giovedì 23 ottobre 2014

Il lamento impotente della socialdemocrazia europea dopo il trionfo neoliberale

Quanto capitalismo può sopportare la societàColin Crouch: Quanto capitalismo può sopportare la società, Laterza

Risvolto
  Le disparità di ricchezza non recano necessariamente danno a chi non appartiene al ceto agiato, ma le loro conseguenze politiche sì. Se gli interessi dei ricchi sono in grado di convertire la ricchezza in potere politico, sono anche in grado di falsare l’economia di mercato e la democrazia.
Oggi, come mai prima, il capitalismo mostra in Europa i suoi peggiori difetti, le sue mancanze più profonde, le sue più pesanti contraddizioni: quasi dappertutto la disuguaglianza è in aumento, il welfare è stato tagliato, i diritti dei lavoratori ridotti. Mentre un’enorme quantità di risorse pubbliche viene risucchiata dal salvataggio del sistema bancario, il potere delle grandi corporation produce nuovi problemi per lavoratori, consumatori e cittadini. È arrivato il momento di riformare il sistema economico in modo da limitare le conseguenze negative che produce sul sistema sociale. Colin Crouch dimostra che capitalismo non deve per forza significare dominio della ricchezza privata sulla vita pubblica. Le forze socialdemocratiche europee hanno il potenziale per progettare e costruire un sistema di mercato che incontri anche i bisogni dei cittadini. Ma per farlo devono scuotersi dalla posizione difensiva nella quale sono arroccate da troppo tempo e ridefinire coraggiosamente se stesse.



Colin Crouch e il fantasma del riformismo
Saggi. «Quanto capitalismo può sopportare la società» di Colin Crouch per Laterza. La missione storica del «socialdemocratico assertivo» è conciliare il libero mercato con la difesa dei poveri 

Benedetto Vecchi, il Manifesto 23.10.2014 


Avanza una nuova figura poli­tica, il «social­de­mo­cra­tico asser­tivo». Ne pro­pone le carat­te­ri­sti­che l’economista, non­ché socio­logo inglese Colin Crouch. Il «social­de­mo­cra­tico asser­tivo» ha come alleato l’ambientalista respon­sa­bile e come inter­lo­cu­tore obbli­gato il neo­li­be­ri­sta che crede tut­ta­via nel ruolo rego­la­tivo dello Stato nel defi­nire i prin­cipi della libera con­cor­renza. Come il suo ante­nato nove­cen­te­sco — ma sarebbe meglio spe­ci­fi­care che tale con­vin­zione maturò solo dopo la fine della seconda guerra mon­diale, con il famoso con­gresso di Bad Gode­sberg della social­de­mo­cra­zia tede­sca — crede nell’economia di mer­cato come forma «supe­riore» di orga­niz­za­zione della atti­vità eco­no­mica. Ha mosso solo i primi, timidi passi, ma la sua pre­senza è stata segna­lata in Ger­ma­nia, Fran­cia, Spa­gna, Ita­lia e in alcuni paesi scan­di­navi.
Colin Crouch ha messo ai mar­gini le sue sfer­zanti cri­ti­che del neo­li­be­ri­smo reale e l’allarme lan­ciato sulla for­ma­zione di un regime poli­tico qua­li­fi­cato come «post­de­mo­cra­tico», dove le libertà foda­men­tali (di parola, di asso­cia­zione) e i diritti civili non impe­di­scono l’esercizio del potere da parte di una oli­gar­chia che siede, senza solu­zione di con­ti­nuità, nelle aule par­la­men­tari e nei con­si­gli di ammi­ni­stra­zioni di imprese glo­bali che non tol­le­rano nes­sun limite posto alla loro azione. Di quella inquie­tu­dine rimane solo qual­che trac­cia in que­sto Quanto capi­ta­li­smo può sop­por­tare la società (Laterza, pp. 230, euro 19), che può essere con­si­de­rato un vero e pro­prio mani­fe­sto poli­tico di una, appunto, social­de­mo­cra­zia asser­tiva. Una pre­ci­sa­zione è d’obbligo: Colin Crouch non strizza l’occhio a nes­sun espo­nente alla guida del cen­tro­si­ni­stra euro­peo attuali. E se la terza via di Toni Blair è stata, nel recente pas­sato, la bestia nera di Crouch, gli attuali segre­tari fran­cese, tede­sco, inglese, spa­gnolo e ita­liano ven­gono citati solo di sfug­gita come appunto esempi di una subal­ter­nità al neo­li­be­ri­smo. Allo stesso tempo, nes­suna con­ces­sione è fatta alla «social­de­mo­cra­zia della resi­stenza», cioè quelle for­ma­zioni poli­ti­che ancora pri­gio­niere di prassi sociali e eco­no­mi­che già scon­fitte sul campo. 

