mercoledì 15 ottobre 2014

Per salire Landini c'è la fila: Ferrero (chi?) spera nell'imbarco in extremis



E se ci spera lui, figuriamoci i suoi cugini [SGA].

Pd, è lite sulla piazza anti-governo della Cgil

La Camusso boccia la manovra e conferma la manifestazione del 25. I vertici del partito: “Incoerente chi partecipa”

di Giovanna Casadio Repubblica 15.10.14

ROMA «Se quella del 25 è la manifestazione della Cgil contro il governo, i dem che partecipano sono quantomeno incoerenti». Dalla segreteria del Pd trapela un duro avvertimento. Ma la sinistra del partito sarà in piazza e la protesta contro l’abolizione dell’articolo 18 si intreccia con le critiche a una legge di stabilità definita dai più benevoli «per ora un oggetto misterioso» o dai più critici «iniqua di fatto». Susanna Camusso, la segretaria della Cgil, la boccia, giudicandola inadeguata al momento di emergenza: «È un mix di tagli e di riduzioni fiscali per alcuni, ci manterrà nello stato di recessione in cui vive il Paese». Perciò più che mai la Cgil chiama alla piazza contro le politiche del governo.
«Un problema, se alcuni dirigenti dem vanno in piazza contro le politiche del governo», ammette Filippo Taddei, il responsabile economia del Pd. Che poi contrattacca: «Camusso sbaglia, è una manovra espansiva e soprattutto di svolta, sposta l’attenzione sulla creazione di nuovi posti di lavoro». Le acque del Pd si agitano. La giornata di ieri inizia con un’assemblea dei deputati sul Def, in cui Stefano Fassina critica l’inadeguatezza della manovra, parla di «profonda iniquità»: «Dobbiamo cambiare rotta. E l’assemblea a Montecitorio è stata surreale: il governo non era in grado di indicare la dimensione lorda della manovra». Fassina sarà in piazza. Come Gianni Cuperlo. Come Pippo Civati. La sinistra dem però potrebbe preparare un proprio manifesto così da prendere qualche distanza dalla piattaforma anti governativa del sindacato. C’è anche chi congela lo scontro. Pierluigi Bersani, l’ex segretario, alla manifestazione probabilmente non andrà e sulla legge di stabilità avverte: «Aspetto di vedere esattamente cosa c’è dentro, poi darò un giudizio». Anche Cesare Damiano, il presidente della commissione lavoro della Camera, ex sindacalista Fiom, attende che le cose siano più chiare: «L’importante è che le anticipazioni non siano un inganno, ma la detassazione delle assunzioni è certamente un segnale positivo». Damiano non ha ancora deciso se andare o no in piazza. E Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, a sua volta prende tempo: «Mi esprimerò sulla legge di stabilità quando saprò cos’è, ad oggi non lo so. Le cose dette nelle ultime 48 ore penso le voglia il 100 per cento degli italiani. Non c’è nessuno che non voglia l’abbassamento delle tasse, la riduzione dell’Irap, l’aumento degli ammortizzatori sociali». Certo la musica cambia se si pensa ai tagli agli enti locali. La sinistra dem denuncia i rischi. Boccia chiede di rivedere la penalizzazione che rappresenta per i comuni il pareggio di bilancio nel 2015, mentre per lo Stato l’obiettivo è slittato al 2017. Civati ironizza: «Di quanto sarà la manovra? Renzi promette un paio di miliardi in più in ogni posto in cui va...». A sera riunione sulle modifiche al Jobs Act tra il capogruppo Roberto Speranza, Damiano, il sottosegretario Teresa Bellanova e Taddei. «Il Jobs act così come uscito dal Senato non avrà il mio sostegno », ripete Cuperlo. E domani i dem al Senato affrontano la questione sanzioni per i 3 che non hanno votato la fiducia sulla riforma del lavoro. Luigi Manconi ha scritto una lettera ai colleghi senatori: «No a misure disciplinari», però «non avrei menato tanto il dissenso in pubblico e sui media».


L’ultimo comunista Paolo Ferrero (Rc) “Firmerei per Landini, se lui volesse”

intervista di A. Cap. il Fatto 15.10.14

Sul luogo di lavoro si lavora. Quando stacco facciamo l’intervista”. Individuato il comunista Paolo Ferrero, come uno di quei virus isolati dall’Oms, aspettiamo che arrivi in strada. “Lavoro in Regione Piemonte, settore Agricoltura. Part time. Prendo metà stipendio ma ho metà settimana libera da concedere a Rifondazione”.
Ancora c’è Rifondazione comunista.
Vive e lotta insieme a noi. Abbiamo venticinquemila iscritti paganti (venti euro la tessera). Visti i tempi, non è male.
È un bellissimo risultato.
Questo tempo cattivo, una società colpevolizzata, che sbraita chiusa in casa ma poi aspetta il Messia, qualcuno che la salvi dalla dolce morte. Mi sa che Renzi li asfalta tutti, nel senso che ci manda in braghe. Aspettiamo di vedere la legnata che darà alla sanità. Perché i tagli alle Regioni faranno male.
Passerà Renzi?
Che sia una bolla mi pare certo. Non diagnostico una scomparsa repentina, ma se solo provassimo a far sentire che la sinistra esiste, c’è un popolo che ci aspetta.
Aspetta voi?
Aspetta che ci si muova, che si faccia qualcosa di decente.
Con Maurizio Landini.
Firmerei domani per Landini. Ma se lui dice che vuole impegnarsi nella Cgil dobbiamo credergli.
C’è Zingaretti. Si parla del presidente della Regione Lazio come raccoglitore delle forze disperse sotto il gas renziano.
Sarei interessato uguale. Anche se in tutta sincerità il problema per noi prima che il leader è la base: dare parole d’ordine, organizzare una resistenza. Sa che quando dico ai miei colleghi di lavoro di scioperare perché la paga non si aumenta da 5 anni, mi rispondono: “Ma ci prenderanno per privilegiati che non vogliono far nulla”. Sa che hanno imbarazzo a dire che sono dipendenti pubblici? Uno mi fa: “Io adesso a chi me lo chiede rispondo che sono impiegato”. Renzi ha avuto la capacità di mettere i figli contro i padri e di far apparire questi disgraziati come dei fannulloni.
Resistere con chi?
Dobbiamo dare una speranza alla nostra gente. Renzi gode di un consenso passivo, una sorta di accettazione muta. Ma vorrebbero un cambiamento forte.
Vorrebbero il comunismo?
Certamente vorrebbero che qualcuno gli indicasse uno straccio di proposta per uscire dalla crisi. Va bene scandalizzarci perché il barbiere di Montecitorio guadagna troppo, ma un rigo sugli ottanta miliardi di interessi che paghiamo ogni anno forse sarebbe opportuno. Prendere in considerazione l’ipotesi di pagare con titoli di Stato il debito, creando una doppia e legittima circolazione di titoli a livello nazionale, sarebbe una soluzione per iniziare a combattere questo strozzinaggio che ci porta alla fame.
Voi avete bisogno di un leader che vi aiuti a farvi rivedere in televisione.
Abbiamo prima bisogno di riconoscerci e rivederci insieme
E comunque un leader non c’è.
E comunque non c’è, per adesso. Ma dopo il 25 ottobre forse le cose cambieranno un po’.

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