giovedì 19 marzo 2015

Dagli heideggeriani inconsolabili lo guardi Iddio: cardano, rifilano, intrecciano, intessono ma mai che facciano uno straccio di autocritica

Come continuare a far passare Heidegger per un deficiente filosofico - dopo averlo fatto passare per un idiota politico per circa un cinquantennio, nazista a sua insaputa - pensando di rendergli un servizio.


Dunque, secondo l'intervento qui segnalato, "l’intera sua opera [di Heidegger] è una sterminata elaborazione del pre-concetto antisemita".

Bisogna dedurne che per decenni gli heideggeriani hanno devotamente ripetuto il pensiero di un coglione, perché solo un coglione può essere veramente convinto che la storia vada avanti sulla base del complotto di un popolo.
Se le cose stanno come Baldino dice - se cioè è proprio l'antisemitismo il problema della filosofia di Heidegger (e non l'atteggiamento verso la modernità, rispetto al quale l'antisemitismo è solo una conseguenze) -, beh... fessi di tale risma se ne trovano a bizzeffe.

E però, si dice subito dopo: "anche così [questa opera] ha un’importanza decisiva".

E perché mai a questo punto sarebbe così importante? 

Perché ci aiuta a capire che la critica della modernità comporta dei rischi?
Ma no! Perché "Nell’ermeneutica hedeggeriana il preconcetto non va eliminato, va cardato, rifilato, intrecciato, intessuto, fino a far trasparire l’essenzialità di un concetto".

Ah, adesso ci siamo, certo [SGA].


L’heideggerismo dopo il naufragio
di Marco Baldino

16 marzo 2015


Noialtri “heideggeriani” corriamo un serio rischio: accogliere senza batter ciglio l’originiaria insopprimibilità del circolo (l’essere ogni atteggiamento di pensiero già sempre compromesso con il mondo) e, allo stesso tempo, e in modo surrettizio, suggerire come questa stessa “compromissione”, proprio nel caso Heidegger, sarebbe inessenziale. Solo per lui varrebbe una speciale immunità scientifica, solo per lui i vincoli insuperabili posti dalla sua stessa dottrina non avrebbero valore. Se Heidegger ha mai avuto ragione, bisogna invece dire che l’intera sua opera è una sterminata elaborazione del pre-concetto antisemita [1] — e anche così ha un’importanza decisiva. Nell’ermeneutica hedeggeriana il preconcetto non va eliminato, va cardato, rifilato, intrecciato, intessuto, fino a far trasparire l’essenzialità di un concetto.

Il senso di questa affermazione è il seguente...


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