Le nobili radici
La social­de­mo­cra­zia asser­tiva, ripete Crouch come un man­tra, deve saper con­ci­liare l’economia di mer­cato con la pro­mo­zione degli inte­ressi di chi è alla base della pira­mide sociale. Non deve cioè mostrare nes­sun sen­ti­mento di subal­ter­nità verso i neo­li­be­ri­sti. Sem­mai deve riven­di­care la nobile radice nei par­titi ope­rai e al tempo stesso mostrare spre­giu­di­ca­tezza nel rifor­mare il wel­fare state senza restare anco­rata nella difesa «senza e senza» ma delle imprese pub­bli­che.
Colin Crouch è un nome poco noto in Ita­lia, ma in Europa il suo nome è asso­ciato al pen­siero socia­li­sta più inno­va­tivo. Suo è lo stu­dio, con­dotto con l’italiano Ales­san­dro Piz­zorno, su come il Ses­san­totto non sia stato solo l’anno degli stu­denti, ma anche l’anno dove un dif­fuso con­flitto di classe tra capi­tale e lavoro vivo ha «pro­dotto» l’istituzionalizzazione dei diritti sociali di cit­ta­di­nanza in tutta Europa, lo zenit di quel «secolo social­de­mo­cra­tico» del quale ha tes­suto le lodi e, al tempo stesso, evi­den­ziato i limiti, in par­ti­co­lare modo quando ha sot­to­li­neato il fatto che il wel­fare state rap­pre­sen­tava una forma sofi­sti­cata di con­trollo sociale.
In que­sto libro, però, il vero nodo che l’autore non rie­sce a scio­gliere è il neo­li­be­ri­smo, arti­co­lato in neo­li­be­ri­smo del primo, del secondo e del terzo tipo. La prima variante è quella domi­nante negli Stati Uniti, nelle segrete stanze delle isti­tu­zioni sovra­na­zio­nali (Wto, Banca mon­diale e Fmi) e nella com­mis­sione euro­pea. È un neo­li­be­ri­smo radi­cale, che ritiene dan­nosa ogni inge­renza dello stato nell’attività eco­no­mica e che vede nel mer­cato la forma otti­male per rego­lare le rela­zioni sociali e eco­no­mi­che. Nella seconda variante, vanno iscritti i social­de­mo­cra­tici asser­tivi e chi ritiene indi­spen­sa­bile un inter­vento dello stato nel rego­lare la mobi­lità dei capi­tali e la con­cor­renza, pro­muo­vendo così limiti al capi­tale finan­zia­rio, e una legi­sla­zione sociale che tuteli la forza-lavoro e le cate­go­rie sociali «deboli». Nel neo­li­be­ri­smo del terzo tipo ci sono le grandi imprese che hanno biso­gno dello Stato per pre­pa­rare il «ter­reno» — la costru­zione del con­senso — alle loro scor­ri­bande pla­ne­ta­rie.
Non c’è dun­que alter­na­tiva al neo­li­be­ri­smo, ma solo la pos­si­bi­lità di con­te­nere gli «spi­riti ani­mali del capi­ta­li­smo», l’unica, per Crouch, indi­scu­ti­bile e apprez­za­bile ere­dità della social­de­mo­cra­zia nove­cen­te­sca. L’assertività della social­de­mo­cra­zia dovrebbe dun­que con­sen­tire quell’innovazione poli­tica indi­spen­sa­bile per fron­teg­giare l’egemonia dei neo­li­be­ri­sti radi­cali. Al di là del fatto che l’assertività è una con­di­zione neces­sa­ria, ma non suf­fi­ciente del Poli­tico, senza la quale si con­dan­nano alla testi­mo­nianza, manca un punto di vista su come il neo­li­be­ri­smo abbia tra­sfor­mato i rap­porti sociali. L’autore parla dif­fu­sa­mente della demo­li­zione della legi­sla­zione a tutela dei lavo­ra­tori, della «flex-security» come rispo­sta ade­guata alla pre­ca­rietà della pre­sta­zione lavo­ra­tiva, a patto che non venga sna­tu­rata (come è acca­duto nell’Unione euro­pea), della cen­tra­lità della cono­scenza e della for­ma­zione, beni comuni da sot­trarre alla logi­che del mer­cato, ma sono solo deboli esempi di una rin­no­vata poli­tica social­de­mo­cra­tica. Quel che manca è una cri­tica del neo­li­be­ri­smo non solo come ideo­lo­gia a favore del libero mer­cato, ma come modello di società. 

