giovedì 16 ottobre 2014

Il miraggio della tomba di Alessandro: gli scavi di Amphipolis


L’ultimo segreto di Alessandro Magno
Viaggio alla scoperta dei misteri di un miracolo archeologico, tra fascinose cariatidi, sfingi acefale e mosaici mai visti Gli studiosi si dividono, giornali e tv si scatenano, i turisti si accalcano, la domanda è una sola: davvero questo mausoleo del IV secolo era la tomba del grande macedone?
di Pietro Del Re Repubblica 16.10.14
AMPHIPOLIS. IL ronzio di un generatore è il solo indizio delle attività che fervono nelle viscere del tumulo Kastà, una collina argillosa tra i mandorleti dell’antica Amphipolis. A duecento metri dall’entrata degli scavi, ci ferma un poliziotto intirizzito dal vento gelido che scende dal vicino Monte Pangeo. L’ingresso al più grande monumento funebre mai rinvenuto in Grecia è ancora vietato ai più. Mezz’ora dopo, lo stesso cerbero in divisa bloccherà un ambasciatore che da Atene ha appena percorso 700 chilometri per visitare il ritrovamento archeologico, la tomba del Quarto secolo prima di Cristo che fa trepidare un intero Paese e che qualcuno sta già usando come antidoto patriottico contro le devastazioni della crisi economiche. Al momento, il solo non addetto ai lavori penetrato là sotto è stato il premier greco Antonis Samaras, che lo scorso agosto, con le scarpe ancora inzaccherate di fango, ha dichiarato che da questa straordinaria scoperta partirà il rinascimento della Grecia, «perché sono certo che qui sia sepolto un grande». In attesa che gli esperti riescano a svelare di chi sia la tomba di Amphipolis, l’intera Ellade è sospesa nel limbo delle illazioni, mentre i suoi abitanti trattengono il fiato per la prossima apertura della quarta stanza sotterranea, che è forse la camera funeraria. Ma può davvero esserci Alessandro il Grande, come tutti sperano? L’ipotesi è stata scartata da molti studiosi, ma non da tutti. Lo storico Sarantos Kargakos sostiene che Olimpiade, madre di Alessandro, fece segretamente trasferire il corpo di suo figlio ad Amphipolis: «L’imponenza del monumento è la prova che fosse dedicato a una delle più importanti personalità dell’epoca. E a quei tempi chi era più importante di Alessandro?». La teoria di Kargakos sembra confortata dal fatto che la collina non nasconda, come si credeva, molte tombe macedoni, bensì un unico grande mausoleo, di ciclopiche proporzioni: 498 metri di circonferenza, 87 di diametro, con al suo interno tre stanze finora esplorate che contengono due Cariatidi di grandiosa raffinatezza, due sfingi decapitate messe a guardia dell’ingresso e un ampio mosaico di cui si è venuti a sapere solo tre giorni fa.
Dallo scorso luglio, lo scavo è seguito con lo stesso entusiasmo di una storica finale calcistica, probabilmente anche come risposta psicologica alla grande crisi — ieri Atene si è di nuovo trascinata le Borse negli abissi — che ancora attanaglia il paese. Quindi la copertura mediatica è totale. «È diventato un reality show dell’archeologia, e tutti i greci aspettano con il batticuore la puntata successiva», dice Nikolaos Zirganos, cronista del quotidiano Ephimeride Syntakton , una cui recente inchiesta sul traffico illegale di reperti ha fatto sì che importanti musei americani restituissero alla Grecia i pezzi trafugati. «Ogni giorno i quotidiani dedicano almeno due pagine ad Amphipolis, e tutte le televisioni ci aprono i loro tiggì. È diventata un’ossessione. E c’è da chiedersi perché ciò avvenga solo per questa tomba, di cui ancora non si è certi al cento per cento che sia di epoca alessandrina, né se sia stata già trafugata o meno dai tombaroli, mentre ci sono oggi altri trecento scavi altrettanto importanti in Grecia».
