venerdì 24 ottobre 2014

L'era del governo della legge nella Cina socialista


La Cina insegue lo Stato di diritto, ma «comunista»
di Guido Santevecchi Corriere 24.10.14


L’agenzia Xinhua ha lanciato ieri sera la sua Breaking News in inglese con il titolo «Il Partito comunista cinese nel Plenum fissa lo schema per uno Stato di diritto». Erano mesi che la stampa preparava il terreno per la «grande svolta». Nella versione inglese è scritto «rule of law», ma non è lo «Stato di diritto» dei sistemi democratici. «Sia chiaro che il “rule of law” non può essere in conflitto con la guida del Partito», spiega l’agenzia. Quindi, il sistema giudiziario in Cina resterà soggetto all’interesse supremo della politica, cioè del regime. 
Che cosa è successo allora nei quattro giorni del Plenum, tenuto nel segreto di un albergo gestito dall’esercito? Xi Jinping sta accentrando ulteriormente il potere, anche nel campo giudiziario, non vuole certo una magistratura indipendente. Vuole però dare uniformità a un sistema legale che lontano da Pechino, nelle province dell’impero, è stato finora amministrato dai vari potentati locali, corrotti. Per questo, nello schema compare anche l’istituzione in via sperimentale di «tribunali mobili» diretti dalla Corte suprema di Pechino, da utilizzare nelle province. Giudici scelti e istruiti dal centro e non manovrati dai ras di città e di campagna. L’obiettivo principale dell’innovazione varata dal Plenum è il rafforzamento della campagna anticorruzione. Stato di diritto significa andare avanti con la grande purga dei funzionari che pretendono tangenti per ogni progetto, per ogni promozione di sottoposti. In realtà, il grande protagonista di questo «Plenum cruciale» è la Commissione centrale per la disciplina del partito, la Santa inquisizione comunista.Tanto è vero che il secondo comunicato della Xinhua ieri conteneva i nomi di sei alti funzionari espulsi dal Pcc. Tra loro un generale. La battaglia in corso è dura, coinvolge anche l’Esercito. La Commissione militare ammonisce che sono emerse divisioni tra i ranghi degli ufficiali, una confusione ideologica «eccezionalmente acuta e complessa», perché in tempo di pace è facile che i militari dimentichino le regole. Insomma, Xi promette di governare con la legge: non è lo Stato di diritto occidentale, ma è sempre meglio che governare fuori dalla legge. 


Finanza. Rischia di slittare l'integrazione Hong Kong-Shanghai
Pechino cerca il passo giusto sulle riforme strutturali
di Rita Fatiguso Il Sole 24.10.14

PECHINO Il Quarto Plenum del Partito comunista si chiude senza indicazioni nette sul da farsi, a parte la dichiarazione solenne, riferibile direttamente al presidente Xi Jinping, che la Costituzione cinese sarà pienamente realizzata grazie all'introduzione di un sistema di supervisione, appunto, costituzionale. Il tema era il ruolo della legge, e il Plenum ha sottolineato l'importanza dell'indipendenza dei giudici e del rispetto della legge.
Ma è l'economia altalenante ad affliggere il Paese e i segni contraddittori di questi ultimi tempi rafforzano le preoccupazioni che implementare una strategia adeguata sia sempre piu' difficile.
Certo, la produzione industriale a settembre è lievemente migliorata, ma per fugare le preoccupazioni sulla più grave frenata del Pil cinese degli ultimi tempi è dovuto scendere in campo direttamente il ministro delle finanze Lou Jiwei. Quel 7,3% nel terzo trimestre, ha detto Jiwei, «è all'interno delle nostre previsioni». La Cina non è più un'economia pianificata, ma l'obiettivo è «circa il 7,5%». Inoltre, ha registrato una crescita nel settore dei servizi e degli investimenti privati, per Lou Jiwei è segno che l'economia cinese sta cambiando.
Nelle stesse ore il viceministro del commercio Zhang Xiangchen annunciava che gli investimenti di Pechino all'estero cresceranno del 10% nei prossimi 5 anni, la Cina diventerà ben presto un esportatore netto di capitali: gli investimenti all'estero supereranno quelli stranieri in Cina. Merito della nuova politica più favorevole appena adottata dal ministero del Commercio per ridurre l'accumulo delle riserve estere, aiutando le imprese cinesi a comprare all'estero risorse e asset. Quest'anno gli investimenti diretti della Cina all'estero dovrebbero toccare i 120 miliardi di dollari, un decimo di quelli Usa in Cina e la metà di quelli giapponesi.
Resta il fatto che per ridare impulso all'economia la Cina è costretta ad approvare progetti per 150 miliardi di yuan (24,5 miliardi di dollari) per la costruzione di 5 aeroporti e 3 ferrovie. L'agenzia per la pianificazione economica parla di otto progetti infrastrutturali finalizzati a sostenere la crescita economica, tra i quali la costruzione di una ferrovia che dovrà collegare la città di Zhengzhou nello Henan a Wangzhou vicino Chongqing.
Non è esattamente quello di cui la Cina ha bisogno. In questi giorni, al contrario, rischia di incassare una sconfitta sul fronte delle riforme finanziarie, il link tra le borse di Hong Kong e Shanghai che secondo alcuni rumors sarebbe dovuto partire il 27 ottobre potrebbe slittare e a chiedere lo slittamento sarebbero stati proprio alti esponenti della finanza di Hong Kong.
Nell'ex protettorato la situazione resta molto calda, l'apertura del tavolo della trattativa tra Governo di Hong Kong e Federazione degli studenti non ha fugato i timori di rivolte sociali.
Morale: la speculazione sullo yuan è ripartita fino ai livelli più alti dal marzo scorso, si scommette su possibili misure di risanamento ma quali esse siano di preciso nessuno lo sa.
Per la verità si favoleggia anche sulla sorte di Zhou Yongkang, il responsabile della sicurezza interna a riposo, accusato di corruzione, il Plenum non ne ha fatto parola. Ma è a un altro Zhou, Zhou Xiaochuan, il Governatore della Banca centrale, che si dovrebbe guardare. L'uomo delle riforme finanziarie che la politica cerca costantemente di fermare. 

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