Poli­tico al tramonto
Il capi­ta­li­smo con­tem­po­ra­neo, ad esem­pio, vede nel Poli­tico un mero fatto ammi­ni­stra­tivo dell’esistente, che può tutt’al più defi­nire la cor­nice nor­ma­tiva all’interno della quale inscri­vere le rela­zioni sociali. La media­zione tra inte­ressi, campo in cui i par­titi social­de­mo­cra­tici sono stati capaci di tute­lare i diritti del lavoro vivo, è intesa come esten­sione pro­gres­siva della logica mer­can­tile a tutti gli ambiti della vita sociale. Argo­menti già ampia­mente affron­tati nel sag­gio Post­de­mo­cra­zia e Il potere dei giganti (entrambi pub­bli­cati da Laterza), ma che ven­gono in que­sto caso sacri­fi­cati sull’altare di un irrea­li­stico «rea­li­smo poli­tico». Non ci sono neo­li­be­ri­smi del primo, del secondo o del terzo tipo, ma sono varianti di un unico modello gene­rale di società. Il «social­de­mo­cra­tico asser­tivo» di Crouch è, in que­sto con­te­sto, una figura fan­ta­sma­tica, un timido desi­de­rio di poter imbri­gliare gli «spi­riti ani­mali del capi­ta­li­smo», una fuga da un prin­ci­pio di realtà in base al quale è urgente pen­sare un solido «che fare».
Un’operazione dif­fi­cile da com­piere in una fase che può essere rap­pre­sen­tata come un’attraversata del deserto al ter­mine della quale non c’è nes­suna nota terra pro­messa. Di noto c’è, infatti, solo la realtà che si vuol cam­biare, ma non quella che si desi­dera costruire, visto che il lungo secolo nove­cen­te­sco ha visto defla­grare i ten­ta­tivi di società alter­na­tive a quelle del capi­tale. È facile quindi la ten­ta­zione di affi­dare le pro­prie sorti a qual­che appren­di­sta stre­gone. Che può anche chia­marsi «social­de­mo­cra­tico asser­tivo» e ha il volto gio­va­nile di tanti espo­nenti del cen­tro­si­ni­stra con­ti­nen­tale, ani­mati però da una tri­ste pas­sione civile, bravi solo a lan­ciare strali con­tro un destino cinico e baro.

Nessun commento: