domenica 7 settembre 2014

Martin Heidegger e una strategia dell'attenzione

Campa cavallo... [SGA].

Progettare la propria famaCosì Heidegger costruì la sua fortuna postuma I «Quaderni Neri» hanno suscitato un grande effetto, non solo per il contenuto ma perché svelano la strategia di pubblicazione decisa in vita per i decenni successivi alla sua mortedi Genot Böhme Il Sole Domenica 7.9.14

Per introdurre il nostro tema scelgo un fatto accaduto di recente nel mondo della filosofia, a cui i media hanno riservato una certa attenzione: la pubblicazione dei cosiddetti Quaderni neri (Schwarze Hefte) di Heidegger, che hanno destato l'interesse tanto dell'opinione pubblica quanto della filosofia accademica. Si tratta di quaderni di lavoro su cui Heidegger ha annotato i suoi pensieri a partire dal 1931 sino all'inizio degli anni Settanta, mettendo nero su bianco, senza filtri, molto di ciò che nelle opere ufficiali si lascia solo indovinare. I Quaderni neri non riportano annotazioni di getto o semplici appunti, bensì formulazioni chiare, ben strutturate dal punto di vista linguistico. È evidente che anche per questi scritti Heidegger aveva in mente una pubblicazione. In ogni caso – e questo è per noi l'elemento decisivo – il filosofo stabilì nel suo testamento che questi quaderni venissero pubblicati solo dopo il completamento della pubblicazione della sua opera omnia.
La pubblicazione dei Quaderni neri ha suscitato grande effetto, avviando una rinnovata discussione sull'uomo Heidegger e sulla sua opera, sul suo antisemitismo e sulla sua critica della modernità, dai toni irrispettosi della dignità umana.
A interessarci qui non è tanto il contenuto dei Quaderni quanto la strategia della loro pubblicazione.
Nel corso degli anni l'opera di Heidegger è stata universalmente innalzata alla dignità di "classico" – o forse potremmo anche dire: è "decaduta" allo status di "classico" –, in quanto manca di attualità, e ciò che in Germania, con la sua tradizione di storia della filosofia, viene ancora definito come un "diventar classico", da un punto di vista globale significa che Heidegger, oggi, può appartenere soltanto alla storia delle idee. Sin dall'inizio, o per meglio dire a partire almeno dal 1945, Heidegger ha dimostrato di possedere un senso spiccato per la comunicazione pubblica e per l'uso dei media.
Ciò può dipendere dal fatto che, proprio in quanto critico della civiltà della tecnica, Heidegger fosse particolarmente sensibile e attento alle possibilità che la civiltà della tecnica aveva da offrire. Ma può anche dipendere dal fatto che, a partire dal 1945, egli non fosse più obbligato a presentarsi in quanto professore universitario.
In ogni caso, come pochi altri filosofi, è riuscito a raggiungere il più vasto pubblico grazie all'uso della radio e del grammofono. E tuttavia, attraverso precise disposizioni consegnate al suo testamento, si è adoperato perché la sua opera non decadesse allo status di uno di quei classici discussi o messi a tacere nell'Accademia, grazie a pubblicazioni postume in grado di tenere sempre desta l'attenzione su di sé.
Il primo atto in questa direzione fu la decisione di far pubblicare la sua cosiddetta seconda opera principale, cioè il secondo volume di Essere e Tempo, L'Evento (in italiano: Contributi alla filosofia. Dall'evento, Milano, Adelphi 2007), frutto dei cambiamenti intervenuti nel suo pensiero dopo la Kehre, la Svolta, solo dopo la sua morte. Stessa cosa per l'intervista rilasciata allo «Spiegel» nel 1966. Heidegger aveva da aspettarsi dai giornalisti, o meglio da temere, domande sul suo passato nazionalsocialista e sul suo distanziamento dal partito. Per questo l'intervista apparve solo dopo la sua morte, e anche con una certa ritrosia,tuttavia, l'attesa per eventuali domande sul nazionalismo andò delusa.
La pubblicazione dei Quaderni neri è oggi un atto ulteriore in questa messa in scena di sé postuma. Nel seguito ci chiederemo in che misura questo atteggiamento possa essere spiegato ricorrendo a determinate caratteristiche della nostra civiltà, più precisamente della nostra economia capitalistica.

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