Ovviamente una scoperta di un simile calibro offre materia a non finire per le polemiche. La figlia del grande archeologo Dimitri Lazaridis, che negli anni Sessanta scavò ad Amhipolis, ma che non ebbe la fortuna di rinvenire le camere con le sfingi e le cariatidi, ha scritto una lettera ai giornali per denunciare l’eccessivo battage che circonda il recente ritrovamento. Altri studiosi criticano invece il metodo «poco scientifico» che accompagna la divulgazione dei lavori in corso. Dice Yannis Karliambas, eminente membro dell’Associazione degli archeologi greci: «Non mi piace l’enfasi che circonda il tumulo Kastà, perché è puramente politica. Prima di svelare il contenuto di uno scavo è necessario attendere la fine dei lavori. Si deve poi valutare l’importanza dei pezzi ritrovati, pubblicare il tutto e aspettare le reazioni dei colleghi, per trarre finalmente le prime conclusioni». Qui avviene l’esatto contrario, con il ministero della Cultura, anzi la pagina Facebook di una giornalista di Salonicco assunta ad hoc dal ministro stesso, che quotidianamente ammannisce foto e commenti sulla tomba. Quando gli chiediamo se anche lui crede che Amphipolis possa ospitare Alessandro Magno, Karliambas dice: «Da archeologo, non voglio neanche rispondere a una domanda del genere. Ma se vuole il mio parere personale, le dirò che lo escludo categoricamente. Semmai può essere la tomba di un generale di Alessandro, o di un suo parente. Di certo non è la sua».
Ma sono solo sterili polemiche secondo lo scrittore ateniese Christos Ikonomou, che ha narrato la crisi greca in sedici racconti tradotti anche in italiano ( Qualcosa capiterà, vedrai , Editori Riuniti). Sostiene Ikonomou: «È meraviglioso che un popolo oppresso da tanti mali ritrovi la luce ritornando al suo glorioso passato. C’è tanta fierezza nella riscoperta di questa nostra antica grandeur . La speculazione e la propaganda nazionalistica sul tumulo Kastà è purtroppo il rovescio della medaglia di questa vicenda. Ma anche se i politici cercano di distrarre i greci dai loro problemi sfruttando le scoperte di Amphipolis, non mi sento di condannarli perché i loro schiamazzi serviranno comunque a far ripartire il turismo e l’economia locali, oltre che a tenere alto il nome della Grecia nel mondo».
Intanto, a Mesolakkia, il paesino agricolo più vicino allo scavo, gli abitanti sognano l’arrivo di una nuova, insperata ricchezza. Molti di loro sono già stati contattati da agenzie immobiliari che con folgorante tempismo intendono acquistare terre in loco per potervi costruire alberghi o ristoranti il giorno che la tomba verrà finalmente aperta al pubblico. All’unico bar del villaggio, incontriamo Stelos Zurnagis, agricoltore «ma non per molto tempo ancora», fermamente convinto che quella tomba sia di Alessandro. Dice Zurnagis, sfregandosi le mani: «Anche se gli archeologi ancora non si pronunciano, e anche se lo scavo è chiuso al pubblico, nei weekend già arrivano migliaia di curiosi da tutto il pianeta. Deve spesso intervenire l’esercito per tenerli alla larga dal tumulo Kastà». Come a dire che per lui e per gli altri contadini di Mesolakkia la quarta stanza del mausoleo, o la quinta e la sesta se dovessero esserci, sono già piene d’oro.


