietro questi memoriali, edifici, sacrari, sculture non vi è solo un regime che si autoglorifica, ma la scelta di costringere il cittadino-suddito, che vi si trova immerso spesso nella sua quotidianità, a interagire emotivamente con il potere e a interiorizzare le sue indicazioni ideologiche. 

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