venerdì 23 gennaio 2015

Torna la biografia di Pessoa scritta da Angel Crespo

Ángel Crespo: La vita plurale di Fernando Pessoa, Bietti, pp. 600, euro 26

Risvolto
Studioso di economia, giornalista e pubblicista, cultore di esoterismo e astrologia, fondatore di avanguardie e feroce avversario di democrazie e totalitarismi: questo e molto altro fu Fernando Pessoa, tra le voci più significative e profonde del Novecento portoghese ed europeo. Per decenni considerato dalla critica italiana come emarginato ed esclusivamente "postumo", questa biografia - presentata in una nuova edizione, corredata di ampie note integrative e apparati - dimostra finalmente come il poeta fosse ben inserito nella società del suo tempo, sino a diventarne uno degli interpreti più importanti. I successi e le delusioni, i misteri e gli amori: a emergere è una personalità attuale e inattuale, che seppe materializzarsi in tanti senza mai cessare di essere una e unica, moltiplicandosi per diventare "plurale come l'universo".

Un filo rosso nel labirinto dei tanti Pessoa  Torna in edizione aggiornata e am pliata la classica biografia di Crespo sullo scrittore portoghese: l’infanzia in Sudafrica, gli eteronim i, i libri preferiti alle donne, la M assoneria e la fatale acquavite23 gen 2015  Libero ALESSANDRO RIVALI
L’uomo «plurale come l’universo», ma morsicato dall’inquietudine. L’«uomo mai esistito» insieme al poeta che doveva riportare il Portogallo agli sfarzi letterari del passato, il grigio impiegato-traduttore in coppia con il sacerdote dell’occulto. Questo, e naturalmente molto di più, è il trailer biografico di Fernando Pessoa (Lisbona, 1888-1935), forse il più labirintico caso letterario del ’900.
Nell’ottantesimo anniversario della sua scomparsa, le edizioni Bietti ripropongono la suggestiva biografia scritta dal poeta spagnolo Ángel Crespo (1926-1995): La vita plurale di Fernando Pessoa ( pp. 600, euro 26). Opera meritoria, per due ragioni. È un testo ricchissimo, una vera biografia-mondo, che va in compagnia con la polifonica vita di Pound scritta da Carpenter (Rusconi), con quella “alcolica” di Paul Ferris su Dylan Thomas (Mattioli 1885), quella cruda su Carver di Carol Sklenicka (Nutrimenti) o al recente monumento letterario di D.T. Max su Foster Wallace ( Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi, Einaudi). In secondo luogo, perché qui abbiamo un libro dentro un altro libro. Il volume vide la luce a Barcellona nel 1988, per essere pubblicato poi da Pellicani nel 1997: adesso è ritradotto e aggiornato con un impressionante apparato di note di Brunello de Cusatis, il primo divulgatore dei testi di sociologia e teoria politica dello scrittore portoghese.
Pessoa ebbe un’infanzia serena, tra il Portogallo e il Sudafrica, ereditando la vena poetica dalla linea materna, «al contrario, dal sangue paterno discendevano una debole costituzione fisica e quella propensione allo squilibrio mentale contro cui avrebbe lottato per tutta la vita». Iniziò presto a nutrire una tendenza verso la «menzogna artistica» e l’oscuro. Così confidò al poeta Adolfo Casais Monteiro: «Sempre, fin da bambino, ho avuto la necessità d’incrementare il mondo con personalità fittizie, sogni miei costruiti in modo rigoroso, visti con chiarezza fotografica, compresi nelle loro anime». Queste le premesse. Poi iniziò il parto degli infiniti eteronimi. Accompagnati, o anticipati, da molto dolore: «Mi sento abbandonato come un naufrago in mezzo al mare. E, in fondo, cosa sono, se non un naufrago? La verità è che soffro. Un uomo può soffrire sia vestito di seta, sia dentro un sacco o un mantello di stracci». Scriveva così a 19 anni.
Il 1914 fu fatale anche per Pessoa: nacquero infatti tre dei principali eteronimi: Alberto Caeiro, Álvaro de Campos e Ricardo Reis. Caeiro, «di statura media sebbene fragile perché tubercolotico», doveva essere «il poeta primordiale della nuova poesia portoghese» dalle accensioni mistiche e in rottura con il saudosismo. Campos, invece, era «magro, con una certa tendenza a incurvarsi, bianco e moro, sul tipo dell’ebreo portoghese e portava il monocolo»: aveva una scrittura tumultuosa alla Whitman. Infine, Reis il «modernarizzatore della tradizione classica e monarchico fino al midollo», così presentato da Crespo: «Era l’antitesi di Campos, traboccante e privo di qualsiasi disciplina. Si Lo scrittore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) visto da Vasinca con Lisbona sullo sfondo. A sinistra, la copertina della biografia dedicatagli da Ángel Crespo potrebbe dire che fu il poeta che a Pessoa sarebbe piaciuto essere».
Gli eteronimi di Pessoa non rimanevano tranquilli nelle pagine dei manoscritti (27mila gli inediti del mitico baule...). Qualche volta esondavano pericolosamente. Esemplare l’intrusione di campo di Álvaro de Campos nella tormentata relazione di Pessoa con Ofélia, l’unica donna della sua vita. Nel gennaio del 1920 compone una poesia dolente: «L'intera, nera e fredda solitudine / Mi accompagna. // Per altri forse / Vi è qualcosa di caloroso, eguale, affine / Nel mondo reale. Il mio turno / mai arriva...».
E invece il turno arrivò. La 19enne Ofélia Queiroz si propose come dattilografa nella stessa ditta di Pessoa, la Félix. Galeotto fu un black out. Fernando lasciò un lume a petrolio sulla scrivania della ragazza e poi un biglietto all’ora di chiusura: «La prego di restare». Poi, mentre lei stava per indossare il cappotto, si dichiarò con la foga di Amleto: «Scandisco male i miei versi; mi manca l’arte per misurare i miei sospiri, ma ti amo all'estremo». Nella memoria della ragazza, la scena si concluse così: «Senza che io me l'aspettassi, mi afferrò per la vita, mi abbracciò e, non proferendo parola, mi baciò, mi baciò, appassionatamente, come fosse impazzito».
Fu amore, ma molto incerto: Pessoa non voleva istituzionalizzare il rapporto sentendosi soffocato dalla famiglia di lei. Si persero per ritrovarsi nove anni più tardi, senza più la passione di un tempo, ostacolata appunto dal personaggio di Campos, dall’identità sessuale ambigua. Ma forse Pessoa amava più i libri di una donna: «La mia vita ruota attorno alla mia opera letteraria… Il di più ha per me un interesse secondario». Tra i motivi della rottura, la preoccupazione di Ofélia per la consuetudine di Fernando con l’acquavite.
La ragazza vide giusto. Il 30 novembre 1935 il fegato di Pessoa fu stroncato dalla cirrosi. Per la vulgata, le ultime parole furono: «Datemi gli occhiali». Forse il celebre miope avrebbe finalmente visto chiaro. Il suo aldilà era stato molte cose. Questo il suo curriculum religioso: «Cristiano gnostico e pertanto interamente opposto a tutte le Chiese organizzate, e soprattutto alla Chiesa di Roma. Fedele… alla “Tradizione Segreta” del Cristianesimo, che ha relazioni intime con la “Tradizione Segreta” di Israele (la Santa Kabbalah) e con l’essenza occulta della Massoneria...».

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