La suggestione di Amphipolis la terra dei sepolcri dei re

di Paolo Matthiae Repubblica 16.10.14
IL FASCINO avvincente della scoperta archeologica dipende dalla combinazione dell’attrazione derivante dalla concretezza materiale del ritrovamento e della suggestione imposta dal recupero della memoria del passato. Quel fascino è potenziato quando l’oggetto della scoperta è una tomba, è moltiplicato quando la tomba è di un personaggio regale, è al culmine se il titolare della tomba è un protagonista della storia. Di qualunque paese e di qualunque epoca.

La ricchezza, materiale o artistica, dei corredi e la grandiosità degli allestimenti funerari rendono queste scoperte leggendarie. La seconda metà del Novecento ha conosciuto almeno tre casi esemplari. Il rinvenimento, accidentale, in Cina nel 1974 di un settore della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, morto nel 210 a.C., presso Xi’an, con il suo spettacolare esercito di oltre 6.000 guerrieri di terracotta. La scoperta, tra il 1977 e il 1980, ad opera di Nicolis Andronicos, del grande tumulo di Vergina, non troppo lontano da Salonicco, dove si ritiene verosimile che sia stato sontuosamente sepolto Filippo II di Macedonia, il padre di Alessandro Magno, morto nel 336 a.C. Il ritrovamento in Perù nel 1987, da parte di Walter Alva della ricchissima tomba del cosiddetto Signore di Sipàn, un capo della cultura Moche, morto probabilmente nel III secolo d.C.
L’immaginario collettivo è stato sempre fortemente sollecitato, ieri come oggi, dalla speranza di trovare le tombe dei grandi uomini del passato. Nel Medioevo si sognava di trovare la tomba di Re Artù e nel 1191 i monaci di Glastonbury ritennero che la sepoltura di due personaggi di grande statura non poteva che essere quella del “famoso re Arturo, con Ginevra sua seconda moglie, nell’isola di Avalon”. Ancora oggi, le complesse ricerche archeologiche ad Alessandria non sono estranee all’idea di trovare tracce della celebre tomba del grande macedone, in cui fu sepolto dopo la traslazione del corpo da Babilonia dove finì i suoi giorni e il mistero della sepoltura di Gengis Khan, morto nel 1227, è una delle suggestioni che promuovono ricerche archeologiche in Mongolia.
Finora senza troppo scalpore malgrado diverse dichiarazioni ufficiali anche delle massime autorità della Grecia, l’antica colonia attica di Amphipolis in Macedonia è stata ripetutamente ricordata nelle cronache degli ultimi anni, da quando nel 2012 fu annunciato l’inizio degli scavi di un gigantesco tumulo funerario della fine del IV secolo a.C., lungo poco meno di 500 metri, circondato da un muro perimetrale alto ancora quasi 3 metri costruito in marmo di Thassos. La tomba di Amphipolis è il più monumentale sepolcro finora scoperto in Grecia ed è circa dieci volte più grande della tomba di Vergina attribuita a Filippo II.
Che la tomba di Amphipolis sia stata costruita per un personaggio regale è fuor di dubbio. Due sfingi alate oggi acefale vigilavano all’entrata. Una gigantesca statua leonina, oggi sistemata a qualche distanza dalla tomba, doveva essere, secondo Katerina Peristeri, responsabile dello scavo, il coronamento del monumento funerario. Uno splendido mosaico con la raffigurazione di Ermes che con il suo carro conduce nell’Ade il corpo dell’inumato, appena scoperto in uno dei primi vani della tomba ha un soggetto particolarmente appropriato: Ermes introduce nell’Oltretomba le anime dei defunti e sul celebre Cratere di Eufronio Ermes è rappresentato mentre assiste al trasporto del corpo di un eroe troiano nell’Aldilà.
La tomba fu certo saccheggiata in età romana e il mistero su chi vi fu sepolto o per chi fu costruita non è certo che sarà risolto alla fine della sua esplorazione. L’ipotesi più verosimile è che sia stata costruita, forse addirittura ad opera di Dinocrate un grande architetto amico di Alessandro, per uno dei diadochi o uno dei grandi generali del conquistatore macedone.


Ma come escludere che la spettacolare tomba non fosse proprio destinata ad Alessandro, dato che le fonti antiche ricordano che le spoglie del signore dell’Asia dovevano raggiungere la Macedonia per essere sepolte nella patria del gran re e che furono invece inopinatamente sottratte da inviati del fedelissimo Tolomeo per tumularle ad Alessandria? E, se questa ipotesi di eccezionale suggestione fosse fondata, chi mai avrà osato disporre di essere sepolto nel monumento funerario destinato al divino Alessandro? ( l’autore è archeologo, scrittore e orientalista, ed è stato direttore della spedizione italiana ad Ebla. Il suo ultimo libro è La città del Trono , Einaudi)






Il fantasma del condottiero 
Archeologia. Seguire il work in progress degli scavi di Amphipolis è diventata una mania. Lì si sogna sia sepolto Alessandro il Grande. Un'intervista con Emanuele Greco, direttore della scuola archeologica italiana di Atene. «Prima della sua morte, era troppo immerso nel mondo asiatico e nei costumi orientali, per poter immaginare la costruzione della sua futura tomba in terra macedone»

