venerdì 3 ottobre 2014
Democrazia Cercasi: un'intervista a ilcorsaro.info
Letture Corsare
Postdemocrazia e responsabilità della sinistra italiana. Democrazia Cercasi, di Stefano Azzarà
La crisi della democrazia italiana? Colpa della sinistra. Berlusconi? Solo l'interprete. Renzi? Ciò che D'Alema ha sempre sognato di essere. Un saggio politico e filosofico, che recupera la lotta di classe e va all'attacco dei postmodernisti di destra e di sinistra
di Nicola Tanno, Giovedì, 02 Ottobre 2014
È uscito da qualche settimana Democrazia Cercasi. Dalla caduta del Muro a Renzi: sconfitta e mutazione della sinistra, bonapartismo postmoderno e impotenza della filosofia in Italia (Imprimatur), di Stefano Azzarà. Si tratta di un’analisi che cerca nella storia (e negli errori) del Pci le radici del renzismo e che riabilita il percorso politico e culturale del ‘900.
Con Azzarà, allievo di Domenico Losurdo e profondo conoscitore di Nietzche e del pensiero conservatore, abbiamo parlato del suo lavoro concentrandoci sulla parte più politica, inerente alla crisi della democrazia e della rappresentanza.
La crisi della democrazia in Italia – a tuo giudizio – non avviene col “berlusconismo”, anzi critichi la postura di chi ha gridato al fascismo durante gli anni del suo Governo. Scrivi piuttosto che essa prende luogo tra il 1989 – anno della caduta del Muro – e il 1993, quando in Italia prende piede il sistema elettorale maggioritario. In che forme questo avviene e perché il “berlusconismo” è stato solo un fenomeno successivo?
Democrazia moderna è sinonimo di equilibrio relativo nei rapporti di forza politico-sociali. Essa nasce quando, dopo la Seconda guerra mondiale e anche grazie all'organizzazione che erano state capaci di darsi, le classi subalterne acquisiscono una forza tale da conquistare il riconoscimento e di conseguenza l'inclusione nella cittadinanza. Da qui quella grande operazione di redistribuzione della ricchezza e del potere che ha caratterizzato i decenni fino agli anni Settanta. Non che si fosse realizzato il socialismo, ovviamente: le classi dominanti restavano dominanti, quelle subalterne restavano subalterne; però esisteva una comparabilità delle forze in campo senza la quale non si può parlare di democrazia nel senso pieno del termine (includendo nella definizione di questo termine l'istruzione, la scuola, la sanità, ecc. ecc.). Di conseguenza, la democrazia comincia a finire quando questi rapporti di forza, dopo molti decenni di riequilibrio, tornano a squilibrarsi in maniera drastica...
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