mercoledì 4 febbraio 2015

Una morte parallela. Pci e Pcf dall'eurocomunismo alla crisi: uno studio

Alla ricerca della Terza via al Socialismo
Sembra un libro molto interessante [SGA].
Marco Di Maggio: Alla ricerca della terza via al socialismo, Esi
Risvolto
Questo libro analizza la storia dei partiti comunisti italiano e francese negli anni sessanta e settanta come caso specifico sia nel panorama del comunismo mondiale sia in quello della sinistra europea. Frutto del lavoro di uno studioso nato nel 1978, il volume parte dalla dimensione globale del fenomeno comunista, tiene conto dell’originalità del comunismo europeo-occidentale e cerca di ricostruire la storia dei due partiti a partire dalle relazioni, i reciproci condizionamenti, gli scambi, la circolazione di idee e di analisi, collocando tale ricostruzione all’interno dei rispettivi contesti nazionali. Quest’approccio croisé è reso possibile dalla disponibilità e dall’utilizzo delle fonti d’archivio, sia di quelle interne ai due partiti, che permettono di ricostruire il dibattito interno, sia di quelle dell’amministrazione e dei centri d’intelligence statunitensi, che invece consentono di inserire la vicenda del Pci e del Pcf all’interno dello scenario globale della distensione. L’autore analizza l’evoluzione delle strategie nazionali e internazionali e della cultura politica dei gruppi dirigenti del Pci e del Pcf nel periodo che va dal 1964, anno della scomparsa dei due segretari storici Palmiro Togliatti e Maurice Thorez, agli inizi degli anni ottanta, quando si consuma il fallimento della marcia di avvicinamento al governonazionale e del tentativo di affermare la diversità ed autonomia dal modello di socialismo sovietico. Gli anni sessanta e settanta sono stati spesso considerati come il momento di massima influenza dei partiti comunisti sulla cultura e sulla vita politica italiana e francese. Tuttavia, il dibattito interno restituisce un quadro più contraddittorio; l’analisi della proposta di governo, del rapporto con i mutamenti sociali e culturali e con le nuove forme del conflitto sociale, insieme con quella della politica estera, dove l’evoluzione del legame con l’Unione sovietica si intreccia con il ruolo che i due Pc tentano di svolgere nello scenario della distensione, mostra le difficoltà ad aggiornare la propria identità e cultura politica in uno scenario nazionale e internazionale in profondo mutamento. Con la crisi dell’egemonia sovietica sul movimento rivoluzionario mondiale cominciata nel 1956, la progressiva affermazione del primato delle libertà civili rispetto ai diritti sociali, la fine dell’Età dell’oro del capitalismo mondiale, sia il Pci che il Pcf incontrano sempre più difficoltà nel mettere a punto una proposta di trasformazione adatta alle società a capitalismo avanzato e a democrazia di massa.
Marco Di Maggio è dottore di ricerca in Storia contemporanea, collabora con il Dipartimento di Storia, culture religioni della «Sapienza» Università di Roma e con la Fondazione Istituto Gramsci. Dal 2013 Coordina il progetto di ricerca internazionale Histoires croisées des communismes en Europe Occidentale, promosso dalla Fondation Gabriel Péri (Francia) e al quale partecipano diverse istituzioni scientifiche pubbliche e private dei paesi dell’Unione Europea. Fra le sue pubblicazioni Les intellectuels et la sttratégie communiste. Une crise d’hégémonie (Parigi, 2013).