Valentina Porcheddu, il Manifesto ATENE, 4.11.2014 

Se all’epoca dello scavo della cosid­detta tomba KV62, Howard Car­ter avesse dispo­sto deisocial net­work che sono alla moda nel nostro secolo, gli appas­sio­nati di archeo­lo­gia avreb­bero seguito in tempo reale le rive­la­zioni che – cuni­colo dopo cuni­colo – por­ta­rono alla mira­bile sco­perta del sar­co­fago del «re fan­ciullo», l’abbagliante Tutan­kha­mon. Ma nel 1924 Car­ter dovette accon­ten­tarsi di anno­tare i rin­ve­ni­menti di quell’emozionante impresa in un dia­rio car­ta­ceo. In con­nes­sione istan­ta­nea con le attese dei suoi fol­lo­wers è invece Kate­rina Peri­steri, diret­trice dello scavo del tumulo di Amphi­po­lis, città situata nella Mace­do­nia cen­trale.
Attra­verso un sito web (http://​www​.theam​phi​po​li​stomb​.com/) e una pagina Face­book, l’archeologa greca e la sua équipe di archi­tetti, spe­leo­logi e restau­ra­tori dif­fon­dono a ritmo incal­zante noti­zie sul work in pro­gress delle ricer­che nel luogo che decine di migliaia di per­sone da tutto il mondo si aspet­tano sia la tomba di Ales­san­dro Magno. Da quando, lo scorso ago­sto, sono riprese le esplo­ra­zioni nella col­lina di Kasta, dove già nel 2012 era stato messo in luce un impo­nente tumulo di mezzo chi­lo­me­tro di lun­ghezza per cen­to­cin­quan­totto metri di dia­me­tro, la sovrae­spo­si­zione media­tica – dovuta da una parte all’entusiasmo per l’eccezionale sco­perta, dall’altra alla spe­ranza della poli­tica di atti­rare l’attenzione su un paese avvi­lito dalla crisi eco­no­mica – ha sca­te­nato una vera e pro­pria Amphipolis-mania.
Gli scavi hanno sve­lato l’esistenza di un por­tale d’accesso al monu­mento ipo­geico sor­mon­tato da due sfingi alate e da un arco in pie­tra; poi due pre­ge­voli Caria­tidi che pro­teg­gono l’entrata e pre­ce­dono un ambiente pavi­men­tato con un mosaico raf­fi­gu­rante il ratto di Per­se­fone. Una terza stanza – anti­ca­mente chiusa da una porta gire­vole in marmo – è in corso d’indagine. Men­tre la suspence per l’apertura della camera fune­ra­ria cre­sce, stu­diosi locali e stra­nieri dibat­tono ani­ma­ta­mente sulla miste­riosa iden­tità del defunto: si tratta della sepol­tura di Ros­sane e Ales­san­dro IV, sposa e figlio del cele­bre con­dot­tiero mace­done o di quella di sua madre Olim­piade? E ancora, il tumulo di Amphi­po­lis con­tiene l’urna con le ceneri di Efe­stione, amico pre­di­letto di Ales­san­dro o è un mau­so­leo di età romana in onore dei caduti nella bat­ta­glia di Filippi? Pur di non rinun­ciare al sogno che sia pro­prio «il Grande» a ripo­sare nelle viscere della terra natia, spe­cia­li­sti e «pro­fani» si cimen­tano nelle più dispa­rate opi­nioni. Nel ten­ta­tivo di distri­carci tra spe­cu­la­zioni e verità sto­rica, sul «caso Amphi­po­lis» abbiamo inter­vi­stato Ema­nuele Greco, diret­tore della Scuola Archeo­lo­gica Ita­liana di Atene, isti­tu­zione che segue da vicino gli svi­luppi dell’archeologia greca e che ospi­terà in dicem­bre un semi­na­rio inter­na­zio­nale sulle tombe macedoni. 

L’Associazione degli archeo­logi greci ha espresso disap­punto per l’eccessiva rapi­dità con la quale pro­ce­dono le inda­gini ad Amphipolis.… 

Ho anch’io delle per­ples­sità riguardo lo scavo del muro peri­me­trale. Tut­ta­via sono fidu­cioso sulla cor­ret­tezza delle meto­do­lo­gie scien­ti­fi­che appli­cate da Kate­rina Peri­steri e ammiro il note­vole lavoro di équipe, che con­sente il restauro tem­pe­stivo delle scul­ture ritro­vate all’interno del tumulo. Ci tengo però a defi­nirmi un archeo­logo «laico» e credo che la scienza debba essere messa al riparo da qual­siasi con­di­zio­na­mento poli­tico ed emo­tivo. Nono­stante la fer­vente curio­sità susci­tata da que­sta sco­perta, ritengo sia oppor­tuno aspet­tare con pazienza la con­clu­sione delle ricer­che. Solo con l’apertura della camera fune­ra­ria e l’analisi del cor­redo, potranno essere rive­late l’identità del defunto e la cro­no­lo­gia della sepoltura. 

Con cadenza quasi quo­ti­diana viene pro­po­sta una nuova ipo­tesi. Nes­suna però seduce quanto il mirag­gio che il tumulo di Amphi­po­lis sia l’agognato «sema» di Ales­san­dro Magno. 

Il mito di Ales­san­dro attra­versa tutte le epo­che e la tra­di­zione sulle peri­pe­zie legate al luogo della sua sepol­tura ha gene­rato, oltre a una fasci­na­zione col­let­tiva, un’ampia let­te­ra­tura. Nume­rosi sono stati in pas­sato i ten­ta­tivi di com­bi­nare testi­mo­nianze anti­che ed evi­denze sul ter­reno. Si pensi alla «Tomba di Ala­ba­stro» ad Ales­san­dria, che Achille Adriani s’illuse di poter iden­ti­fi­care con il sema del cele­bre mace­done. Gli sto­rici, tut­ta­via, non men­zio­nano mai Amphi­po­lis men­tre sap­piamo da Dio­doro che nel tra­gitto da Babi­lo­nia – dove, nel 323 a.C., il con­dot­tiero perse la vita – a Susa, Tolo­meo Lago riu­scì a impos­ses­sarsi del corpo del sovrano e lo tra­sportò ad Ales­san­dria. Secondo altri autori, fra i quali Pau­sa­nia, il corpo venne dap­prima sepolto a Menfi e in seguito tra­slato in Egitto. La pro­ble­ma­tica inter­pre­ta­zione delle fonti non ha sco­rag­giato con­get­ture moderne, come quella for­mu­lata dallo stu­dioso inglese Andrew Chugg, il quale sostiene che nel IX secolo le ossa di San Marco e quelle di Ales­san­dro Magno furono pro­ta­go­ni­ste di un cla­mo­roso scam­bio. Ad ogni modo, siamo assi­stendo a una sco­perta straor­di­na­ria. La gran­dio­sità del tumulo – quasi il dop­pio del mau­so­leo di Augu­sto a Roma – il rive­sti­mento del muro di soste­gno in marmo di Tha­sos, la raf­fi­na­tezza della tec­nica iso­do­mica – pros­sima al toi­cho­ba­tes del Par­te­none – e l’apparato deco­ra­tivo che com­prende sfingi, caria­tidi e un leone di cin­que metri di altezza che sor­mon­tava vero­si­mil­mente il monu­mento, lasciano inten­dere che nella camera fune­ra­ria si trovi un per­so­nag­gio di indub­bia impor­tanza, forse un nobile macedone. 

Ci sono ele­menti che ten­dono invece verso una carat­te­riz­za­zione fem­mi­nile della tomba? 

Come rile­vato da Chugg, il mosaico della seconda stanza – pro­dro­mica al tala­mos – con l’illustrazione del ratto di Per­se­fone potrebbe non essere casuale. La stessa scena si trova rap­pre­sen­tata nella tomba di Euri­dice, madre di Filippo II. In quest’ultimo caso, però, si tratta – come con­sue­tu­dine nelle tombe reali di Ver­ghina – di una pit­tura e ciò indur­rebbe a pen­sare che il mosaico di Amphi­po­lis sia la tra­spo­si­zione in ciot­toli di un noto car­tone per dipinti. 

Tra tutte le sup­po­si­zioni avan­zate — da ultima quella di un’eccentrica archeo­loga ame­ri­cana che sostiene possa trat­tarsi non della tomba ma del ceno­ta­fio di Ales­san­dro – ne difende qualcuna? 

L’idea di un ceno­ta­fio non mi con­vince, così come resto per­suaso del fatto che Ales­san­dro, prima della sua morte, fosse immerso a tal punto nel mondo asia­tico e nei costumi orien­tali, da non imma­gi­nare la costru­zione della sua futura tomba in terra mace­done. Gli stu­diosi con­tem­po­ra­nei pre­stano troppo spesso agli anti­chi i sen­ti­menti della pic­cola bor­ghe­sia moderna. Più che aval­lare delle teo­rie, penso di poterne esclu­dere alcune. Trovo irri­ce­vi­bile l’ipotesi che il tumulo sia dedi­cato alla memo­ria dei caduti nella bat­ta­glia di Filippi. Noi archeo­logi con una sen­si­bi­lità antro­po­lo­gica siamo abi­tuati a ragio­nare in ter­mini di for­ma­zione eco­no­mica e sociale. La mia unica cer­tezza è che il tumulo sia l’espressione di una società ben defi­nita, in grado di con­ce­pire quella tipo­lo­gia sepol­crale e pro­pendo dun­que per una data­zione del monu­mento alla fine del IV secolo a.C. Una valu­ta­zione este­tica sulle Caria­tidi, por­tata come argo­men­ta­zione di sup­porto alla con­no­ta­zione romana da Olga Pala­gia – docente di archeo­lo­gia clas­sica all’Università di Atene – non può a mio avviso sosti­tuire un giu­di­zio di carat­tere storico. 