La genesi di una sconfitta storica Saggi. «Alla ricerca della terza via al socialismo» di Marco Di Maggio per Esi. I rapporti tra Pci e comunisti francesi. Dalle convergenze all’esclissi del progetto eurocomunista 
Alessandro Santagata, 4.2.2015
Nei primi anni Ses­santa, agli occhi del Pci, il comu­ni­smo fran­cese era come quel fra­tello con il quale non sem­pre si rie­sce a capirsi. Del par­tito d’oltralpe si apprez­za­vano il radi­ca­mento nella classe ope­raia, l’egemonia sui set­tori intel­let­tuali e lo sforzo per giun­gere al socia­li­smo nella cor­nice demo­cra­tica. A divi­dere era invece il rap­porto con la «madre-patria» sovie­tica. Dalle solu­zioni date dai due gruppi diri­genti alla que­stione del nesso nazionale-internazionale prende le mosse lo stu­dio di Marco Di Mag­gio (Alla ricerca della terza via al socia­li­smo, Edi­zioni scien­ti­fi­che ita­liane): un’histoire croi­sée del Pci e del Pcf che valo­rizza le inter­di­pen­denze, i reci­proci con­di­zio­na­menti e la cir­co­la­zione di idee e di analisi.
Per Di Mag­gio, infatti, la crisi del comu­ni­smo deve essere con­si­de­rata un feno­meno uni­ta­rio; una lenta ero­sione poli­tica e sim­bo­lica che ha acce­le­rato la deca­denza del socia­li­smo reale. Come emerge dalla rico­stru­zione, Ita­lia e Fran­cia sono stati nei Tren­tes glo­rieu­ses i labo­ra­tori di una revi­sione del mar­xi­smo. La classe ope­raia si stava scom­po­nendo, nella Quinta Repub­blica anche più rapi­da­mente che nell’Italia del centro-sinistra. Aggior­nare la pro­po­sta poli­tica signi­fi­cava costa­tare il fal­li­mento delle tesi sulla pro­le­ta­riz­za­zione dei ceti medi e ripen­sare di con­se­guenza il pro­blema della rap­pre­sen­tanza e della teo­ria mar­xi­sta. Le pagine dedi­cate allo sforzo di Althus­ser e Garaudy per aprire un con­fronto con la psi­coa­na­lisi laca­niana e con lo strut­tu­ra­li­smo sono tra le più sti­mo­lanti del libro.
L’obiettivo era ritro­vare il mar­xi­smo auten­tico. Il vin­colo esterno dell’Unione sovie­tica – soste­ne­vano gli «ita­liani» Ser­vin e Casa­nova del Pcf – andava allen­tato per supe­rare un certo dog­ma­ti­smo clas­si­sta. Su que­sto punto le tesi di Togliatti sul «poli­cen­tri­smo» erano un punto di rife­ri­mento per i diri­genti fran­cesi pole­mici verso la linea di Tho­rez e poi di Rochet.
In Ita­lia, dopo la morte del lea­der comu­ni­sta, si era aperto il con­fronto tra la sini­stra di Ingrao e la mag­gio­ranza vicina alle tesi di Amen­dola. Il risul­tato di que­sto con­fronto interno sarebbe stato, in entrambi i par­titi, la riaf­fer­ma­zione del cen­tra­li­smo demo­cra­tico. L’esplosione del ‘68 segnerà il momento dello scon­tro aperto con la «nuova sini­stra». Di Mag­gio si sof­ferma su que­sto pas­sag­gio e sot­to­li­nea come la con­te­sta­zione non abbia avuto i mede­simi effetti nei due paesi in esame. Se la prima metà degli anni Set­tanta ha visto la Fran­cia cre­scere sotto il solido governo dei gol­li­sti, in Ita­lia invece il con­flitto sociale e la crisi eco­no­mica indu­ce­vano il Pci a cer­care una sponda nella Dc. Siamo ormai nella sta­gione di quel «com­pro­messo sto­rico», lan­ciato da Ber­lin­guer nel 1973, che avrebbe por­tato ai governi di soli­da­rietà nazio­nale. Diverso era il per­corso intra­preso da Mar­chais, impe­gnato nel con­so­li­da­mento dell’Union de la Gau­che con i socia­li­sti. In poli­tica estera, dopo l’occupazione di Praga, con­dan­nata ini­zial­mente con fer­mezza e poi con alcuni passi indie­tro da parte del Pcf, i due par­titi comu­ni­sti erano attivi nell’elaborazione di una «terza via» al socia­li­smo che non pas­sasse più per Mosca (cen­trale la con­fe­renze di Bru­xel­les del 1974). Nel fal­li­mento di que­sto ten­ta­tivo di rifon­da­zione si può forse scor­gere l’ultima «occa­sione man­cata» per la sini­stra comu­ni­sta euro­pea. Nella seconda metà del decen­nio il fronte degli euro­co­mu­ni­sti entrava in crisi a causa delle ten­sioni tra ita­liani e fran­cesi, sem­pre più scet­tici sulla pro­spet­tiva di una comu­ni­smo euro­peo, e soprat­tutto in con­se­guenza del fal­li­mento dei rispet­tivi pro­getti nazionali.
La para­bola del comu­ni­smo euro­peo stava cur­vando rapi­da­mente verso il basso. La rico­stru­zione di Di Mag­gio si arre­sta al suc­cesso del Ps fran­cese alle ele­zioni del 1981 e il fal­li­mento della stra­te­gia dell’«alternativa demo­cra­tica» dopo l’assassinio di Moro. Negli anni Ottanta si sarebbe assi­stito in entrambi i paesi a un logo­ra­mento dell’elettorato comu­ni­sta legato tanto all’incapacità di rap­pre­sen­tare le nuove istanze sociali di una società ter­zia­riz­zata, quanto al declino sim­bo­lico del comu­ni­smo mon­diale. La Bolo­gnina, da un parte, e il declino del Pcf, dall’altra, saranno l’esito di una scon­fitta avve­nuta almeno dieci anni prima e matu­rata nell’incapacità dei gruppi diri­genti di ride­fi­nire le rispet­tive stra­te­gie nel con­te­sto sociale, poli­tico e internazionale.
Oggi que­sta histoire croi­sée può forse essere magi­stra, nei suoi errori e nei sui slanci, per una sini­stra alla ricerca di una dimen­sione euro­pea di cui si avverte l’urgente necessità.

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