Cosa dob­biamo aspet­tarci dal suc­cesso che l’archeologia greca sta regi­strando con lo scavo di Amphipolis? 

L’appeal eser­ci­tato dalla figura di Ales­san­dro Magno, a tutti gli effetti un brand name, pro­vo­cherà l’invasione di orde di turi­sti in Mace­do­nia. La con­se­guenza sarà uno sfrut­ta­mento sel­vag­gio del ter­ri­to­rio e la mer­ci­fi­ca­zione della Sto­ria. Con ciò non voglio sem­brare con­tra­rio alla cul­tura di massa ma con­si­dero sia piut­to­sto quest’ultima a doversi ele­vare alla cul­tura. Archeo­logi e poli­tici dovreb­bero ambire a tale obiet­tivo, evi­tando stru­men­ta­liz­za­zioni e sal­va­guar­dando il nostro comune patri­mo­nio dalle ragioni di un becero pro­fitto economico.

Tomba di Amphipolis, spunta un corpo
Un sarcofago con resti umani rilancia l’illazione: è Alessandro Magno?
La Stampa 12 11 2014
Uno scheletro è stato rinvenuto all’interno di un sarcofago di pietra nel sito funerario di Amphipolis, a 100 chilometri da Salonicco, in Grecia. In tutto il mondo, gli esperti attendono ora altre notizie: potrebbe trattarsi della più importante scoperta archeologica dal 1922, da quando Howard Carter trovò quel gradino sotto la sabbia che lo condusse alla tomba di Tutankhamon.
Che il sito di Amphipolis, risalente al quarto secolo avanti Cristo, nascondesse qualcosa di importante era stato chiaro fin dai primi scavi. Le dimensioni stesse del tumulo, 500 metri di lunghezza e 158 di larghezza, il doppio del mausoleo di Augusto a Roma, suggerivano che doveva trattarsi della tomba di un grande personaggio. Katerina Peristeri, l’archeologa a capo degli scavi, non credeva ai propri occhi nei mesi scorsi quando ha visto tornare alla luce due meravigliose sfingi che adornavano la volta del primo ingresso e le due preziose cariatidi a guardia della seconda stanza. Già il leone alto cinque metri che sovrastava anticamente la tomba, e del quale molti resti sono stati rinvenuti, era un’indicazione chiara dell’altissimo lignaggio della persona alla quale il mausoleo era dedicato. Ma di chi si tratta?
Un bellissimo mosaico presente nella seconda sala rappresenta Hermes che guida un carro sul quale si trova Persefone rapita da Ade. Una simile figura era stata rinvenuta nel cenotafio di Euridice, la madre di Filippo II di Macedonia. Si è così sperato che la tomba potesse essere quella della moglie di Filippo, Olimpiade, una gran donna educata da Aristotele, che partorì Alessandro Magno dopo essere stata sedotta – raccontò all’incredulo marito – da Zeus sotto forma di serpente.
Questa ipotesi non è ancora caduta, ma ne avanzano altre: nel sarcofago trovato nella terza sala, alto 1,8 metri, lungo 3,23 e largo 1,56, dentro ai resti di una bara di legno, sarebbero state rinvenute ossa di un uomo, forse un generale. Nessuno osa per ora pronunciare il nome di Alessandro Magno. Si pensa per scaramanzia ad Efestione, il suo amico prediletto, morto nel 324 a.C. nell’attuale città iraniana di Hamadan e inizialmente sepolto sotto una scultura di leone. La tomba di Alessandro, che varie testimonianze storiche hanno localizzato ad Alessandria d’Egitto, non è mai stata trovata. La si è cercata persino nell’oasi di Siwa, vicino all’oracolo di Amon che il grande condottiero era andato a consultare. Alcuni sostengono che il corpo sia a Venezia, dentro la basilica, scambiato con quello di San Marco. E’ bello poter sognare che si trovi ad Amphipolis, almeno finché, com’è probabile, non troveranno la prova che non è così. [V. SAB.]

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